Diamanti sintetici

Diamanti sintetici: qual è il trucco?

È da parecchio tempo che noto il dilagare di un’abitudine preoccupante.

Le recenti elezioni europee lo hanno dimostrato: si vince per demeriti dell’avversario, denigrandolo, non per meriti propri.

Questo fenomeno ormai è presente in ogni settore sociale. Pensavo fosse un aspetto passeggero dovuto al momento (ormai piuttosto lungo) non proprio felice e prospero.

In realtà è qualcosa di più sottile e che convive con noi già da molti decenni. È una strategia di marketing volta a farci credere che l’altro prodotto (o l’avversario) sia brutto e cattivo, che ci “meritiamo” tutto, che possiamo e dobbiamo avere tutto.

Ma “tutto” cosa? In questo caso un magnifico diamante sintetico, uguale al naturale, anzi migliore perché creato in laboratorio con elevatissimi standard qualitativi, etici, ecologici e pure conveniente.

È vero, sto ironizzando, ma il fatto è reale e può diventare pericoloso.

Diamanti sintetici

Ecco dove si producono i diamanti sintetici

Il pericolo comunque non è di acquistare diamanti sintetici al posto dei naturali, per evitarlo basta rivolgersi a venditori seri che forniranno sempre un certificato.

Il pericolo è credere che acquistando i sintetici si risparmi, si faccia un affare e magari si difenda pure l’ambiente.

Chi acquista diamanti sintetici come investimento butta via i soldi.

Chi compra un gioiello con diamanti sintetici pensando che sarà rivendibile butta via i soldi.

Perché? Provate a chiedervi perché una persona decide di acquistare un diamante sintetico:

  • Per risparmiare: giusto ma non vero. I sintetici non sono certo regalati, è come comprare la foto di un quadro famoso pagandola il 30 – 40% in meno dell’originale. Vi sembra ancora un affare? Il prezzo dei diamanti sintetici è in costante calo e calerà ancora. Grazie al progresso tecnologico e alla produzione di massa il prezzo calerà fino a che ci sarà ancora un minimo utile da arraffare.
  • Per motivi etici: giusto, ma non proprio sincero. Il mercato dei diamanti naturali ha finalmente fatto passi da gigante sul fronte etico, cosa che non si può certo dire per molti altri settori i cui prodotti acquistiamo allegramente. Acquistare diamanti sintetici al posto dei naturali stronca una primaria fonte di reddito proprio per quei paesi che invece pensiamo di aiutare.
  • Per salvare l’ambiente: si instilla l’idea che le miniere di diamanti distruggano l’ambiente mentre i diamanti sintetici lo salvano. Peccato che la produzione dei sintetici emetta il 320% in più CO2 nell’atmosfera rispetto all’estrazione dei diamanti naturali. Le risorse necessarie per produrre i sintetici provengono da miniere molto più impattanti sull’ambiente. Dettaglio non trascurabile: la produzione di massa dei sintetici è in Cina.
  • Nessuno si accorgerà che è un sintetico: e qui casca il proverbiale asino! Questa strategia di marketing ha successo perché molti di noi desiderano apparire per quello che non sono e il mercato è pronto a venderci questa illusione.

E allora perché si sente parlare sempre più spesso dei diamanti sintetici?

Rispondere è semplice ma scomodo: perché il venditore ci guadagna molto di più. Dal 50% al 100% in più.

In realtà si approfitta della reputazione del diamante naturale, raro e limitato, per vendere un oggetto apparentemente identico ma per nulla raro, producibile in qualunque quantità desiderata e dal valore in costante calo.

L’avidità priva di lungimiranza prova a sostituire il simbolo per eccellenza dell’impegno, del valore e dell’unicità di relazione sentimentale con un patetico oggetto prodotto in massa che non è etico, non salva l’ambiente e non vale nulla.

Nel caso pensiate che queste siano solo fosche (e false) previsioni dettate dalla paura di perdere il mio mercato principale vi invito a pensare che quanto descritto è già successo.

Il secolo scorso alcuni geniali e lungimiranti imprenditori hanno usato le stesse argomentazioni per attaccare il mercato di rubini, smeraldi e zaffiri creando i primi sintetici.

Risultato? Quei sintetici adesso ornano le maschere di carnevale, i gioielli degli ovetti Kinder e la calcolatrice che un venditore di sintetici mi ha regalato molti anni fa a Hong Kong.

Paolo Genta