Diamanti sintetici e microonde

Diamanti sintetici dal microonde

Ci risiamo: i diamanti sintetici provano a conquistare il mercato passando per il forno di casa!

Un’azienda francese, la Diam Concept, ha iniziato a produrre diamanti sintetici tramite un sistema a microonde partendo da metano e idrogeno.

Anche loro puntano sui soliti luoghi comuni: etica, ecologia, convenienza economica.

Non ho nulla contro i diamanti sintetici a patto che siano venduti per quello che sono: prodotti industriali di larghissimo consumo senza alcun valore intrinseco oltre al costo industriale.

 

 Dov’è l’inganno

 

A fine maggio vi avevo svelato quale fosse il trucco dietro il presunto boom dei diamanti sintetici, adesso, grazie anche a questa nuova tecnologia, il bidone si ripropone.

La cosa triste è che queste pietre sintetiche pur essendo vitali per la nostra civiltà sono note solo come sostitute dei diamanti naturali.

Semiconduttori, fisica delle alte energie e abrasivi sono solo alcuni dei campi dove regnano sovrane. In gioielleria non sono mai state usate per il semplice motivo che esistono altre pietre, più economiche, alternative al diamante.

Però ci vengono sempre più spesso proposti come alternativa etica ed ecologia ai diamanti naturali. Perché? Semplice: perché vendere un prodotto industriale a 4000 $/ct invece che a 600$/ct. (suo attuale costo all’ingrosso ed in costante calo) è una tentazione irresistibile.

 

Eccolo

 

Se i diamanti sintetici fossero un’alternativa sana ai diamanti naturali il focus del marketing non sarebbe “Sono identici ai naturali” oppure “Sono indistinguibili dai naturali”.

Punterebbe invece sulle caratteristiche originali di queste pietre, sulle loro caratteristiche autentiche, non sul fatto di essere copie perfette.

Quello che in realtà si prova a vendere non è un’alternativa etica ma il solito cliché: apparire quello che non si è ingannando gli altri. Magari dando anche qualche giustificazione morale per invogliare ulteriormente il cliente.

Anche se l’ho già scritto nel precedente articolo non esistono altri modi per dirlo: non sono ecologici, infatti “sporcano” 4 volte di più dei diamanti naturali. Non sono etici, perché per produrli si usano materiali che hanno una filiera molto più immorale oggi di quanto lo sia mai stata quella dei diamanti. E non sono convenienti perché pagare il 40% in meno un oggetto che vale il 90% in meno dell’originale proprio un affare non è.

 

Dimenticavo: non li rivenderete mai

 

Un ultimo suggerimento: il microonde va bene per scaldare un piatto se proprio non si ha voglia di cucinare. Se credete che un diamante sia l’oggetto giusto per celebrare qualcosa di molto vero ed importante per voi allora sceglietene uno naturale, i momenti preziosi non si celebrano con una copia.

Alla prossima,

Paolo Genta

 

Design e magia

Eddie Sakamoto, collana in platino con acquamarina e diamanti

A mio parere il vero design deve partire dal cuore del gioiello, dalla gemma, per poi svilupparsi in ogni sua parte e creare così la magia che ci aspettiamo.

Ecco perché dedico tanta attenzione alla scelta delle pietre. Cerco gemme che mi diano un’emozione, per il colore o per il taglio, che mi suggeriscano la montatura perfetta per loro.

Mark Gronlund, acquamarina, ct. 116.65

Molte delle cose cha amo del mio lavoro le ho imparate in viaggio. Il design non fa eccezione.

Alla fiera di Tucson, tra le tante esposizioni, una ha segnato indelebilmente il mio amore per le pietre: l’American Gem Trade Association, AGTA per gli amici.

Nata a Tucson, all’inizio degli anni ’80 dall’idea visionaria di tre colleghi, è rapidamente diventata l’appuntamento più atteso di tutta la fiera e lo standard di riferimento per prezzi e qualità delle gemme colorate.

Nel 2002 L’AGTA introdusse la prima competizione di design, lo “Spectrum Awards”, per premiare i migliori nei diversi settori della gioielleria. Ne cito solo alcuni tra i molti: pietre tagliate, gioielli da sera, da giorno, per le spose, in platino, tagli scultura, innovazione.

John Dyer, topazio imperiale, ct. 21.96

John Dyer – Mozambique Sunset – Morganite ct. 175.37

John Ford, Lightning Ridge collection, opale nero, ct. 6.90

Immaginate che immensa opportunità è stata per me poter vedere la collezione di questa associazione ed ammirare gemme davvero perfette.

Ecco come ho scoperto i tagli particolari che vi propongo da anni. Tutti hanno in comune un aspetto: sono tecnicamente perfetti, la maniacale precisione del taglio ha creato gemme dalla luce unica, senza ombre o difetti. Molte di queste opere d’arte sembrano addirittura vive tanto risplendono.

Questa nuova attenzione per il design nel taglio delle pietre ha avuto un’altra ricaduta positiva: la stessa precisione applicata ai tagli classici ha prodotto gemme con una marcia in più.

Allen Kleiman, Tsavorite, ct. 16,65

Sulla qualità non si può e non si deve transigere. Solo così un monile diventa un gioiello. Oltre al valore intrinseco del metallo e delle pietre si acquista anche il design, l’abilità dell’orafo e del tagliatore, l’esperienza di chi vi procura la pietra. Questi sono gli ingredienti per una magia.

Nel prossimo articolo vi parlerò di un nuovo accordo che mi permetterà offrire un servizio professionale anche sul mercato dell’oro. Se volete avere notizie in anteprima iscrivetevi alla newsletter!

 

Alla prossima,

 

Paolo Genta

 

Diamanti sintetici

Diamanti sintetici: qual è il trucco?

È da parecchio tempo che noto il dilagare di un’abitudine preoccupante.

Le recenti elezioni europee lo hanno dimostrato: si vince per demeriti dell’avversario, denigrandolo, non per meriti propri.

Questo fenomeno ormai è presente in ogni settore sociale. Pensavo fosse un aspetto passeggero dovuto al momento (ormai piuttosto lungo) non proprio felice e prospero.

In realtà è qualcosa di più sottile e che convive con noi già da molti decenni. È una strategia di marketing volta a farci credere che l’altro prodotto (o l’avversario) sia brutto e cattivo, che ci “meritiamo” tutto, che possiamo e dobbiamo avere tutto.

Ma “tutto” cosa? In questo caso un magnifico diamante sintetico, uguale al naturale, anzi migliore perché creato in laboratorio con elevatissimi standard qualitativi, etici, ecologici e pure conveniente.

È vero, sto ironizzando, ma il fatto è reale e può diventare pericoloso.

Diamanti sintetici

Ecco dove si producono i diamanti sintetici

Il pericolo comunque non è di acquistare diamanti sintetici al posto dei naturali, per evitarlo basta rivolgersi a venditori seri che forniranno sempre un certificato.

Il pericolo è credere che acquistando i sintetici si risparmi, si faccia un affare e magari si difenda pure l’ambiente.

 

Chi acquista diamanti sintetici come investimento butta via i soldi.

Chi compra un gioiello con diamanti sintetici pensando che sarà rivendibile butta via i soldi.

 

Perché? Provate a chiedervi perché una persona decide di acquistare un diamante sintetico:

  • Per risparmiare: giusto ma non vero. I sintetici non sono certo regalati, è come comprare la foto di un quadro famoso pagandola il 30 – 40% in meno dell’originale. Vi sembra ancora un affare? Il prezzo dei diamanti sintetici è in costante calo e calerà ancora. Grazie al progresso tecnologico e alla produzione di massa il prezzo calerà fino a che ci sarà ancora un minimo utile da arraffare.
  • Per motivi etici: giusto, ma non proprio sincero. Il mercato dei diamanti naturali ha finalmente fatto passi da gigante sul fronte etico, cosa che non si può certo dire per molti altri settori i cui prodotti acquistiamo allegramente. Acquistare diamanti sintetici al posto dei naturali stronca una primaria fonte di reddito proprio per quei paesi che invece pensiamo di aiutare.
  • Per salvare l’ambiente: si instilla l’idea che le miniere di diamanti distruggano l’ambiente mentre i diamanti sintetici lo salvano. Peccato che la produzione dei sintetici emetta il 320% in più CO2 nell’atmosfera rispetto all’estrazione dei diamanti naturali. Le risorse necessarie per produrre i sintetici provengono da miniere molto più impattanti sull’ambiente. Dettaglio non trascurabile: la produzione di massa dei sintetici è in Cina.
  • Nessuno si accorgerà che è un sintetico: e qui casca il proverbiale asino! Questa strategia di marketing ha successo perché molti di noi desiderano apparire per quello che non sono e il mercato è pronto a venderci questa illusione.

 

E allora perché si sente parlare sempre più spesso dei diamanti sintetici?

 

Rispondere è semplice ma scomodo: perché il venditore ci guadagna molto di più. Dal 50% al 100% in più.

In realtà si approfitta della reputazione del diamante naturale, raro e limitato, per vendere un oggetto apparentemente identico ma per nulla raro, producibile in qualunque quantità desiderata e dal valore in costante calo.

L’avidità priva di lungimiranza prova a sostituire il simbolo per eccellenza dell’impegno, del valore e dell’unicità di una relazione sentimentale con un patetico oggetto prodotto in massa che non è etico, non salva l’ambiente e non vale nulla.

Nel caso pensiate che queste siano solo fosche (e false) previsioni dettate dalla paura di perdere il mio mercato principale vi invito a pensare che quanto descritto è già successo.

Il secolo scorso alcuni geniali e lungimiranti imprenditori hanno usato le stesse argomentazioni per attaccare il mercato di rubini, smeraldi e zaffiri creando i primi sintetici.

Risultato? Quei sintetici adesso ornano le maschere di carnevale, i gioielli degli ovetti Kinder e la calcolatrice che un venditore di sintetici mi ha regalato molti anni fa a Hong Kong.

Paolo Genta

Spinello rosso arancio

La sorpresa dello spinello

Uno spinello come gemma? Si possono fare molti giochi di parole su quanto sia stupefacente questa pietra. Non bastano tuttavia per descriverne la bellezza e la luce.

Una parte importante del mio lavoro è farvi conoscere nuove gemme prima che diventino “troppo” famose e quindi costose.

Per anni è stata sottovalutata a causa dei suoi “parenti” famosi. Si trova, infatti, nelle stesse miniere dalle quali si estraggono rubini e zaffiri e questo ha portato a clamorosi errori di identificazione.

Il più noto “errore” fa bella mostra di sé sulla corona imperiale britannica, proprio sopra lo splendido diamante Cullinan II di 317,4 carati. È il famoso Black Prince’s Ruby (rubino del principe nero), una magnifica gemma di 170 carati che in realtà è uno spinello rosso!

Black Prince's Ruby

Il suo nome deriva dal greco e significa scintilla. E gli spinelli più belli scintillano davvero, senza temere confronti con gemme ben più famose.

 

Spinello: un mondo di colori

 

Spinello blu Spinello verde Spinello rosa arancio

Lo spinello più famoso è quello rosso ma ne esistono di magnifici anche in blu, azzurro, grigio, rosa, verde e addirittura in nero.

Tutti gli spinelli hanno in comune l’ossido di magnesio e alluminio ma sono i dettagli a fare la magia! Pochissimo cromo crea il rosso o il rosa, il ferro dona per l’arancione e il violetto mentre il cobalto ci regala il blu intenso.

 

Dimensioni, qualità e prezzi

 

Le miniere principali sono in Birmania, Sri Lanka, Tanzania e Tajikistan. Le pietre di grandi dimensioni sono rare, la dimensione media è inferiore ai 2 ct., qualcosa in più per le gemme scavate in Tanzania. Trovare pietre più grandi, per esempio uno spinello birmano di 10 ct., è purtroppo un sogno quasi impossibile.

Spinello Mogok

Nonostante ciò i prezzi non sono proibitivi: uno spinello può essere vostro con meno di 300 €. Le gemme più belle oscillano tra i 600 e i 1800 €/ct, in funzione della qualità. Solo le gemme uniche da collezione possono arrivare ai 4/6.000 €/ct.

Un tempo gemma apprezzata principalmente dai collezionisti oggi trova sempre più spazio nella gioielleria moderna grazie alla sua bellezza e luminosità.

Molti sono i modi per rendere unico un gioiello, uno è scegliere per primi una pietra preziosa e unica come lo spinello.

 

Paolo Genta

Granato spessartina

Spessartina: il fascino dell’arancione

La Spessartina, nota anche come “Mandarin Garnet” è una splendida gemma, calda e luminosa, che negli ultimi vent’anni ha fatto innamorare i collezionisti.

 

Origini e mito

 

Scoperta a metà ‘800, la Spessartina deve il suo nome a luogo del ritrovamento nella regione di Spessart in Baviera. Appartiene alla famiglia dei granati, come la Tsavorite ed il Demantoide. Fin dall’antichità i granati sono stati usati come simboli di luce, fede e verità.

Granato Spessartina

Nella mitologia Norrena indicano la strada per il Valhalla mentre per l’Islam illuminano il Quarto Paradiso. I cavalieri crociati la portavano incastonata nelle armature come simbolo del sacrificio di Cristo.

 

 Fonte del colore

 

Granato Spessartina

Un granato diventa una Spessartina quando contiene manganese ed è proprio questo elemento a donarle il suo colore distintivo. Può cambiare la tonalità o la saturazione ma una Spessartina potrà essere sempre e solo arancione.

Le tonalità possono variare dall’arancione al rosso arancio ma la tonalità più pregiata e ambita è il classico arancione ricco e luminoso.

Granato Spessartina

Esistono giacimenti in Asia, Africa e Usa. I più consistenti sono in Namibia e Nigeria. Purtroppo le miniere nigeriane sono quasi esaurite e questo ha scatenato una vera gara all’accaparramento per le pietre rimaste.

 

Dimensioni, qualità e prezzi

 

Avere una Spessartina non è un sogno per pochi. Grazie alle miniere nigeriane questo magnifico granato non è solo più una pietra da collezione ma è una protagonista del mondo della gioielleria.

Anello con Granato Spessartina

Esistono gemme di ogni dimensione e qualità, anche oltre i 100 ct. Il consiglio di puntare su pietre di qualità è sempre valido. Questa pietra preziosa presente normalmente delle inclusioni, alcune anche molto belle, tuttavia le pietre “pure” sono le più appetibili.

Granato Spessartina

Il prezzo è sempre in funzione della qualità. Normalmente oscilla tra i 100 – 200 €/ct. per le pietre entro i 2 ct. fino a 1000 – 1500 €/ct. per gemme oltre i 5 ct.

La più bella e pura Spessartina che ho potuto ammirare era una gemma da 10 ct. che è stata venduta a Tucson per 25.000 $. Un vero pezzo da collezione.

L’ultima bella sorpresa è che non esistono sintetici per questa gemma e neppure trattamenti per aumentarne la bellezza. Chi la compra è sicuro di avere un “originale” come la natura lo ha creato e bello come il tagliatore lo ha saputo valorizzare.

 

Paolo Genta

Demantoide

Granato Demantoide: “Il” verde ipnotico

Il Demantoide è un’altra magnifica gemma verde della famiglia dei granati.

 

Origini

 

Scoperto a metà ‘800 negli Urali da Nils Gustaf Nordenskjöld (lo stesso scopritore dell’Alessandrite) è diventato famoso per l’eccezionale luminosità, addirittura superiore a quella del diamante. Il suo nome infatti, che deriva dall’antica lingua germanica, significa “come il diamante”.

Scambiata prima per una varietà di smeraldo, poi per un peridoto, ha fatto bella mostra di sé nei gioielli del periodo Vittoriano. Grazie a Peter Carl Fabergé la fama del demantoide è diventata mondiale, tanto da convincere il capo gemmologo di Tiffany, George Frederick Kunz, a recarsi in Russia per acquistare tutte le pietre disponibili.

Granato Demantoide

 

Colori del Demantoide

 

Insieme al granato Tsavorite il Demantoide rappresenta uno dei verdi più pregiati nella vasta famiglia dei granati. Pur avendo tutti la stessa struttura cristallina i diversi contenuti di altri minerali rendono i granati uno dei gruppi più variopinti nel mondo delle gemme.

Come per gli smeraldi sono il cromo ed il ferro a determinare il colore del Demantoide. Il primo è responsabile del verde mentre il secondo della sua componente gialla.

Il risultato è una gemma favolosa, la qualità più pregiata è verde smeraldo, luminoso e intenso.

Granato Demantoide

Ha la rara caratteristica di disperdere i colori della luce addirittura meglio del diamante. Questa proprietà è visibile nelle pietre più chiare mentre in quelle dai colori più intensi il verde copre tutti gli altri colori.

Diamanti e demantoide

 

Miniere e… Prezzi

 

Attualmente il Demantoide proviene anche da Namibia, Madagascar, Mozambico, Italia e Iran ma lo standard di mercato è ancora rappresentato dai demantoidi russi.

Le  pietre sono mediamente piccole, sotto il carato. Quelle oltre i 2 carati sono considerate rare ed oltre i 5 carati si tratta di pezzi unici a livello mondiale.

Diverse gemme presentano un’inclusione tipica detta a “coda di cavallo” che ne accresce il fascino. La potete ammirare nell’immagine in evidenza.

I prezzi partono da poche centinaia di euro al carato ad oltre diecimila per le pietre più rare. Queste gemme sono state l’oggetto del desiderio di moltissimi collezionisti. Negli ultimi decenni sono entrati anche nelle collezioni dei più famosi gioiellieri di tutto il mondo.

Con tutte queste qualità il granato demantoide può entrare a pieno diritto tra le pietre più belle e tra i migliori investimenti nel settore dei gioielli.

Paolo Genta

Padparadscha 28.04 Christies's 11_2017

Zaffiro Padparadscha: la gemma del fiore di loto

Una gemma antica il cui nome, Padparadscha, deriva dal sanscrito e significa “colore del fiore di loto”. È una varietà di corindone dal colore complesso: una magica unione di rosso, giallo e bianco che rendono questa pietra rara e ambita.

 

Qual è il “vero”colore del Padparadscha?

 

Gli esperti stanno dibattendo da 1.500 anni su quale sia il colore perfetto (si parla di “arancione rosato”).  Nei secoli ci si è avvicinati a ciò che quest’immagine rappresenta benissimo.

In natura non esiste un solo standard, il fascino di una gemma risiede proprio nella sua unicità.

Sul mercato si trovano Padparadscha con colori differenti ma tutti hanno il calore di un tramonto sfumato dalla delicatezza del rosa del fiore di loto.

I colori del Padparadscha

Attualmente tutti i corindoni con sfumatura rosa e colori tra il giallo-arancio e il rosso-arancio sono considerati Padparadscha.

I primi provenivano da Ceylon, l’attuale Sri Lanka. In seguito altri fortunati giacimenti sono stati scoperti in Madagascar, in Vietnam nel distretto Quy Chau e in Tanzania nella regione Tunduru.

Padparadscha ct. 20.84 Christies's 2005

Alcuni collezionisti ritengono che il titolo di Padpardscha dovrebbe appartenere solo ai corindoni originari dello Sri Lanka ma è più un vezzo da puristi che una regola di mercato.

 

Quanto costa una gemma così rara?

 

Moltissime pietre sono trattate termicamente per enfatizzarne la bellezza e non sempre questo processo è identificabile.

Questa difficoltà rende ancora più preziose quelle certificate come completamente naturali. I prezzi partono da 1000 $/ct e le quotazioni delle gemme più rare superano i 50.000 $/ct.

Padparadscha - Ph. Tino Hammid

Questo anello monta un Padpardscha da 30 ct. ed è considerato, al momento, il miglior esempio del colore perfetto. Posso solo immaginare la fatica che il fotografo ha dovuto fare per riprodurlo in un’immagine.

 

Quale Padparadscha scegliere?

 

Il mercato di oggi richiede definizioni sempre più dettagliate e precise.

Ma siamo sicuri che questo sia nell’interesse del consumatore?

Nessun laboratorio al mondo ha mai rifiutato la catalogazione di “zaffiro” per un corindone con colori tra il blu tenue e il blu quasi nero. Non importa il tono, la saturazione o l’uniformità del colore. Perché allora cercare di limitare ad un solo colore una gemma che per natura ne ha di meravigliosi?

Lasciatevi conquistare dalla bellezza della varietà e scegliete quello che vi colpisce di più.

Con il precedente articolo ho iniziato un viaggio nel colore per farvi scoprire pietre affascinanti e diverse dal diamante. Toccheremo tutti i continenti, scopriremo colori incredibili e nuove opportunità. Viaggiate con me?

Paolo Genta

Per scrivere questo articolo ho attinto a diverse fonti, tutte molto autorevoli, e ho rivissuto i primi anni della mia attività, quando divoravo i testi di gemmologia tanta era la curiosità. Le cito in ordine di apparizione:

  • Christie’s Images Ltd per l’immagine di copertina ed il primo anello
  • Tino Hammid per la foto del secondo anello
  • iStockphoto.com per l’immagine del fiore di loto e Richard W. Hughes per lo splendido tramonto su Bagan, in Myanmar
  • Richard Hughes, autore di Ruby & Sapphire e di molti interessanti articoli sulle gemme e sulle parole usate per definirle.
Tormalina Paraiba

Tormalina Paraiba: Electric dream!

Ammirare una tormalina Paraiba vuol dire lasciarsi sedurre dalla sua luce, perdersi nei suoi colori unici ed innamorarsi perdutamente.

Scoperta da Heitor Dimas Barbosa nel 1989, nello stato brasiliano di Paraiba, questa rara e splendida varietà di tormalina ha debuttato alla fiera di Tucson nel febbraio del 1990.

Le sue quotazioni sono passate da 250 $/ct. a 2.500 $/ct. in sole 6 ore. Oggi gli esemplari più belli possono superare i 100.000 $/ct.

 

Volete sapere quanto è rara una tormalina Paraiba?

 

10.000 volte più di un diamante. Ogni 2 kg. di diamanti trasformati in gioielli solamente 1 ct. di tormalina Paraiba diventa una gemma.

Anello con tormalina Paraiba e diamanti

Grazie al contenuto di rame e manganese questa pietra meravigliosa risplende di colori “elettrici” profondamente saturi, dal blu all’azzurro, dal turchese fino al verde.

Dal 2000 nuovi giacimenti in Nigeria e in Mozambico producono pietre chimicamente identiche ai giacimenti brasiliani. L’unica differenza è nelle dimensioni. Le pietre sudamericane raramente superano i 2 ct mentre le gemme africane spesso pesano più di 5 ct ed alcune gemme uniche superano anche i 50 ct.

La seconda tormalina Paraiba più grande del mondo

Una magnifica pietra da ct. 62.12

Salma Hayek ha sfoggiato ai Golden Globe Awards un paio di orecchini con due favolose gocce di tormalina Paraiba: ecco quanto sono desiderate oggi queste pietre.

 

Esistono anche colori più rari

 

Grazie al contenuto di rame alcune gemme sono giallo pallido o blu purpureo, mentre il manganese oltre al verde produce anche gemme rosse.

Le tonalità poco definite, come il rosato o il verdastro, si eliminano con un trattamento termico che lascia inalterato l’azzurro.

Tormaline Paraiba

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello economico. Esistono pietre di prezzo abbordabile che possono diventare gioielli unici. Riuscire invece ad acquistare un’esemplare più grande è sicuramente un ottimo investimento a lungo termine.

I giacimenti brasiliani sono quasi esauriti e le pietre di elevata purezza sono rare, la forte domanda continua a far crescere le quotazioni e presto vedremo queste gemme meravigliose superare molti diamanti nelle aste internazionali.

Ma qual è il segreto del successo di questi colori? Vi do un indizio…

Che sia l’azzurro di un mare tropicale o il verde di un bosco irlandese una tormalina Paraiba ci colpisce evocando i ricordi dei colori più belli che la natura ci dona.

Paolo Genta

Diamante rosa Winston Pink Legacy

Sfida tra titani per il diamante rosa più costoso

A metà novembre Harry Winston, il famoso gioielliere di New York ha stabilito un nuovo primato.

Partecipando all’asta di Christie’s a Ginevra si è aggiudicato il famoso “Pink Legacy”: un favoloso diamante rosa, tagliato a smeraldo, di quasi 19 ct. per la “modesta” somma di $ 50.400.000.

Diamante rosa Winston Pink Legacy

Questo è il nuovo record mondiale di prezzo per queste gemme rare e meravigliose.

Da diversi anni si assiste ad un trend crescente sia nella domanda che nei prezzi dei diamanti colorati, in particolare per quelli rosa.

L’interesse per questi beni non è limitato allo status symbol che ne deriva dal possesso ma li vede come opportunità di investimento.

Il colosso minerario russo Alrosa ha recentemente scoperto un diamante rosa da 27.85 ct. che, grazie alla sua eccezionale purezza, sarà venduto per forse $ 14.000.000.

Diamante rosa ALrosa

Si può solo immaginare quale magnifica pietra nascerà dal taglio di questo grezzo e nessuno si azzarda ad ipotizzarne il prezzo!

Queste pietre sono lontane anni luce dalle mie possibilità ma da professionista devo accettare quello che il mercato mi insegna.

 

La qualità paga, sempre.

 

Quando ci si avvicina a questo mondo il costo diventa relativo ed il budget da investire lo decide il cliente.

Il mio compito invece è fornirgli le pietre migliori per le sue esigenze. Solo così si minimizzano i rischi e si fanno buoni investimenti.

Anche una pietra da poche centinaia di euro deve essere la migliore possibile, non necessariamente la più grande ma la più bella.

Paolo Genta