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Sparito

A volte spariscono!

Questo splendido diamante rosa da 13.15 ct, con una purezza elevatissima (Vvs1) e, a mio parere, il miglior colore possibile (Fancy Vivid Pink) è sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte dell’asta di Christie’s a New York il prossimo 6 dicembre.

Anche se la sparizione è stata volontaria e non in seguito ad un furto, ha comunque sorpreso tutti gli addetti ai lavori, specialmente perché la celebre casa d’aste non ha fornito alcuna spiegazione.

Non è il primo pezzo da sogno sparito negli anni dalle aste, solitamente in seguito a trattative private.

Dopo qualche anno solitamente rispuntano in celebri collezioni.

Questa volta potrebbe essere lo stesso copione ma, siccome il dubbio crea la notizia e la notizia diventa pubblicità, alcuni si chiedono se invece il ritiro non sia legato al timore di un invenduto.

Tre settimane fa, a Ginevra, il Fortune Pink (taglio a goccia, ct. 18.18, Fancy Vivid Pink), stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari ha fruttato al venditore per poco meno di 29 milioni.

Subito dopo un diamante blu di 5.53 ct, della celeberrima collezione De Beers Exceptional Blue, è rimasto invenduto.

Quindi il mistero sulla “sparizione” permane.

Qualche lungimirante e facoltoso cliente avrà fatto il colpaccio o, dopo una lunga e frenetica corsa, finalmente il mercato ha deciso di prendersi una sana e necessaria pausa?

Volete sapere quale è stato il diamante rosa più costoso fino a oggi? Leggete qui e lo scoprirete!

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Argyle tender 2007 - Investire al Top!

Investire in diamanti è un affare complicato?

Investire in diamanti è un argomento che si ripropone ogni volta che i mercati sono in subbuglio e, puntualmente, si riaccende la discussione tra favorevoli e contrari.

Inutile dire che io sono tra i favorevoli e non solo perché li vendo!

Sono favorevole soprattutto perché negli anni ho visto i risultati che hanno portato grazie a una corretta gestione.

Tuttavia è giusto analizzare anche le motivazioni dei detrattori.

Se non si ascoltano i dubbi dei potenziali clienti difficilmente si guadagna la loro fiducia.

Inoltre si può sempre imparare e scoprire eventuali punti deboli nelle proprie convinzioni.

La situazione oggi

che sia difficile è evidente: siamo sotto il fuoco incrociato di:

  • rincari folli
  • inflazione in crescita
  • mercati ballerini
  • crollo delle criptovalute
  • guerra
  • pandemia

Questo ha ravvivato (anche se sarebbe meglio dire scatenato) l’interesse per l’investimento in diamanti.

Investire in diamanti

I diamanti bianchi sono sempre ricercati ma, come previsto tempo fa, sono i diamanti colorati, detti Fancy, a fare la parte del leone.

La chiusura della miniera di Argyle, nel novembre del 2020 ha provocato una contrazione dell’offerta di queste splendide gemme superiore al 90% mentre la domanda sta continuando a salire.

Dubbi o opportunità?

I detrattori sostengono che un diamante, non essendo un bene fungibile, vale quanto l’acquirente pagherà il giorno della vendita. Il sottinteso è che sarà l’acquirente a determinare il prezzo in base all’urgenza di realizzo del venditore.

Questa critica è assolutamente giusta e fondata ma non è un punto debole dei soli diamanti: non conosco un solo bene che sfugga a questa regola.

Se devo vendere allora anche in borsa accetto il primo prezzo del book, che mi convenga o meno. Stesso discorso vale per oro, case, quadri, auto, orologi.

Quando ci si avventura sui mercati si imparano molto velocemente due regole: mai inseguire il mercato e mai manifestare la propria posizione di debolezza.

Altra freccia all’arco dei contrari è il risultato delle famose aste di Christie’s e Sotheby’s nelle quali a volte le gemme vengono vendute per milioni oltre la loro stima massima altre sotto la valutazione minima o addirittura restano invendute.

Tengo nota dei risultati di queste aste da moltissimi anni proprio per capire e scegliere per voi la tipologia di pietre che un domani vi potrà regalare soddisfazioni e non problemi.

Quindi le aste sono per me una grande fonte di informazione su cosa il mercato chiede, non certo un casinò dove il risultato è casuale.

Investire con nuove strategie

La cosa che mi sfugge è perché gli stessi detrattori, spesso professionisti affermati della finanza, diventano entusiasti sostenitori dei diamanti quando sono loro a proporli tramite uno strumento finanziario.

Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le “cordate” per l’acquisto di diamanti.

Una azienda di Dubai sta costituendo il suo quinto fondo specializzato in diamanti e gemme preziose (Buy-in minimo: 1.000.000 $) con capitale previsto di 100 milioni di dollari e sede a Curacao, nelle Antille Olandesi.

Un’altra cerca di “standardizzare” il bene diamante comprando solo pietre identiche che vengono proposte a 5000 $ l’una sigillate in un una moneta di plastica.

Infine c’è chi ha venduto un magnifico diamante rosa dividendolo in 2000 quote da 200 $ l’una.

Sembra quindi che se i diamanti da investimento transitano per uno strumento finanziario (o spacciato per tale) i problemi magicamente spariscano.

Le mie considerazioni

A mio parere, escludendo dallo studio le truffe palesi, questi metodi funzionano ma sono cari:

  • Cari in acquisto perché i prezzi di carico sono spesso significativamente più elevati di quelli di mercato. Da qui la convenienza per l’intermediario.
  • Cari in vendita perché al realizzo la commissione per la struttura è spesso molto rilevante. Altro vantaggio per l’intermediario.
  • Cari sul fronte del rischio che resta esattamente uguale ad un acquisto tradizionale dello stesso bene. Terzo vantaggio per l’intermediario: il rischio resta a carico del cliente.

Mi chiedo quindi quale sia il reale vantaggio di transitare da queste forme di acquisto per investire in diamanti.

L’unica ragione sensata è il maggior potere contrattuale che si ottiene con cifre più consistenti unendo più richieste: questa è una metodologia che accetto da anni, il vantaggio per il cliente è il maggiore sconto, il mio è un maggior volume di vendita.

La differenza basilare è che consegno sempre le gemme agli acquirenti, quindi a fronte del bonifico effettuato il cliente riceve fisicamente il bene acquistato, questo per sua tutela e indipendenza per le scelte future.

Molti considerano un problema la custodia dei diamanti una volta acquistati considerando elevati i costi per la custodia in banca e per l’assicurazione.

In realtà sono solo una frazione trascurabile rispetto al surplus di costo e alle commissioni di queste soluzioni innovative.

In conclusione

La mia impressione è che, come hanno fatto tragicamente alcune banche anni addietro, tutti sanno che i diamanti sono un ottimo investimento ma in realtà l’interesse primario è lucrare extra profitti anziché curare le esigenze del cliente.

A mio parere i diamanti, particolarmente i fancy, sono un’ottima opportunità di investimento ma a patto di investire direttamente su di essi e non su uno strumento finanziario che, pur rappresentandoli, serve solo per sottrarre all’investitore parte della performance.

Se volete maggiori informazioni sul mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

Accorciare la filiera: “dalla miniera al dito”

La filiera, di qualunque bene, è da molti anni al centro dell’attenzione di tutti gli operatori.

Alcuni la vogliono accorciare, altri la tracciano, tutti vogliono controllarla.

Nel vasto mondo delle gemme la filiera è importante per la capire la qualità e valutare i prezzi.

Spesso basta il nome di una regione per evocare gemme magnifiche, come è successo per le tormaline Paraiba, i rubini Burma o la Tsavorite.

Il diamante

È l’unica gemma che fa eccezione. Per lui è in corso una battaglia senza esclusione di colpi per controllarne la filiera.

Nulla di nuovo a ben vedere, tranne il fatto che periodicamente l’idea di accorciare la filiera dei diamanti viene riproposta… Ovviamente sempre nell’interesse esclusivo del consumatore finale!

Tempo fa avevo scritto sulla tracciabilità e sul percorso dalla “miniera al dito” di queste bellissime gemme.

Da allora quasi tutti hanno provato a vendere, come un vantaggio per il cliente, la storia della pietra ma tutti hanno fallito.

L’ idea

Hanno fallito perché, in realtà, si trattava solo di modi per aumentare il prezzo delle gemme.

Solo la storia sull’origine naturale dei diamanti ha funzionato: perché serve davvero ai clienti per distinguere i diamanti naturali dai sintetici.

Questa volta ci provano Lucara, gigante canadese dell’estrazione di diamanti molto attivo in Botswana e HB, taglieria di Anversa con l’ambizione di snellire la catena di approvvigionamento in nome di trasparenza, sostenibilità ed etica.

In realtà, in base alle notizie filtrate finora, si tratterebbe di un accordo commerciale tra il governo del Botswana, noto produttore di diamanti di grandi dimensioni e ottima qualità, la compagnia mineraria, che possiede diverse miniere in quella regione e la taglieria per scegliere le pietre migliori e indirizzarle verso il gigante francese del lusso LVMH.

La sostanza

Come questo sia nell’interesse del consumatore finale, dell’ambiente o dell’etica mi sfugge.

Mi sembra un’operazione commerciale, lecita, ma finalizzata a ottenere maggiori profitti grazie all’esclusività dei marchi LVMH.

Lo scopo finale è sottrarre il lucroso mercato dei diamanti di grosse dimensioni agli attuali operatori.

In sostanza questo, come tutti i precedenti accordi, mirano a spostare la ripartizione del profitto a monte.

Purtroppo il consumatore finale al meglio continuerà a pagare gli stessi prezzi, più spesso invece li vedrà crescere per i presunti servizi aggiuntivi.

I vantaggi

L’unico vantaggio, giusto e apprezzabile, sarà per il Botswana che potrà vendere meglio i suoi diamanti con positive ricadute su tutta la popolazione.

Per chi vorrà comprare un diamante “normale” non credo che cambierà molto.

I fortunati che guardano solo le pietre di grandi dimensioni invece dovranno valutare la soddisfazione di acquistare un diamante eccezionale in una location esclusiva magari sorseggiando champagne rispetto al prezzo pagato.

Personalmente sorrido perché da decenni le pietre più esclusive si scambiano in questo modo.

Non conosco un solo professionista del settore che non offra generosi servizi accessori agli acquirenti di pietre particolari.

Vedremo se questa volta ci saranno novità interessanti o se sarà il solito tentativo di scalare il mercato dietro la bandiera dell’etica e dell’ecolgia.

Se volete capire meglio i dettagli del mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

perfezione

Le nuove frontiere della perfezione

La perfezione è forse la chimera più classica della nostra società. Cercata e ambita, in realtà sconosciuta, viene rincorsa con un impiego di energie a volte incomprensibile.

Senza cadere nella filosofia dobbiamo fermarci e pensare a cosa sia davvero la perfezione.

Anche nelle pietre preziose la perfezione assoluta è relativa.

Relativa ai gusti del cliente (e qui già ci si potrebbe fermare), relativa al costo che si è disposti a pagare per averla, relativa ai confronti disponibili.

Ma se diventa un indice per valutare e scegliere allora assume un nuovo significato.

La pietra perfetta

Nel mio settore una pietra è perfetta quando rispetta un insieme di parametri che ne esaltino la bellezza per quanto natura, tecnica e portafoglio permettano.

Spesso è semplicemente impossibile avere una gemma perfetta da un determinato minerale perché sarebbe impossibile indossarla: magari brilla benissimo ma, per farlo è spessa 2 centimetri.

Altre il costo economico per la perfezione è tale da rendere invendibile la pietra: una fluorite, meravigliosa per colore e purezza per essere lucidata a specchio veniva passata infinite volte su una tavoletta di legno e il costo della manodopera diventava stratosferico.

La perfezione tuttavia ci affascina e non siamo disposti a rinunciarvi.

Ecco perché è giusto trovare un equilibrio che ci permetta di ottenere il massimo senza doverci sciroppare ricerche interminabili.

Ogni minerale, per diventare una gemma, deve rispettate alcuni parametri. Anche i diamanti non fanno eccezione.

La perfezione nei diamanti

In molti conoscono le “4C”, Color, Cut, Clarity, Carat (Colore, Taglio inteso come forma, Purezza e Peso), che vengono usate per valutare i diamanti, ma sono solo l’inizio!

Come ben sanno i miei clienti (lo confesso, sono piuttosto insistente su questo) occorre valutare la fluorescenza della pietra e altri 3 parametri qualitativi: taglio, finitura e simmetria.

La fluorescenza è una caratteristica comune a moltissime pietre, nel diamante meno ce n’è meglio è.

Gli altri tre parametri possono essere Excellent, Very Good, Good, Fair, and Poor (Eccellente, molto buono, buono, discreto e scarso). Quando tutti e tre sono al massimo si ottiene l’ambita 3x” o “Triple Excellent”.

Il fatto è che i tagliatori sono anche dei virtuosi e amano eccellere quindi sul mercato si trovano, relativamente, sempre più pietre “3x” e questo pare le renda meno esclusive!

Un’azienda di New York ha introdotto un certificato dove la perfezione richiede addirittura 8 excellent.

Ha diviso i parametri in tre categorie: Fisica (finitura, simmetria esterna, proporzioni), Resa luminosa (brillantezza, fuoco, scintillio) e Ottica (simmetria ottica, “Hearts & Arrow”).

Sono sicuramente parametri importanti che, nel loro massimo grado, descrivono una gemma stupenda ma ne vale la pena?

La mia opinione

Dipenderà dal surplus di prezzo che sarà richiesto per questo certificato.

Ogni volta che scelgo una gemma per voi valuto moltissime caratteristiche, fa parte del mio servizio.

Trovare tutte queste informazioni in un certificato potrebbe essere utile ma forse è molto più di quanto un cliente si aspetti e gradisca.

Non sono così sicuro che, mentre acquistate un’auto, abbiate voglia di sorbirvi un corso di ingegneria meccanica!

L’auto deve piacervi, essere affidabile e, possibilmente, non costare una fucilata. Il resto lo date giustamente per scontato e forse vi piace anche farvelo dire dal venditore.

Quante volte avete guardato le schede tecniche nel manuale d’uso?

Lo stesso vale per una gemma: deve piacervi, deve essere autentica e rientrare nel vostro budget. Tutto il resto, certamente molto importante, rientra tra le informazioni che un venditore professionista saprà darvi.

Ovviamente se lo vorrete ma comunque le avrà già selezionate per offrirvi il meglio.

Non dimentichiamoci poi che molte gemme sono meravigliose proprio per i difetti” che le rendono uniche.

Anche perché la perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Tanzanite

Tanzanite, il colore del sogno

Finalmente riesco a mantenere la promessa e tornare a scrivere di gemme, colore, passione ed emozioni.

Lo faccio grazie alla tanzanite, una gemma meravigliosa, scoperta nel 1967 in Tanzania da Ndugu Jumanne Ngoma che solo nel 1984 riuscì a farsi riconoscere la paternità della scoperta prima attribuita a Manuel D’Souza.

La tanzanite è una gemma meravigliosa, con una caratteristica ottica particolare che la rende ancora più rara. Il suo colore cambia in base all’angolo di osservazione.

Tecnicamente si chiama pleocroismo e, visto che i colori visibili sono tre (blu, viola, rosso), la tanzanite è tricroica.

In realtà i colori principali sono il blu e il viola, il terzo colore può essere anche rosa, grigio o giallo in base ai diversi contenuti di elementi secondari. È pratica comune il trattamento termico di questa gemma per eliminare questo terzo colore.

Tanzanite grezza

È un trattamento lecito perché non influenza i colori principali, elimina solo quello secondari.

Le origini della Tanzanite

Fu la Maison Tiffany a coniare il nome anche perché la sua definizione gemmologica, zoisite, in inglese suona molto simile a “suicidio”. Davvero poco appetibile per una gemma!

Non fu facile identificare questo minerale, nel luglio del ’67 un articolo di giornale citava “Tanzanite: qualcosa di nuovo dall’Africa… Ma nessuno sapeva cosa fosse!”.

Prima fu scambiata per un peridoto e poi per una dumortierite. Entrambe classificazioni errate.

Fu un geologo del governo, Ian McCloud, a identificarla come zoisite come poi confermato da due università, Harvard e Heidelberg.

Esiste un unico giacimento sulla terra che ci dona queste meraviglie: un fazzoletto di terra al confine tra Tanzania e Kenya.

La zoisite è presente anche in altre aree, dall’africa alla Norvegia, ma i colori sono diversi e poco appetibili.

Questa varietà unica è diventata famosa grazie al suo blu che, quando la pietra è tagliata correttamente, è più intenso e luminoso di quello dello zaffiro!

Tanzanite marquise

La fama

Spesso il grezzo era spedito in India per la lavorazione ma nel 2003 il governo della Tanzaniane ha vietato l’esportazione per stimolarne la valorizzazione sul proprio territorio.

Negli anni ci sono stati ritrovamenti, rari ed eccezionali, di cristalli del peso di qualche kilogrammo ma, in media, le gemme sono notevolmente più piccole.

Questa splendida gemma è protagonista a livello mondiale non solo come sostituta dello zaffiro ma per le sue caratteristiche uniche. In lingua Swahili è nata la parola “Skaiblu”, dall’inglese “sky blue” proprio per definire il suo colore migliore.

La fama ha portato purtroppo conseguenze meno piacevoli per i clienti: essendo una pietra rara e molto richiesta sempre più spesso si trovano in vendita tanzanti dal colore pallido o violaceo, spacciate come varietà rare della massima qualità.

Tanzanite chiara

La gemma che ammirate in questa foto è splendida, tagliata molto bene ma… Semplicemente non è del colore più pregiato e quindi non può costare come una gemma blu intenso.

Anche sul tipo di blu esistono i tranelli: in commercio si trovano sempre più tanzaniti blu-porpora e meno blu-viola.

La ragione è semplice, tagliare una gemma che sia blu con riflessi viola costringe il tagliatore a sacrificare una grossa quantità del cristallo di partenza mentre accontentandosi della sfumatura porpora si ottengono pietre più grosse.

Sinceramente le trovo tutte belle e mi affascina la varietà di colori che la natura offre ma, da professionista, devo dirvi che il colore più pregiato, raro e ambito, per il quale è giusto pagare un prezzo superiore è solo il blu con minimi riflessi viola.

Incidentalmente la tanzanite è anche la pietra del mese di dicembre quindi sarebbe perfetta per un regalo di Natale!

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Alla prossima,

Paolo Genta

Scelte consapevoli

Scelte consapevoli

Le scelte possono essere difficili, la recriminazione è sempre in agguato, se poi le vogliamo anche consapevoli si apre il dilemma sulle conseguenze.

Le mie scelte

Il 3 settembre a Torino è scoppiato un incendio in un palazzo del centro. Quando ho visto le prime immagini mi è corso un brivido gelido lungo la schiena: l’edificio in questione era quello dove, 22 anni or sono, avevo aperto Coronado, la mia azienda.

Per prima cosa ho pensato alle persone che ancora conosco e che continuano a vivere e lavorare lì poi il brivido è diventato un immenso sollievo quando ho pensato alla scelta fatta, molti anni fa, di vendere la splendida sede per trasferirmi in Lungo Po.

Mi è costato vendere quell’immobile, lo avevo scelto con cura, ristrutturato integralmente per renderlo un ambiente accogliente, sicuro ed elegante dove incontrare i clienti, in altre parole me ne ero innamorato.

Purtroppo tra difficoltà di parcheggio per i clienti, zone a traffico limitato in espansione e imminente crisi immobiliare decisi di vendere e di ridimensionare la mia sede per limitare i costi.

Dopo l’incendio mi sono trovato a pensare di aver appena evitato un proiettile: cosa sarebbe successo se fossi rimasto in quell’edificio?

Dopo la crisi finanziaria del 2008, la conseguente crisi economica e la pandemia trovarsi bloccati, magari per mesi, prima del Natale poteva essere letale.

Quando cercavo la nuova sede avevo trovato uno stabile molto interessante ai piedi della collina di Torino, in piena ristrutturazione, perfetto per le mie esigenze.

Durante la trattativa il venditore ha commesso, a mio parere, il peggior errore possibile con un potenziale acquirente.

Serafico e un po’ supponente aveva affermato che il prezzo era quello, tanto lui lo avrebbe potuto vendere quando voleva.

Per un insieme di indizi e anche per questo commento sopra le righe, scelsi di rinunciare.

Ogni mattina passo davanti a quell’edificio, fermo da un decennio allo stesso punto dei lavori, disabitato e usato come magazzino edile dal venditore dell’epoca.

Rimpianti? No, grazie!

Cosa sarebbe successo se lo avessi acquistato e oggi mi trovassi con un ufficio in un cantiere perenne e disabitato?

Molte volte ho ripensato a queste scelte, senza mai rimpiangerle. Non che non avessi dubbi o che fossero scelte semplici ma avevo deciso al meglio delle mie capacità in base a tutte le informazioni che avevo raccolto.

Trovare tutte le informazioni rilevanti, decidere secondo logica e con attenzione non garantisce l’assenza di recriminazioni future ma aiuta molto!

Aiutare a scegliere

A volte i clienti sono in dubbio tra due o tre gemme e mi chiedono un parere. Dopo aver descritto pregi e difetti di ognuna la mia domanda finale è sempre la stessa: “Quale pietra l’ha colpita di più appena vista?”.

In questo caso è l’istinto a dover lavorare quindi se lo si lascia libero di solito si fa la scelta giusta.

Mi sono trovato anche sul fronte opposto, a dover “frenare” l’entusiasmo del cliente per un acquisto di diamanti.

Per quanto meravigliosi, preziosi e magici si parlava di un investimento e non di un regalo emozionale. Obbiettivi diversi esigono parametri di scelta diversi.

Nel mio lavoro la consulenza ha una grandissima rilevanza.

Anche se rischio di annoiare il cliente (e quindi di perderlo) per me è importantissimo capire esattamente i suoi obbiettivi, lo trovo addirittura più importante della vendita in se.

Spendo quindi molto del mio tempo per aiutare il cliente a fare la scelta migliore per ottenere cosa desidera.

Non posso garantire che il regalo sarà gradito o l’investimento un successo ma di certo, aiutandolo a effettuare scelte consapevoli, sposto molto l’ago della bilancia verso il successo.

Non ho un libro magico con tutte le soluzioni pronte e, per natura, diffido da chi si presenta come la miracolosa soluzione a tutti i miei problemi.

Credo invece nel dialogo, nel confronto e nella professionalità, valori spesso più preziosi delle gemme che vendo.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Transizione

Transizione – Atto III

La transizione, oltre a essere l’argomento caldo del momento, è anche la più grande incognita per il futuro.

Può essere ecologica, digitale o sociale ma avrà comunque un forte impatto sulle basi stesse del commercio, anche nel mio settore.

È inutile nascondersi dietro un dito: la transizione, per quanto necessaria, ha dei costi che nessuno vorrebbe pagare.

Non vogliono pagarli gli stati perché sanno benissimo che la regolamentazione delle responsabilità spesso scoraggia lo sviluppo, aumenta i costi produttivi e non genera profitti.

Le imprese non vogliono ulteriori costi perché sanno quanto sarà difficile recuperarli e temono la concorrenza sleale.

I clienti, anche se favorevoli a prodotti socialmente e ecologicamente sostenibili, spesso non sono disposti a pagarne il maggior costo.

Transizione ecologica e responsabilità sociale

La transizione ecologica, a mio parere, è solo un aspetto della più complessa e ampia “responsabilità sociale”.

Tutto si giocherà sulla definizione di “buon prodotto”.

Un imprenditore attento ai clienti cerca sempre di offrire un buon prodotto ad un prezzo competitivo ma queste nuove esigenze cambieranno proprio il significato dell’aggettivo “buon”, ridefinendo il prodotto.

Aumentare la qualità di un prodotto significa aumentarne il costo e quindi il prezzo.

Alcuni clienti, per ottenere prodotti più sostenibili, accetteranno l’aumento, altri no.

Ecco perché nell’industria dei gioielli e particolarmente nell’estrazione dei diamanti la transizione passerà prima di tutto dalla razionalizzazione produttiva.

Si programma una minore offerta che sarà focalizzata sui clienti che accetteranno il prezzo più alto.

Alla fine i consumatori otterranno il livello di responsabilità sociale che saranno disposti a pagare.

Il commercio può certamente guidare la domanda verso prodotti migliori ma la decisione finale sarà sempre e solo dei consumatori.

Rispettare le regole o barare?

La transizione sarà molto complessa perché di fianco alle aziende che svilupperanno i buoni prodotti ce ne saranno altre che preferiranno i “cattiviprodotti, per lucrare sui minori costi.

Questo, alterando la concorrenza, creerà un effetto domino e spingerà altre aziende lontano dalla strada più virtuosa.

Il mondo dei gioielli sta lentamente costruendo catene di approvvigionamento “buone” e certificate che partano dalla miniera per arrivare al consumatore finale.

L’obbiettivo è riuscire a comunicare correttamente al cliente quali e quanti sono stati i miglioramenti del prodotto per essere così ripagati per aver seguito la strada virtuosa.

Premiare il buon comportamento

Questa è la base per un valore aggiunto socialmente responsabile.

È giusto poter dire al cliente che la pietra che desidera è stata scavata rispettando le leggi, che la taglieria dove è diventata una gemma non sfrutta i lavoratori, che il gioiello sul quale è montata è stato creato veramente da un artigiano italiano e non fatto in serie all’estero.

Tutti questi passaggi pur essendo giusti e doverosi hanno un costo. Se il cliente non accetterà di pagarlo l’azienda non potrà fare altro che abbandonare questa politica.

Transizione digitale

Nel mio settore, dal lato della produzione, è una realtà consolidata, ma è giusto estenderla anche alla vendita al consumatore finale?

Io non vendo solo un oggetto, fornisco anche le competenze necessarie per fugare i vostri dubbi.

Tramite un canale digitale posso incuriosirvi, spingervi all’acquisto ma sarà sempre il contatto diretto a fare la differenza per conquistare la vostra fiducia.

Questo perché sono una piccola realtà commerciale e, pur curando brand e marketing, mi concentro sulla sostanza del servizio ai clienti.

Per lo stesso motivo non vendo tramite Amazon: non ho la forza commerciale per negoziare commissioni che non siano un capestro (se siete curiosi qui le trovate tutte).

Il fatto che molti, dopo aver comprato sul web oggetti preziosi, si rivolgano a me e ad altri colleghi, per essere rassicurati sull’acquisto indica che in certi settori la transizione digitale non è un vantaggio per i clienti ma solo per alcuni venditori.

La transizione sarà buona o cattiva?

Come sempre non esiste una risposta univoca. Di sicuro sarà un’opportunità. Le aziende dovranno effettuarla, cercando di ottimizzare i costi senza scaricarli integralmente sui consumatori.

Per contro i consumatori dovranno scegliere se premiare le aziende virtuose o continuare a scegliere il prezzo più basso.

Un anno fa ho scritto un articolo sulla guerra degli sconti che, a mio parere, è valido anche per questa fase di mercato.

Nel prossimo articolo vi parlerò di quella che, secondo me, sarà la nuova normalità con i suoi pro e gli immancabili contro.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Ripartenza

Ripartenza – Atto II

Ripartenza: tutti la cercano ma pochi sanno come attuarla mentre qualcuno invece l’ha già ottenuta.

Dopo avervi parlato di inflazione mantengo la promessa e vi parlo di cosa succede nel mio mondo lavorativo, quello della gioielleria e dei diamanti.

Non mi interessa la polemica sterile ma desidero imparare da chi ha fatto meglio di me, quindi vediamo chi è ripartito e come ha fatto.

Nel mercato dei preziosi non si parla di ripartenza solo per perorare il proprio punto di vista ma si è affrontata la sfida già nei mesi passati per sopravvivere oggi e crescere domani.

Il settore è ben lontano dal poter dire di essere ripartito ma molti protagonisti internazionali hanno fatto passi importanti per rimuovere il maggior numero possibile di ostacoli dalla strada della ripartenza.

La ripartenza delle nazioni

Cina e Usa: nel bene o nel male hanno fatto le loro scelte sociali e oggi stanno guidando la corsa al diamante e ai gioielli di qualità.

La fine delle restrizioni ha provocato alcuni effetti a cascata.

Tra chi finalmente ha potuto sposarsi, chi ha deciso di “recuperare” i regali mancati durante le chiusure e chi vuole celebrare il ritorno a una maggiore normalità, si registra ovunque un forte aumento della domanda.

Anche se sono popolazioni profondamente diverse, la loro parte più benestante ha lo stesso interesse per i preziosi: marginalmente è interessata alla celebrazione del lusso, sostanzialmente investe strategicamente in beni rari.

Oltre all’aumento della domanda ci sono due colli di bottiglia molto importanti che contribuiscono al rialzo delle quotazioni.

Il primo è l’India che tagliando oltre il 90% dei diamanti ed essendo tuttora alle prese con i lockdown presenta un quadro difficile da prevedere sia per la domanda di grezzo sia per l’offerta di pietre tagliate. Ve ne parlavo già lo scorso aprile in questo articolo.

La ripartenza delle aziende

DeBeers: Il grezzo ha registrato aumenti di prezzo del 10%, sempre a causa dell’eccesso di domanda. Nel primo semestre 2021 ha registrato utili per 267 milioni di dollari a fronte di una perdita da 214 nel primo semestre 2020. Anche il fatturato è raddoppiato, passando da 1.22 a 2.9 miliardi di dollari, sempre sullo stesso periodo.

La seconda strozzatura è il GIA, il maggior certificatore mondiale di diamanti, che già da un anno ha cambiato la sua politica di certificazione non sigillando più le gemme.

Al momento ha un ritardo superiore alle quattro settimane, solo in parte dovuto ai laboratori in India che, ovviamente, seguono la stessa sorte delle industrie.

Il resto deriva dall’incremento di domanda di pietre certificate da Cina e Usa.

Per darvi un’idea concreta della ripartenza si devono guardare i numeri. Le certificazioni sono cresciute del 31% rispetto al 2020 e del 37% rispetto al 2019.

I diamanti inviati alla certificazione (e in attesa) sono il 71% in più rispetto al 2019. Ecco perché GIA si sta organizzando per essere operativo 24 ore al giorno e 7 giorni alla settimana.

Anche i produttori mondiali si sono mossi, alcuni hanno addirittura riaperto stabilmente delle miniere in zone così inospitali da far dubitare della loro convenienza economica.

La forte domanda e, soprattutto, la convinzione che non sia transitoria, li ha convinti a fare questi importanti investimenti.

Il gigante russo Alrosa, leader mondiale in campo minerario, sta comprando diamanti (anziché venderli!) da Gokhran, il deposito statale russo di gemme e metalli preziosi.

Lo fa per tamponare la carenza di forniture ma ha già dichiarato che non riuscirà comunque a saturare la domanda.

Il mercato

La sintesi della situazione appare evidente: molti stanno celebrando lo scampato pericolo, ciascuno secondo i criteri della propria società, e insieme hanno generato un boom di richieste.

Altri hanno fiutato l’opportunità di guadagno, rafforzando ulteriormente la domanda.

Le aziende si sono mosse per soddisfarla, innescando un circolo virtuoso per i lavoratori e per tutti i partecipanti al mercato.

Il prossimo articolo sarà dedicato alla transizione, altro tema caldo anche per il settore dei preziosi. Parlerà di razionalizzazione produttiva, “Green diamonds” e delle conseguenze dei ritardi GIA.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Sicurezza

Alla ricerca della sicurezza perduta

Sicurezza e “fly to quality”. Negli ultimi tre mesi ho notato nei mercati la crescita esponenziale di questo connubio già in atto da lungo tempo.

Questa espressione anglosassone, tipicamente usata sui mercati finanziari, indica la migrazione degli operatori dagli investimenti più a rischio verso quelli percepiti come più sicuri.

Anche il mio settore non fa eccezioni e se inseriamo nell’equazione la pianificazione strategica degli investimenti ecco che la situazione appare più chiara.

La mattina di Natale c’è stato un altro aumento del listino Rapaport che si aggiunge a quelli di giugno, luglio, agosto e settembre.

Molte pietre hanno recuperato e superato i valori pre Covid. Per adesso si tratta solo di una parte del listino ma la tendenza è chiara.

La ricerca di qualità è ancora più evidente sul mercato dei diamanti colorati che continua il suo trend inarrestabile.

Sicurezza

Se volete verificare quanto sia inarrestabile leggete il mio precedente articolo.

Il fly to quality ha sempre funzionato. Chi ci ha puntato in passato oggi ha una marcia in più.

La prova sono le pietre molto particolari che stanno comparendo sul mercato.

Sono le gemme che gli operatori avevano messo da parte negli anni passati perché particolarmente appetibili e belle.

Questi diamanti, rimasti nelle casseforti per anni, hanno visto crescere molto il loro valore e oggi sono il tesoro al quale attingere non solo per superare la crisi ma anche per finanziare quei progetti che serviranno per uscirne più forti di prima.

La novità interessante sono i prezzi. Grazie all’ampio margine accumulato si è scelto di vendere queste gemme a prezzi particolarmente interessanti per concludere rapidamente le transazioni.

Queste pietre tuttavia non restano a lungo sul mercato solo per il prezzo conveniente ma soprattutto perché la domanda di gemme di qualità è in aumento.

Molti, preoccupati per il futuro, scelgono la sicurezza dei diamanti bianchi e colorati per proteggere il loro patrimonio a lungo termine.

Non è un fenomeno nuovo, generazioni di persone ad un certo punto della loro vita hanno pensato di mettere da parte qualcosa che nel futuro potesse diventare un tesoro per i figli o una garanzia di serenità per loro.

I mercati mi stanno dicendo che adesso è il momento per cogliere questa opportunità.

Chi vuole coglierla insieme a me?

Alla prossima,

Paolo Genta

Gli effetti della pandemia alla prova dei fatti.

La pandemia ci sta mettendo alla prova su molti fronti. Nell’immediato la salute è certamente il più importante ma quello economico è l’aspetto al quale siamo più sensibili, soprattutto nel medio e lungo periodo.

I punti di vista pessimistici abbondano quindi non mi sembra il caso di cercarne di nuovi, anche perché cercandoli ci sfuggono le soluzioni.

Il passato

Nel settore del lusso i diamanti e alcuni gioielli hanno sempre rivestito una duplice funzione: oltre ad appagare il senso estetico proteggono il capitale investito (se volete approfondire quest’ultimo aspetto leggete qui).

A fine marzo avevo scritto su diamanti e oro, suggerendoli come possibili soluzioni per i vostri investimenti in tempo di pandemia. Ho rimandando a fine aprile l’articolo sul terremoto del 20 marzo sulle quotazioni per valutarne gli effetti reali nel mercato.

oro da investimento

È vero che in tempo di crisi si deve essere tempestivi nelle scelte ma, a mio parere, prendersi il tempo per valutare le reali conseguenze delle mille ipotesi che sentiamo è altrettanto importante.

Tra le ipotesi, come nell’articolo di giugno, sugli effetti dei miliardi stanziati, e le analisi, con l’articolo di agosto sugli sconti sui diamanti, siamo arrivati al temuto autunno.

Il futuro

Adesso abbiamo l’opportunità di giocare di anticipo dando uno sguardo al futuro.

A ottobre Sotheby’s ci offrirà una prova molto importante sulla solidità del mercato dei diamanti: manderà in asta ad Hong Kong un diamante ovale, perfetto (D / Flawless) del peso di 102.39 ct, senza prezzo di riserva. (Fonte: Diamonds.net).

Durante una pandemia questo sembra un dettaglio da poco ma, in realtà, è una rivoluzione epocale.

Il prezzo di riserva in un’asta serve per proteggere il venditore da offerte troppo basse, garantendogli di non svendere il proprio bene.

Fino ad oggi solo 8 diamanti oltre i 100 ct e con queste caratteristiche sono stati battuti all’asta, offrire quindi una simile rarità senza una garanzia di prezzo indica una forte fiducia nel mercato.

La famosa casa d’aste ha espressamente dichiarato che, vista la resilienza della domanda in questi mesi, è ora di lasciare la parola al mercato e ha aggiunto che questo tipo di aste suscita interessi ben superiori al tradizionale gruppo di collezionisti.

Proprio questa ultima affermazione, lanciata quasi per caso nel discorso, mi ha fatto riflettere molto.

Se consideriamo che presto ci sarà anche la penultima asta di diamanti rosa prima della chiusura della miniera di Argyle (prevista per fine anno, ne parlavo qui), il quadro inizia a chiarirsi.

L’opportunità

Beyond Rare It’s a trademark of Rio Tinto London Limited

Anche se stiamo affrontando una pandemia, una recessione globale e i problemi sembrano accumularsi all’infinito la luce in fondo al tunnel esiste, per alcuni sotto forma di diamanti rari e splendidi, sui quali investono cifre considerevoli certi del guadagno futuro.

Anche se non si è miliardari o non si possiede una multinazionale si può usare il loro metodo, che resta valido: pregio e rarità pagano, sempre.

In questi mesi ho osservato con apprensione cosa accadeva sui mercati perché, anche se sono un ottimista, sono consapevole che il mercato è sovrano quindi se lui parla io devo ascoltarlo.

Quello che ho sentito non solo mi ha tranquillizzato ma mi fa ben sperare per il futuro: i prezzi dei diamanti bianchi sono rimasti stabili (alcuni sono addirittura cresciuti) e i diamanti colorati stanno continuando la loro crescita, quasi indifferenti alla crisi.

Il rischio

La differenza invece l’ho notata nell’atteggiamento dei clienti: in Italia domina ancora la paura e tutto sembra congelato.

Un conto è la prudenza, che apprezzo sempre, un altro è il panico che ci paralizza impedendoci di agire.

Mentre all’estero, principalmente in nord Europa, il mercato dei diamanti dimostra un buon livello di attività in Italia sembra che nessuno sia disposto a fare il primo passo.

Se prima dell’estate ero propenso a credere che le difficoltà economiche causate dalla pandemia fossero le responsabili dopo aver contato i cartelli “chiuso per ferie” e visto i telegiornali mi sono convinto che il problema fosse un altro.

Temo che molti connazionali siano vittime dell’inerzia e che tutti aspettino che sia qualcun altro ad agire per primo.

Purtroppo questo atteggiamento è letale quando si cercano nuove opportunità perché blocca il processo decisionale. Dietro la scusa del rischio presunto in realtà si cela o la scarsa voglia di informarsi o la bassa qualità dell’informazione fornita.

La soluzione

Scrivo solo quando ho qualcosa da dire perché ho scelto di fornire informazioni verificate che siano utili. Le opportunità ci sono ma coglierle dipende da voi. Il mio compito è analizzarne al meglio pregi ed eventuali difetti.

Tocca a voi agire, una chiacchierata su queste splendide gemme non vi costa nulla e potrebbe esservi molto utile.

Il primo passo lo faccio io: iscrivetevi alla newsletter e vi terrò sempre aggiornati su queste e altre novità.

Alla prossima,

Paolo Genta