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Sconti

Sconti: la guerra infinita.

Gli sconti sono il simbolo del mercato di oggi: a volte vengono chiesti o pretesi, altre non sono neppure citati perché non è elegante chiederli.

Scherzi a parte gli sconti nascondono un mondo e non parlo solo di quelli al cliente finale ma anche di quelli aziendali che spesso rendono i listini anacronistici.

Argomento noioso? Spero di no, anche perché sto per svelarvi alcuni segreti sui prezzi dei diamanti.

La guerra su sconti e listini è comune a tutti i settori, dalla micro impresa alla multinazionale.

Tutti ci passano e tutti cambiano atteggiamento nello stesso modo, a seconda che siano acquirenti o venditori.

Gli spunti per questo articolo nascono ad aprile, dopo la stesura dell’articolo “Diamanti: molto rumore per nulla” dove parlavo proprio di come sono determinati i listini, e gli sconti, dei diamanti e di come stanno cambiando a causa della pandemia.

Altri mesi sono passati e il quadro appare più chiaro: l’impatto più rilevante sul mercato dei diamanti non è stato dato né dal Covid e neppure dalla conseguente crisi economica. Semplicemente il cambio $/€ è passato da 1,08 a 1,18, perdendo circa l’8,5%.

Naturalmente questo ha creato sia ottime occasioni di acquisto sia ritardi per chi voleva vendere, per non regalare gli utili conseguiti.

Utili?

Sì, utili. Perché in questi mesi si sono viste parecchie transazioni interessanti e i prezzi di molte gemme sono saliti: alcuni solo dell’1%, altri di oltre il 10%, in media del 4,3%.

Da un lato si potrebbe dire che Martin Rapaport, padre e padrone dell’omonimo listino, a marzo abbia preso una cantonata e sia dovuto tornare sui suoi passi, rivedendo al rialzo i prezzi che aveva avventatamente falcidiato.

Oppure si potrebbe dire che il mercato sta premiando le gemme più commerciali a discapito di quelle troppo pompate dallo status di “gemme perfette”.

A mio avviso invece è meglio cercare la direzione del mercato tramite i cambiamenti degli sconti sul mercato.

Il labirinto degli sconti

In un romanzo lo sconto sarebbe la parola melliflua che s’insinua nella mente del protagonista per stregarlo. La realtà, come sempre, supera notevolmente la fantasia: spesso vedo colleghi spendere quantità folli di tempo per ottenere sconti migliori senza rendersi conto che il tempo impiegato gli è costato dieci volte lo sconto ottenuto.

Altri cercano ossessivamente lo sconto “top” senza considerare le caratteristiche della pietra. Certamente un diamante al 50% di sconto sarà appetibile. Tuttavia un motivo per uno sconto simile ci dovrà essere e, dopo averlo scoperto, la stessa offerta forse non sarà così attraente.

In questi mesi difficili le costanti che ho notato sono state:

  • La qualità si paga
  • Nessuno regala niente
  • A tirar troppo sul prezzo si resta a bocca asciutta.

Non è un elenco di luoghi comuni ma la logica conseguenza di quanto successo da marzo a oggi:

  • Pandemia
  • Chiusura dei mercati
  • Panico (principalmente per il listino Rapaport ridotto arbitrariamente del 6/7%)
  • Reazione degli operatori
  • Risposta del mercato

Gli ultimi due punti sono i più importanti:

Gli operatori hanno rifiutato il nuovo listino ed hanno continuato a usare quello precedente.

In pochi giorni gli sconti si sono stabilizzati con differenze minime rispetto al periodo precedente.

Il mercato, prima impaurito, ha dimostrato apprezzamento per la scelta degli operatori ed è tornato, seppur con molta calma, ad acquistare.

Tra giugno e luglio si sono viste le prime novità:

  • Alcuni operatori hanno offerto pietre secondo il nuovo listino Rapaport ma o erano pietre mediocri o gli sconti erano tali da annullare i cambiamenti di prezzo.
  • Altri colleghi hanno ridotto gli sconti perché alcune tipologie di gemme iniziavano a scarseggiare.
  • Vista la debolezza del dollaro molti acquirenti dell’area Euro hanno approfittato dell’occasione per acquistare a prezzi migliori.

Luoghi comuni sugli sconti

Tra diamanti venduti dalle banche, crisi di mercato e pandemie si è diffusa la convinzione che i diamanti si trovino abitualmente al 50% del listino Rapaport.

Questa convinzione è stata avvalorata dalle cifre riportate in un altro listino, il Rapnet che, come s’intuisce dal nome, è sempre prodotto da Martin Rapaport e indica gli sconti massimi e medi che si trovano sull’omonimo circuito di scambio riservato agli operatori.

Un esempio: una pietra da ct. 0,70 è indicata sull’ultimo Rapnet con sconti da -46% a -25% per una E/Vs1 e da -51% a -28% per una J/Vvs1.

Quello che solitamente sfugge è che sul mercato mondiale esiste UNA pietra a -46% e UNA a -51% mentre la media di TUTTE le pietre, per categoria, è -25% e -28%.

Solitamente quando si legge -46 o -51 il cervello si blocca e non si cerca altro.

In teoria potrei iscrivermi a tutti i circuiti di scambio, farmi mandare tutte le liste del mondo e scegliere solo le pietre “civetta” con sconti elevatissimi per far felici i miei clienti o per guadagnare il massimo. Purtroppo questo avrebbe dei costi tali da renderlo semplicemente impraticabile.

Nel mio settore la fiducia conta più del denaro quindi si tende a selezionare e consolidare pochi rapporti di elevata qualità. Costruire questi rapporti richiede tempo, denaro e professionalità.

Tutti questi costi, anche ripartiti su un elevato numero di pietre, annullano di gran lunga gli sconti favolosi che avete visto.

A cosa serve un listino?

Vi chiederete allora il senso di un listino se poi il mercato in realtà è una giungla.

Il listino è una guida molto importante che uniforma, a livello mondiale, i prezzi suggeriti per il pubblico. Gli sconti in questo mercato sono fisiologici e riflettono realmente la situazione.

Pochi altri mercati hanno una simile trasparenza, normalmente si usano vari escamotage per vendere prodotti, comunque validi, a prezzi esorbitanti.

Si pensi all’uso delle firme famose nell’abbigliamento o agli slogan su “bio” e “naturale” nel cibo.

Che dire poi dei listini gonfiati a dismisura solo per fingere uno sconto del 70/80% ?

Il mercato dei diamanti è molto lineare. Un privato che acquisti una gemma a prezzi Rapaport dovrebbe essere molto soddisfatto, può accadere di pagarla più cara in determinate gioiellerie o di ottenere uno sconto, magari perché si è clienti fedeli o perché si è comprato molto, ma la regola permane.

Se si vuole pagare un diamante la metà del prezzo di listino o lo si “rapina” a chi è in stato di necessità oppure si apre un’azienda e lo si cerca. Non sono però sicuro che, in quest’ultimo caso, si sia poi disposti a rivenderlo allo stesso prezzo.

Alla prossima,

Paolo Genta

Denaro e pandemia

Pandemia: il mondo che verrà

Gli ultimi tre mesi ci hanno travolto, abbiamo dovuto metabolizzare la pandemia e tutti dovremo affrontarne le conseguenze.

A fine marzo scrissi un articolo su un ipotetico scenario post pandemia e su come affrontarlo.

Dopo un mese alcune mie ipotesi sembrano ricalcare la realtà mentre per altre servirà più tempo per testarne la validità.

In sintesi mi aspettavo uno scenario inflattivo dovuto alla valanga di denaro immessa nell’economia e suggerivo l’acquisto di beni rifugio, come oro e diamanti, per proteggere i propri risparmi.

Lo stop lavorativo mi ha permesso di fare qualche ricerca in più per capire se queste ipotesi fossero solo il frutto del pessimismo dilagante o se esistessero reali motivi di preoccupazione.

È un argomento tecnico e molto noioso. Cercherò di renderlo più interessante con qualche esempio e un pizzico di ironia.

Quanto denaro esiste?

Nel 2002 l’Europa aveva in circolazione, tra monete e banconote, 234 miliardi di Euro. Oggi sono circa 1.308.

Normalmente un simile aumento si rifletterebbe sui prezzi: se oggi una mela costa 1 € e la valuta in circolazione raddoppia, la stessa mela costerà 2 €.

Gli economisti usano aggregati statistici per calcolare il denaro in circolazione, includendo anche i soldi virtuali come i conti correnti, i crediti e i debiti, i prestiti delle banche centrali.

Credetemi sulla parola, negli ultimi 18 anni tutti questi valori si sono più che quadruplicati quindi oggi il denaro dovrebbe aver perso circa i tre quarti del potere di acquisto rispetto al 2002.

Qual è il problema?

Dal 2002 l’inflazione media è stata dell’1,6%, addirittura inferiore all’obiettivo della BCE del 2%. In altre parole il nostro denaro ha perso circa un terzo del suo potere di acquisto. Un terzo contro tre quarti: qualcosa non torna.

Vi chiedo ancora una volta di credermi sulla parola: non c’è stato un aumento della domanda tale da giustificare, neppure parzialmente, l’aumento di denaro creato.

Come funziona il sistema?

Con l’euro l’unica banca centrale da considerare è la BCE. I suoi compiti sono gestire l’euro e la politica monetaria europea. La stabilità dei prezzi è sempre stato il suo obbiettivo principale.

Per fare il suo lavoro la BCE crea moneta e la presta, in cambio di un interesse, agli Stati membri.

Negli anni questi soldi sono stati usati per “rifinanziare” diverse operazioni secondo uno schema curioso: più della metà sono stati impiegati per rimpiazzare debiti pregressi e i rimanenti sono finiti in titoli di stato (di nuovo debiti pregressi).

La BCE effettua un prestito permanente agli stati e le banche tengono nelle riserve quanto dovrebbero distribuire.

Se si ripaga un debito si hanno meno soldi da spendere quindi, a livello globale, si possono comprare meno prodotti e i prezzi scendono. È lo scenario deflattivo.

Se invece ripago un debito facendone un altro più grosso in teoria posso usare questo denaro in più per acquistare merci e servizi e il loro prezzo cresce. È lo scenario inflattivo.

In pratica le banche non amano il rischio e per questo tengono in cassa il surplus.

Ma siccome le banche possono detenere le riserve in euro solo presso la BCE questi depositi vengono tassati (attualmente dello 0,5% annuo) per “stimolare” le banche a distribuirli nel sistema economico.

Solo i contanti e i titoli denominati in euro sfuggono a questa tassa: ecco servita la bolla finanziaria.

La gestione dei contanti è un costo rilevante per le banche, molto meglio comprare titoli a mani basse.

Alcuni paesi si sono inventati i mutui casa a tassi negativi: compri casa oggi con i nostri soldi e ne restituisci di meno domani.

Casualmente in Italia è vietato per legge (art. 1813 c.c.).

Il famoso Quantitative easing altro non è che un acquisto di migliaia di miliardi di euro di debiti degli Stati.

E in Italia?

Il debito italiano è per il 20% in mano alla BCE, il 40% è presso banche italiane e dell’area euro mentre il 35% è detenuto da banche extra europee.

Se l’Italia non potesse contare su questo sistema fallirebbe senza scampo, per il semplice motivo che continua a finanziare il proprio debito con altro debito.

Voi comprereste i titoli di una società che ha debiti pari a 5 volte il suo fatturato annuo? Nel 2019 le entrate tributarie sono state di 471,6 miliardi di euro (1), il debito era di 2.409,2 miliardi (2).

Restiamo a galla perché il sistema è obbligatorio e perché, piuttosto che fallire, gli stati sbranano l’economia.

Quali sono le conseguenze per noi?

Di fatto la BCE regala soldi agli Stati. Gli Stati usano questo e altro denaro per coprire i loro costi e pagare le pensioni. I dipendenti pubblici e i pensionati acquistano beni e servizi.

Se i servizi ottenuti dallo Stato crescono in proporzione al denaro creato per noi cambia poco ma, purtroppo, questo non è successo.

In Italia il settore pubblico copre il 45% dell’economia ma molti parametri che lo riguardano non rientrano nel calcolo dell’inflazione.

Così l’aumento del 100% nel costo delle prestazioni sanitarie avvenuto negli ultimi 15 anni sparisce dai conti ma continua a esistere.

Dal 2002 al 2017 il Pil è aumentato del 17%, le tasse del 62%. Il costo dello Stato è aumentato ben più della ricchezza che avrebbe dovuto generare ma di questo non c’è traccia nell’inflazione dei prezzi al consumo.

Tutto questo denaro, anche se filtrato dallo Stato prima o poi arriva sul mercato e genera inflazione.

2015 – 2019

In questi anni molti beni, grazie al progresso sono calati di prezzo (a livello aggregato): comunicazioni e informatica, per esempio, hanno visto una deflazione tra il 5 e l’8%. Altri beni, essenziali e di prima necessità invece sono cresciuti del 5 – 8% (cibo, trasporti, utenze, ristoranti, assicurazioni), o del 10 – 13% (banche e poste, alcolici e tabacco) fino a un 22% per gli oneri amministrativi.

Tutto questo per raggiungere l’obbiettivo medio del 2% di inflazione annua.

Sembra poco ma vuol dire che se oggi con 100 € compro 100 panini tra 20 anni ne potrò comprare solo 66.

I soldi che risparmio oggi, se non li tutelo, quando mi serviranno per il giusto riposo pensionistico saranno tragicamente insufficienti.

Conseguenze dell’inflazione

Quando c’è inflazione siamo incentivati a consumare piuttosto che a risparmiare. Stati e banche centrali considerano buona e utile l’inflazione, per questo si impegnano a sostenere i consumi.

Purtroppo stampare pezzi di carta con sopra scritto “Euro” o crearli elettronicamente non fa magicamente aumentare i prodotti disponibili.

Questi si costruiscono solo con la ricchezza accumulata, proprio con quei risparmi che abbiamo visto calare così tanto in questi anni.

Non basta risparmiare per poter investire ma senza risparmio è impossibile farlo.

Chi avrà prodotto più del necessario potrà scambiare il surplus con beni che potranno migliorare la sua condizione.

La speculazione

Oggi chi ha dei risparmi li da in gestione a un professionista perché li faccia fruttare non solo per compensare la svalutazione ma anche per farli lavorare al proprio posto.

Questa scelta oggi non è più facoltativa ma obbligatoria. Si deve investire altrimenti ci ritroveremo con un pugno di mosche.

Il risparmio però è gestito in monopolio dalle banche che lo moltiplicano svariate volte con diversi strumenti e speculano sul mercato. Ecco la bolla!

Finché regge le banche fanno fortuna, quando scoppia interviene lo Stato con aiuti a pioggia e il cerino resta all’investitore.

Svalutazione e competizione

Stampare moneta per svalutarla e così riuscire ad essere più competitivi è, semplicemente, una scemenza.

Rendere la propria moneta debole per vendere i propri prodotti all’estero equivale a regalare parte del nostro lavoro all’estero privandoci della possibilità di acquistare i beni degli altri.

La Germania è riuscita a diventare quello che è oggi perché è riuscita a produrre meglio, di più e a prezzi inferiori anche con un marco forte.

Riuscire a vendere all’estero solo con la svalutazione è una misura assistenziale che può sparire, dalla sera alla mattina, per una decisione politica condannando a morte chi campava grazie a lei.

Un po’ come hanno fatti gli europei secoli fa pagando pellicce e spezie con perline e conchiglie: oggi è chiaro che stavamo depredando le economie più deboli grazie alla svalutazione.

Perché lo accettiamo?

  • I cambiamenti sono graduali e preferiamo adattarci piuttosto che reagire. Solo quando è troppo tardi ci accorgiamo che non possiamo più reagire
  • La maggioranza degli elettori con le proprie tasse non paga neppure la propria assistenza medica. Sono consumatori e non produttori di ricchezza. Condivido il principio di solidarietà che vi è alla base ma le loro scelte non sono necessariamente le migliori per la società.
  • I pensionati sono, di fatto, dipendenti dello stato. I loro contributi sono stati consumati dall’Inps e non investiti.
  • L’apparato pubblico indirizza sussidi verso un settore specifico per generare consenso ma ne spalma i costi sull’intera popolazione.
  • La comunicazione su questi argomenti è lacunosa, spesso distorta e strumentalizzata. Si arriva ad invocare l’intervento dello Stato per rimediare ai danni fatti dallo Stato.
  • Di fatto innovazione e globalizzazione hanno permesso una crescita del tenore di vita mascherando i danni del sistema pubblico.

Oggi

Questa carrellata sulla nostra storia economica non serve per spaventarvi, vuole spingervi ad agire.

È tardi per affrontare il passato ma se considerate la quantità spaventosa di denaro stanziata per affrontare le conseguenze della pandemia e che queste conseguenze non saranno certo migliori di quelle passate allora è chiaro perché si debba agire subito.

Per spezzare il circolo vizioso bisognerebbe investire nel tessuto economico reale e non solo in finanza speculativa, scegliere beni rifugio reali, ad esempio oro e diamanti, e non i derivati costruiti su di essi, smetterla di fare debiti sempre più grandi per pagare quelli precedenti credendo che l’avanzo sia ricchezza guadagnata.

Io mi occupo di una piccolissima parte di questo scenario, quella relativa ai diamanti e all’oro. Non sono certo le uniche soluzioni possibili ma, nei secoli, si sono dimostrati ottimi alleati delle persone previdenti.

Se volete costruire un piano personalizzato contro le conseguenze economiche della pandemia, posso offrirvi i migliori prezzi e garanzie nel mercato dei diamanti e dell’oro.

Alla prossima,

Paolo Genta

Diamanti e lentino, il cuore di un lavoro affascinante

Diamanti: molto rumore per nulla, o forse no?

Venerdì 20 marzo: una data che resterà impressa nel mercato dei diamanti. Come ogni venerdì i professionisti del settore attendevano l’uscita del nuovo listino Rapaport per capire l’andamento del mercato.

Immaginate la sorpresa quando, aperta la mail, abbiamo scoperto che i prezzi avevano subito un calo del 6 – 7%. Se qualcuno avesse rubato tutta la borsa diamanti di Anversa, edificio e caveau compresi, l’effetto sarebbe stato meno dirompente.

Sommerso da una valanga di mail da parte di clienti infuriati Martin Rapaport, presidente dell’omonimo gruppo, ha effettuato un sondaggio tra gli iscritti per chiedere se preferissero una sospensione delle pubblicazioni fino a maggio oppure la loro continuazione. Il 71,9% ha chiesto e ottenuto la sospensione fino al 1 maggio.

Cosa è successo dietro le quinte?

Il contesto è noto: pandemia e sistema economico in chiusura per limitare i contatti sperando di frenare così i contagi.

Chi ha potuto si è organizzato per continuare l’attività a distanza senza mettere a rischio la salute dei clienti, dei collaboratori oltre alla propria.

In questa situazione le scorte di magazzino sono l’ossigeno di un’azienda e vedersele deprezzare a sorpresa non fa esattamente piacere.

Tra grossisti si è felici quando si porta a casa un utile del 2 – 3% quindi un calo del 6 – 7% è l’equivalente di una coltellata alla gola.

Per non finire travolto Mr. Rapaport ha organizzato per il 31 marzo un webinar dove ha provato a spiegare le ragioni che lo hanno portato alla pubblicazione di un listino subito soprannominato “di guerra”.

Chiedersi “Ci è riuscito?” non è a mio avviso la domanda più importante. Credo sia molto più utile capire cosa sia realmente successo e provare a prevedere l’evoluzione del mercato. Facciamolo insieme per passi.

Passo n° 1: Analisi dei fatti

Ok, il listino è sceso ma… Come? Quanto? Rispetto a quando?

Martin Rapaport ha sempre dichiarato che il suo listino rappresenta i prezzi massimi richiesti, a livello professionale, per una certa categoria di diamanti con ben determinate caratteristiche.

Nei decenni questo listino è diventato il riferimento di prezzo per gli acquirenti finali mentre i grossisti acquistano con uno sconto più o meno ampio.

In questa analisi non sono importanti i valori ma il meccanismo quindi quantificare questi sconti non è utile.

Rapaport ha dichiarato di aver raccolto ed elaborato i dati secondo la solita procedura e di aver pubblicato con l’usuale trasparenza i risultati.

I suoi detrattori affermano che a mercati chiusi i prezzi rilevati erano al meglio teorici, più probabilmente casuali.

Se però consideriamo i prezzi in euro grazie alla svalutazione del dollaro la storia cambia: il calo è stato solo del 2,7 – 3,7% e se ricordiamo che dal 22 novembre 2019 i prezzi erano cresciuti del 2,5 – 4% il panorama appare ben diverso.

Tirando le somme per chi utilizza l’Euro da novembre a fine marzo alcuni diamanti sono calati dello 0,2% mentre altri sono cresciuti dello 0,3%. Nello stesso periodo la borsa italiana ha perso il 32,3%.

Passo n° 2: Reazioni

La stragrande maggioranza degli intermediari si è sentita comunque tradita in un momento estremamente delicato. Tutti stavamo impostando le strategie per il periodo di stop forzato e i nuovi prezzi hanno rischiato di far saltare molti contratti oltre a destabilizzare il mercato.

Da molti anni Rapaport ha istituito un circuito di scambio telematico, denominato Rapnet, sul quale moltissimi grossisti si scambiano i diamanti per rifornire i mercati mondiali generando miliardi di dollari di fatturato ed ottime commissioni per Rapaport!

La prima reazione è stata la minaccia di ritirare in blocco gli stock di diamanti dal circuito Rapnet migrando in massa verso altri circuiti disponibili.

La seconda è stata la promessa di non rinnovare l’abbonamento al listino Rapaport.

La terza è arrivata dai clienti finali di questo settore, i gioiellieri, che hanno accettato senza problemi il nuovo listino sperando in un inaspettato guadagno attraverso la rinegoziazione delle forniture, forti dei prezzi già fissati con i clienti privati.

A volte ripetere è utile: il prezzo dei diamanti a fine marzo era lo stesso dello scorso novembre.

Passo n° 3: Conseguenze

La conseguenza più interessante è, a mio parere, la scelta, praticamente globale, di rifiutare l’utilizzo del listino del 20 marzo mantenendo in vigore quello precedente.

La scelta è solo apparentemente dettata dall’avidità perché, nei fatti, i prezzi per i clienti finali non sono mutati. La reale motivazione è il desiderio di boicottare Rapaport.

L’opportunità interessante è dare la caccia alle pochissime pietre vendute secondo il nuovo listino e con uno sconto interessante. Ne ho trovata qualcuna ma, come potete immaginare, non sono l’unico alla ricerca di queste occasioni.

Passo n° 4: Strategie

Aspettando la nuova pubblicazione il mercato ha cercato e trovato un suo equilibrio: chi ha mantenuto il vecchio listino ha aumentato gli sconti, i pochi che utilizzano quello nuovo li hanno ridotti.

In altre parole non è cambiato molto. In attesa della riapertura, quando si scoprirà il reale andamento della domanda, i più hanno scelto di non agire.

Pochissimi operatori hanno scelto di offrire un numero esiguo di pietre al nuovo prezzo e con un generoso sconto, più per generare liquidità che per scelta strategica: si tratta spesso di pietre ferme da troppo tempo per le quali il rialzo dell’euro basta a generare l’utile sperato.

Passo n° 5: Futuro

La vera partita si giocherà adesso, e sarà variegata come lo sono state le politiche scelte per affrontare la pandemia. Tutto si giocherà sulla ripartenza del ciclo produttivo.

La prima distinzione sarà tra i diamanti utilizzati come beni di consumo (seppur di lusso) e quelli tesaurizzati per il futuro.

Inutile addolcire la pillola: si acquista un bene di consumo di lusso solo se non si hanno preoccupazioni economiche impellenti altrimenti ci si limita agli acquisti davvero importanti.

Credo che per molti mesi (anni probabilmente) i clienti che penseranno ad un gioiello con diamanti si ridurranno ulteriormente.

I regali preziosi non spariranno, fanno parte del nostro modo di essere animali sociali ma ci si orienterà verso altre pietre che pur essendo splendide sono economicamente meno impegnative.

Il diamante verrà riservato alle occasioni più importanti come lauree, fidanzamenti, nascite, anniversari o compleanni particolati.

Il successo dei diamanti come garanzia per il futuro dipenderà invece dalla paventata crisi di liquidità.

Mi ricordo che i miei nonni mettevano sempre da parte una quota del reddito: anche se non si aveva molto ci si ricordava di quando si aveva ancora di meno e, per prudenza, si risparmiava.

Le persone più benestanti si stanno interrogando su eventuali tasse patrimoniali e su come evitarle, altri sono stati scottati (per l’ennesima volta) dai mercati finanziari e stanno cercando alternative.

In sintesi chiunque abbia un minimo di disponibilità sta pensando a come proteggersi, molti pensano a come metterle a frutto e alcuni si stanno finalmente rivolgendo a oro e diamanti per non essere colti impreparati dalla prossima crisi.

Come nel precedente articolo oltre ad affrontare il tema della protezione dei risparmi, sottolineavo l’importanza della tempestività oggi vi ricordo che i trend vanno identificati il prima possibile per poterli cavalcare con successo.

In caso contrario si possono inseguire, rimpiangendo il treno mancato o, cosa peggiore, salire a bordo quando i giochi sono ormai fatti e rimanere con il proverbiale cerino in mano.

Alla prossima.

Paolo Genta

Come proteggere oggi i nostri risparmi

Parlare di risparmi non è mai facile. La situazione che stiamo vivendo non ha precedenti, siamo spaventati per l’oggi e ancora di più per il domani.

Non mi piace rassegnarmi agli eventi ecco perché anche nei periodi più difficili cerco sempre di capire cosa succede e soprattutto quali saranno le conseguenze.

Occuparci oggi dei nostri risparmi è indispensabile, quando la pandemia sarà solo un ricordo dovremo aver già fatto le nostre scelte.

Le mie considerazioni non vogliono giudicare o polemizzare con la gestione della crisi, ma analizzare, necessariamente a freddo, i fatti che sono riuscito a verificare.

Ecco il focus che ho scelto per analizzare l’argomento:

  • La pandemia è solo una parte della crisi
  • Le conseguenze economiche saranno pesanti
  • Ci sarà un aumento dei prezzi a causa della valanga di denaro immessa nel sistema
  • L’inflazione divora i risparmi. Per proteggerci servono beni di valore concreto.
  • Prediligo lo scenario inflattivo perché la deflazione è una lapide senza appello.

Spaventati e incuriositi? Andate oltre la prima sensazione per capire dove vi voglio portare.

A cosa stiamo andando incontro?

La situazione è incredibilmente complessa come lo è il mondo che abbiamo costruito: interconnesso, globalizzato e con la finanza come obbiettivo supremo.

A mio avviso il conto, già tragico, che stiamo pagando in termini di vite umane a causa della pandemia, sarà ben poca cosa rispetto alle conseguenze economiche.

In tutto il mondo si stanziano risorse gigantesche per evitare il collasso del sistema ed aiutarci a non consumare tutti i nostri risparmi.

Ecco migliaia di miliardi di Euro e Dollari che sembrano spuntare dal nulla per salvare milioni di persone costrette a fermarsi per fermare il virus.

Il cuore del problema

Questa montagna di denaro nasce dal nulla. Viene creata dalle banche centrali da decenni per sostenere i mercati dopo ogni crisi.

Purtroppo questo sostegno ci allontana sempre più dal concetto di valore reale creando una menzogna metodica che però è universalmente accettata: la ricchezza può essere creata dal nulla e moltiplicata all’infinito.

Questa menzogna tuttavia ha portato all’abbandono dei beni con un valore intrinseco reale, come l’oro, perché non essendo stampabili all’infinito non ci permettevano questo giochino.

Quando una menzogna è accettata da tutti diventa la nuova verità e quindi tutti continuiamo a percorrere questa strada.

A livello inconscio percepiamo la pericolosità di questo sistema

Durante le crisi la paura ci fa riscoprire i beni rifugio perché quando il castello di carte traballa cerchiamo sicurezza e valori concreti, reali.

Negli anni ’70: ci furono due shock petroliferi che crearono molti problemi, sotto alcuni aspetti simili alla situazione di oggi: persone costrette a rimanere a casa, circolazione privata a targhe alterne o addirittura bloccata, carenze di carburanti per le attività produttive, austerity, chiusura anticipata dei locali, insegne spente.

Anche quella crisi fu affrontata con massicce iniezioni di denaro e fu superata ma a caro prezzo: forte inflazione e conseguente erosione dei risparmi.

Oggi andrà diversamente?

Forse. Tutto dipenderà dal benessere sociale che preferisco valutare tramite la capacità di spesa e non dalla crescita degli indici di borsa.

In altre parole una società è prospera non solo se permette ai suoi membri di lavorare ma soprattutto se garantisce che i risparmi faticosamente guadagnati abbiano un valore sufficiente per acquistare i beni desiderati.

Purtroppo mi aspetto problemi su entrambi i fronti: una chiusura prolungata delle attività porterà ad un pesante aumento della disoccupazione e chi resterà sul mercato probabilmente alzerà i prezzi per recuperare il fatturato perso a causa dello stop.

I fondi stanziati (o, meglio, stampati) per superare la crisi altro non sono che inflazione.

Alcuni temono per l’introduzione di tasse patrimoniali su depositi e sugli investimenti. Non so se questa strada sarà percorribile ma l’ipotesi va considerata.

Inflazione o deflazione?

Stranamente spero nell’inflazione, se non fisiologica almeno non troppo alta. Preferisco essere smentito nelle mie previsioni anziché assistere ad alcuni possibili scenari futuri.

Quello che mi spaventa davvero è la deflazione: un costante discesa dei prezzi che semplicemente distrugge il sistema. I prezzi calano quindi i consumi vengono rimandati per poter spendere meno. Tuttavia questo farà fallire moltissime aziende, ridurrà gli stipendi e il valore dei nostri beni e porterà ad un ulteriore rinvio dei consumi.

Come se questo non bastasse i nostri debiti non si ridurranno nella stessa misura e diventeranno rapidamente insostenibili.

Ecco perché la deflazione mi spaventa perché è praticamente inarrestabile.

Come proteggere i nostri risparmi da tutto questo?

L’inflazione è la tassa occulta che permette ai governi di finanziare la spesa pubblica senza imporre apertamente nuove tasse. Ci siamo affidati ai mercati finanziari per proteggere i nostri soldi da questa tassa ma non sempre con il successo sperato.

Già a gennaio avevo suggerito agli iscritti alla mia newsletter, il disinvestimento della parte azionaria dei portafogli per evitare il prevedibile crollo dovuto all’epidemia. Ma come impiegare i capitali così salvati?

Vi suggerisco una diversificazione che riduca i rischi e vi offra la possibilità di una buona rivalutazione.

Contanti, oro e diamanti

A mio parere sono questi i tre elementi che devono essere presenti in tutti i portafogli.

Ovvia l’importanza della liquidità, specialmente se la crisi durerà a lungo, ma la si dovrebbe tenere al minimo perché i soldi lasciati sui conti correnti verranno inesorabilmente consumati dall’inflazione.

L’oro ha storicamente protetto il potere di acquisto degli investitori. A mio parere è un’ottima soluzione perché unisce una elevata liquidabilità ad una buona possibilità di rivalutazione. L’unica controindicazione è che le eventuali plusvalenze saranno tassate al 26%.

Qui potete leggere l’articolo che ho scritto lo scorso settembre sugli investimenti in oro.

I diamanti hanno sempre riservato piacevoli sorprese nei momenti di crisi.

Un occhio alla storia

Il grafico riporta l’andamento dei prezzi, dal 1978 a oggi, di tre pietre, tutte da 1 carato, con tre qualità diverse: il top (D/If), una molto buona (F/Vvs2) ed una commerciale (H/Vs2).

Diamanti e risparmi

In soli 3 anni il prezzo dei diamanti è quasi triplicato. Il benessere ritrovato e le aspettative di grossi guadagni in borsa hanno poi fatto ripiegare le quotazioni fino al 1985 dove hanno ripreso la loro lenta ma costante risalita.

Le crisi recenti

Anche dopo la crisi finanziaria del 2007 i diamanti hanno avuto performance notevoli.

Diamanti e risparmi

Come si nota le pietre più soddisfacenti sono state quelle commerciali e quelle molto buone mentre le pietre “Top” sono rimaste al palo. Altra nota positiva è l’attuale esenzione per gli eventuali utili realizzati.

Chi ha tempo non aspetti tempo

Tutelare i propri risparmi per sopravvivere a questa crisi (e a quello che verrà) è possibile ma occorre muoversi per tempo e con oculatezza per non perdere il proverbiale treno.

Ora tocca a voi agire! Proprio adesso che siamo bloccati in casa è il momento di impiegare saggiamente il nostro tempo per informarci e studiare le strategie che ci permetteranno un domani di non rimpiangere l’opportunità persa.

Ecco perché mi farebbe piacere parlare con voi di questi argomenti. Proprio dal confronto di opinioni, anche molto diverse, spesso nascono buone idee utili per tutti.

Alla prossima.

Paolo Genta

Diamanti rosa: il mistero diventa leggenda

Splendidi, ambiti, rari: i diamanti rosa sono pietre affascinanti e misteriose.

Così iniziava l’articolo che scrissi oltre un anno fa su queste gemme favolose. In 14 mesi il mercato ha riservato molte sorprese ma la notizia più importante è l’annunciata chiusura della miniera che li produce.

Tutti gli impianti hanno una vita operativa programmata e la miniera di Argyle, la miglior fonte mondiale di diamanti rosa, rossi e viola, ha quasi esaurito la sua.

Il Rio Tinto Group, proprietario del fortunato sito, prevede di chiudere gli scavi alla fine del prossimo anno. Intanto si gode i successi del lavoro compiuto, testimoniati dall’aumento dei prezzi negli ultimi anni:

 

+ 500% dal 2000 a oggi

 

Questo incremento non è dovuto solo all’imminente chiusura infatti nel 2018 i prezzi sono saliti “solo” del 18% mentre il numero di offerte durante l’asta annuale è cresciuto a doppia cifra ed i prezzi, seppur ancora segreti, hanno stabilito nuovi record.

 

Sono in molti quindi a credere che i diamanti rosa abbiano ancora grandi prospettive

 

Una società di Hong Kong ha acquistato in blocco i 64 lotti della “Argyle Pink Everlasting collection”, per un totale di 211 ct mentre un’azienda australiana si è aggiudicata le due pietre che potete ammirare qui sotto.

Diamante rosa

Diamante rosso

Sono, rispettivamente, la Argyle Verity (ct. 1.37, fancy purplish-pink) e la favolosa Argyle Enigma (ct. 1.75, Fancy red), a mio parere le più belle tra le 6 “Hero stones” regine dell’asta.

L’indicazione è chiara:

 

Gli investitori attenti che avevano fiutato l’affare continuano a crederci

 

Il mercato vuole queste pietre e l’offerta, già scarsa, si sta per ridurre ulteriormente. Quindi chi vuole un pezzo unico, degno di essere tramandato come un tesoro di famiglia, lo acquista adesso senza aspettare che i prezzi crescano ancora.

Credo molto nelle potenzialità di crescita dei diamanti rosa, per questo ho cercato a lungo una di queste gemme rare. Finalmente l’ho trovata, ad un prezzo non contenuto ma corretto.

Diamanti rosa

È una pietra di ct. 0,54, Fancy Vivid Purplish-Pink, venduta nell’asta del 2010 e finalmente tornata sul mercato.

Spero di avervi dato abbastanza elementi per incuriosirvi e valutare questo investimento, adesso tocca a voi agire.  Sono a vostra disposizione per approfondire questa opportunità.

Alla prossima,

 

Paolo Genta

Diamante rosa Winston Pink Legacy

Sfida tra titani per il diamante rosa più costoso

A metà novembre Harry Winston, il famoso gioielliere di New York ha stabilito un nuovo primato.

Partecipando all’asta di Christie’s a Ginevra si è aggiudicato il famoso “Pink Legacy”: un favoloso diamante rosa, tagliato a smeraldo, di quasi 19 ct. per la “modesta” somma di $ 50.400.000.

Diamante rosa Winston Pink Legacy

Questo è il nuovo record mondiale di prezzo per queste gemme rare e meravigliose.

Da diversi anni si assiste ad un trend crescente sia nella domanda che nei prezzi dei diamanti colorati, in particolare per quelli rosa.

L’interesse per questi beni non è limitato allo status symbol che ne deriva dal possesso ma li vede come opportunità di investimento.

Il colosso minerario russo Alrosa ha recentemente scoperto un diamante rosa da 27.85 ct. che, grazie alla sua eccezionale purezza, sarà venduto per forse $ 14.000.000.

Diamante rosa ALrosa

Si può solo immaginare quale magnifica pietra nascerà dal taglio di questo grezzo e nessuno si azzarda ad ipotizzarne il prezzo!

Queste pietre sono lontane anni luce dalle mie possibilità ma da professionista devo accettare quello che il mercato mi insegna.

 

La qualità paga, sempre.

 

Quando ci si avvicina a questo mondo il costo diventa relativo ed il budget da investire lo decide il cliente.

Il mio compito invece è fornirgli le pietre migliori per le sue esigenze. Solo così si minimizzano i rischi e si fanno buoni investimenti.

Anche una pietra da poche centinaia di euro deve essere la migliore possibile, non necessariamente la più grande ma la più bella.

Paolo Genta

La tracciabilità dei diamanti: ecco le loro strade.

Oggi si stima molto la tracciabilità, viene considerata un valore aggiunto per ogni prodotto.

Proprio sulla tracciabilità dei diamanti si è scritto e detto molto, non sempre però rispettando la realtà dei fatti.

Ho già scritto un articolo sui problemi morali dei diamanti, adesso vorrei svelarvi i percorsi di queste gemme e il loro reale peso economico.

 

Le strade del minerale grezzo

 

Fino a pochi anni fa i diamanti grezzi dovevano seguire percorsi a volte tortuosi per arrivare nelle taglierie.

Una volta estratti erano spediti a Londra per la selezione, poi arrivavano ad Anversa per essere venduti e finalmente giungevano in taglieria dopo essere passati per 4 o 5 mani diverse.

Nel 2013 De Beers ha spostato le operazioni di selezione a Gaborone, in Botswana mentre Dubai è diventato il secondo centro mondiale per il grezzo grazie ai problemi fiscali e bancari di Anversa.

Anversa è ancora saldamente al comando con circa l’84% del grezzo mondiale che transita ancora qui.  Sono infatti le miniere piccole e medie che vendono il loro grezzo nelle aste della città belga a manternerla in vetta!

 

Dove si tagliano i diamanti?

 

 

L’80 / 90% del grezzo estratto è tagliato in India, nel distretto di Surat e da lavoro a mezzo milione di persone generando più di 70.000.000 $ di fatturato al giorno! Grazie ai diamanti e al settore tessile Surat è una delle aree di maggior benessere dell’India con il più alto tasso di crescita del Pil.

Circa un terzo dei diamanti tagliati in India è spedito direttamente dalle miniere di Russia, Canada, Botswana e da altre minori mentre il 57% arriva complessivamente da Belgio ed Emirati Arabi.

 

I protagonisti di questo mercato?

 

La spina dorsale degli scambi è rappresentata da accordi a lungo termine tra pochi selezionati acquirenti e le principali compagnie minerarie. De Beers, Alrosa, Rio Tinto e Dominion diamond rappresentano da sole circa il 70% del mercato globale.

Questi colossi sono gli unici in grado di programmare e garantire rifornimenti che permettano alle maggiori taglierie di operare senza interruzioni.

Le altre miniere, medie o piccole, solitamente organizzano aste o gare d’appalto per massimizzare il prezzo realizzato.

 

I grossisti di primo livello

 

Al momento esistono 124 società, dette Sightholders, che acquistano i diamanti tagliati grazie a questi contratti a lungo termine e si occupano di distribuirli a livello mondiale.

È tramite loro che i diamanti iniziano la strada che li porterà fino a voi.

Solo una piccola fetta del mercato è rappresentata da grossisti che acquistano il grezzo, solitamente di altissima qualità, per tagliarlo in proprio e vendere direttamente le gemme così ottenute.

 

La tracciabilità oggi

 

Tutti gli attori di questo mercato aderiscono al Kimberley Process: un accordo internazionale volto a stroncare l’uso illecito dei profitti di questo mercato. Di concerto con le Nazioni Unite questo sistema continua ad avere una grande efficacia.

Ad oggi solo la Repubblica del Congo è esclusa dall’accordo mentre Costa d’Avorio e Liberia sono oggetto di sanzioni Onu.

 

Il futuro della tracciabilità

 

È in fase di test l’applicazione dell’algoritmo Blockchain per certificare ogni singolo passaggio dalla miniera fino a voi.

Ma questo lo approfondirò nel prossimo articolo!

Paolo Genta

Aste e diamanti: guida per il successo!

Partecipare alle aste di gioielli e diamanti e fare il colpo del secolo. Trovare il pezzo raro, pagarlo poco e realizzare una piccola fortuna rivendendolo. Questa è per molti la visione delle aste!

Nel bene e nel male, calza alla perfezione per un certo numero di esse, principalmente quelle collegate alle vendite giudiziarie o ai banchi dei pegni.

Tuttavia in queste aste si trovano un’infinità di oggetti ma raramente sono delle buone opportunità, i pezzi migliori sono i primi ad andarsene e seguono altre strade.

 

Esiste infatti un altro tipo di aste dove l’aria che si respira è decisamente più piacevole:

 

sono le aste internazionali, principalmente di Christie’s e Sotheby’s.

Si tengono a New York, Londra, Hong Kong e Ginevra, sono l’appuntamento mondiale per il lusso e per le vere opportunità, sia per gli acquirenti che per i venditori.

Qui si possono trovare diamanti colorati e pezzi davvero unici destinati a diventare icone mondiali del lusso.

Christie’s ci fornisce  due magnifici esempi:

  • Un diamante bianco da ct. 20,47, D/If, tipo IIa, venduto a New York il 12 giugno scorso per 2.700.000 $.
  • Un gioiello disegnato da Moussaieff con una goccia fancy vivid blue, If, da ct. 8,01, un fancy intense pink da ct. 1,6 e un diamante bianco da ct. 0,35 venduto a Hong Kong il 29 maggio per 20.500.000 $.

Per noi comuni mortali c’è comunque da imparare molto da queste aste, principalmente gli errori da evitare per non sbagliare l’investimento.

 

Pezzi importanti sono restati invenduti, come quest’anello con un diamante fancy blue, Vvs2, da ct. 14,15 che è rimasto da Sotheby’s a Hong Kong senza neppure avvicinarsi alla stima di 6 – 7.700.000 $.

Le cause? Fluorescenza elevata e non gradita, specialmente in oriente, oppure un colore non così saturo da farvi innamorare o, più semplicemente, una stima sbagliata.

 

Evitati gli errori, ecco l’opportunità

 

acquistare una pietra di pregio che arricchisca il proprio patrimonio e che possa essere rivenduta con profitto.

In barba alle politiche di marchio e al consumismo in questo settore il mantra è rappresentato da qualità, rarità e bellezza.

Chi ha seguito queste regole ha spesso fatto affari d’oro, stabilendo prezzi record.

Sempre Sotheby’s ha venduto lo scorso aprile a New York quest’anello con un fancy intense blue da ct. 3.47 per 6.700.000 $, polverizzando la stima di 2 – 2.500.000 $.

Diventa quindi importante conoscere bene il mercato per scegliere oculatamente.

Quando concludiamo accordi lavorativi siamo definiti professionisti se utilizziamo le competenze di esperti e tecnici per evitare trabocchetti o problemi futuri, perché dovrebbe essere diverso nella nostra vita privata?

Il mio compito è proprio far luce su questo mondo affascinante per permettervi, se lo vorrete, un acquisto o una vendita in totale serenità.

Paolo Genta

Photo courtesy of: Christie’s and Sotheby’s