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Diamanti ed etica

L’etica, associata ai diamanti, è un argomento spinoso. Dibattuto da anni è diventato una specie di mantra fortemente distorto da posizioni partigiane.

Voglio essere molto chiaro, anche se rischio di essere brutale: i diamanti insanguinati” o “di guerra” esistono?

Sì, esistono.

Esattamente come esite il petrolio sotto embargo che consumiamo regolarmente grazie alla triangolazione di paesi compiacenti.

Come esiste il traffico di rifiuti che dalla raccolta finisce all’altro capo del mondo ad avvelenare intere popolazioni.

E come esistono mille altre attività illecite, fatte sulla pelle di innocenti, sulle quali sorvoliamo più o meno coscientemente.

Quindi? Al diavolo l’etica e facciamo finta di niente? Continuiamo a comprare diamanti per la loro bellezza e valore senza altre valutazioni?

No, assolutamente no!

I fatti dell’etica

Forse è ora di guardare alla realtà dell’industria dei diamanti.

Per vedere cosa è diventata grazie alle regole introdotte negli ultimi trent’anni e a cosa potrà diventare.

Molti colleghi parlano di “diamanti etici” solo per poterli vendere ad un prezzo maggiore, sorvolando sul fatto che i diamanti in commercio sono etici, per oltre il 97%.

Il rimanente 3% è, per la quasi totalità, rappresentato da diamanti di origine incerta, spesso perché venduti da produttori legittimi che però non aderiscono ai cartelli o alle associazioni internazionali.

Il Natural Diamond Council (NDC), precedentemente noto come World Diamond Council (WDC), è l’autorità che controlla globalmente la legalità del commercio, dalla miniera fino al mercato.

Attualmente sta negoziando un accordo con le otto maggiori aziende che tagliano e commercializzano diamanti per sopperire al bando del produttore russo Alrosa dal mercato e quindi per coprire il suo mancato apporto finanziario all’organizzazione.

Le azioni

Ma cosa fa realmente l’NDC?

Oltre a curare la correttezza della filiera si occupa di sfatare i miti e le fake news sui diamanti. Si occupa anche di promuovere una corretta redistribuzione degli utili di questa industria.

L’industria dei diamanti contribuisce attivamente al benessere di milioni di persone.

In India e Africa principalmente, tramite accordi che permettano uno sviluppo delle popolazioni che estraggono e lavorano i diamanti.

Il Lesotho, grazie alla partnership con il famoso gioielliere Graff, ha potuto realizzare opere (scuole, strade, ospedali, infrastrutture base) impensabili senza gli utili dei diamanti.

Surat, in India, è una piccola Svizzera rispetto al resto del paese, grazie all’industria del taglio di diamanti che lavora oltre il 90% delle pietre mondiali.

Il Botswana, che rappresenta il 25% della produzione mondiale. È passato da una quota le 15% nella società con De Beers nel 1969, al 50% nel 1974. Dal 1991 ha il quartier generale della società nella sua capitale

Oggi ha deciso di vendere il 90% dei propri diamanti direttamente. Lo ha potuto fare solo grazie ai frutti prodotti dai diamanti e agli accordi etici stipulati.

Il futuro

No, non è un’industria perfetta o meritevole del Nobel per la pace ma credo abbia fatto molto più per i paesi produttori di quanto abbiano fatto tante altre aziende delle quali non ci sogniamo di criticare i prodotti.

Certamente si può fare sempre meglio e da anni questa è la strada intrapresa.

Sarebbe bello riuscire a far vedere ai consumatori la parte etica di questa industria evitando che un vecchio luogo comune prosciughi una preziosa fonte di risorse per le popolazioni che si pensa di proteggere non acquistando diamanti.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Diamanti russi

Che fine hanno fatto i diamanti russi?

Molto si dice sull’onda dei fatti ma poi, spesso, ci si perde per strada e si passa ad altro.

Questo vale anche per argomenti tragici come la guerra in Ucraina.

Tra le molte cose dette e fatte in proposito c’erano anche le severe sanzioni contro i diamanti russi per bloccarne l’export.

Tuttavia i diamanti russi continuano ad arrivare sulle principali piazze mondiali, tutti lo sanno ma nessuno sa esattamente come.

Soprattutto nessuno sa quali siano i veri volumi e chi gestisca i pagamenti. Molte sono le speculazioni ma pochi sono i fatti verificabili.

I rumors

Secondo alcuni il gigante minerario russo Alrosa, già pesantemente sanzionato, ha creato una sussidiaria tramite un intermediario, per vendere minerale grezzo ai produttori.

Secondo altri il grezzo arriva in India con la triangolazione di Dubai ma la cosa pare essersi arenata per non meglio identificati “problemi bancari”.

I report però hanno verificato una costante e massiccia riduzione dei flussi di grezzo dalla Russia verso l’India.

Iniziata a febbraio 2022 ha avuto un ulteriore calo a fine 2022.

Questo forse per la sempre maggior riluttanza delle banche a fare affari con la Russia o forse per paura della pessima immagine se venissero scoperte.

Le strategie

Certo non aiuta il fatto che Alrosa non pubblichi più dati sulla produzione e sulle scorte.

In questo settore tuttavia è quasi impossibile tenere nascoste le informazioni a lungo!

Quindi, per capire cosa succede, forse basta mettere insieme in modo corretto le informazioni disponibili da più fonti.

Se è vero che alcuni produttori indiani comprano diamanti russi grezzi ad Anversa da fornitori privati e alcuni di questi hanno notato un calo nella qualità allora questo vuol dire che le pietre migliori sono “riservate” a pochi grandi produttori che operano con un contatto diretto e privilegiato con Alrosa.

Cina e India, visti i legami con la Russia sono poco sensibili alle vicende geopolitiche e i loro cittadini praticamente non considerano le sanzioni.

Le conseguenze

Questi contatti diretti creano l’impressione che ci sia una penuria di diamanti di qualità.

In realtà le pietre belle, africane, australiane o canadesi, non mancano!

Il fatto è che una fonte abituale per il nostro mercato adesso vende in oriente snobbando il mercato europeo e americano, al quale non avrebbe comunque accesso visto il rigido controllo sulle certificazioni di provenienza che applichiamo.

In sintesi anche se nessuno sa con sicurezza quanta merce arrivi dalla Russia è certo che ne arrivi, come è anche certo che la quasi totalità di queste pietre finisca in India e Cina.

Questo sta causando crescenti tensioni internazionali con gli Stati Uniti che potrebbero introdurre nuove sanzioni, giusto per gettare altra benzina inutile sul fuoco già fin troppo vivo dei prezzi nel mondo.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Speculazione

La vera faccia della speculazione

Da molti mesi si parla di speculazione come della causa dei prezzi che ci sono piombati addosso e adesso cerchiamo di correre ai ripari.

In realtà sono due anni e mezzo che questa situazione girava nell’aria, ma era talmente diversa dalle nostre abitudini che nessuno ci voleva credere.

A marzo e giugno del 2020 scrissi due articoli su come immaginavo il futuro economico e il post pandemia.

Questi sono i link per chi vorrà verificare se ci ho azzeccato:

In sintesi mi immaginavo le conseguenze della valanga di denaro introdotta nell’economia planetaria e dell’inflazione che ne sarebbe seguita.

Che poi la speculazione si manifestasse era inevitabile, ma non credo che tutto quello che stiamo vivendo dipenda solo da lei.

Cosa dovrebbe essere la speculazione

La speculazione in sé non solo non è cattiva ma è sempre stata il simbolo della lungimiranza e della capacità umana.

L’origine della parola arriva dal latino specchio” ed è sempre stata usata per indicare la capacità di vedere.

Di vedere lontano e prima degli altri i cambiamenti o le opportunità.

Speculare in borsa vuol dire (o voleva dire) saper leggere e interpretare report, bilanci e voci su una determinata società, saperne stimare gli effetti sulle quotazioni ed agire di conseguenza per ottenerne un profitto.

Nell’industria o nel commercio si speculava quando si vedeva un’opportunità, spesso lontana nel futuro, e ci si puntava sopra cercando di coglierla.

Lo ha fatto chi ha puntato sulle auto quando c’erano le carrozze, chi ha scommesso su internet quando era solo un sistema di comunicazione militare o, al più, una cosa da nerd.

Cos’è davvero

Poi purtroppo il mezzo, il denaro, è diventato il fine e la speculazione è diventato sinonimo di illecito profitto, di abuso delle situazioni di mercato.

Speculazione

Inutile recriminare, quello che è successo non lo si può cambiare, si può invece fare molto per affrontare quello che succederà.

La speculazione è presente anche nel mercato dei diamanti ma in un modo meno evidente e, a mio parere, molto più subdolo.

Non ha colpito i prezzi con aumenti folli ma ha introdotto beni che solo apparentemente erano un’opportunità: i famosi (o famigerati) diamanti sintetici.

Uno stimato professionista del mio settore, Martin Rapaport, ha scritto molto sull’argomento.

Padre dell’omonimo listino, gestisce un network che quota oltre 900.000 diamanti per un valore oltre 6 miliardi di dollari oltre ad essere molto attivo sul fronte etico dell’industria dei diamanti.

Per me è sempre stato una preziosa fonte di informazioni.

Depurando i suoi articoli dalla legittima componente commerciale mi ha fatto notare molti cambiamenti prima che piombassero sul mercato.

La bussola nella tempesta

L’ultima sorpresa è arrivata con gli auguri di Natale dove, senza allarmismi o accondiscendenza, parlava delle sfide che l’industria dei diamanti dovrà affrontare.

Il punto basilare e solo apparentemente ovvio è esercitare la propria attività solo su ciò che è certo e sostenibile.

Per i diamanti questo vuol dire basarsi sul desiderio di sicurezza emotiva e finanziaria delle persone.

Sicurezza e impegno sono componenti fondamentali della natura umana, legate ad essa in modo darwiniano.

Non importa chi sei, dove o quando sei, se vuoi avere figli o no: comunque hai bisogno di sicurezza emotiva e finanziaria.

Superata la soglia dell’economia di sussistenza si attivano meccanismi che ci fanno cercare la sicurezza.

Il ruolo di chi fa il mio lavoro è mantenere la relazione simbolica tra i diamanti e il dono di queste sicurezze.

Guerre, pandemie, dati demografici impatteranno sempre sui mercati finanziari e dei diamanti, creando infinite possibilità per fare (o perdere) montagne di soldi.

Tuttavia il futuro del mio settore non si basa sul breve termine.

I diamanti sono una riserva di valore di lungo termine utilizzata come simbolo di impegno.

Le scelte strategiche

Ed è qui che entra in scena la speculazione, sotto forma del mio peggior nemico: l’avidità.

Il marketing, la promozione e la vendita di diamanti sintetici come sostituti dei diamanti naturali sta distruggendo il valore di queste magnifiche gemme in nome di un fugace (ed enorme) profitto di breve termine.

I diamanti sintetici sono i “Bitcoindel mercato dei diamanti.

Anzi ne sono la parte peggiore perché mancano di qualunque elemento di scarsità che ne giustifichi il valore.

Chi li vende paragonandoli alle pietre naturali non rivela mai la loro incapacità assoluta di mantenere il valore.

Ed infatti il loro prezzo è in costante calo.Alla fine il loro commercio crollerà, come stanno facendo i prezzi dei materiali sintetici, come già è successo per rubini, smeraldi e zaffiri sintetici.

Chi ha pagato 5.000 € un diamante sintetico anziché i 10/15.000 € per il suo omologo naturale quando scoprirà che adesso vale solo centinaia o decine di Euro si ricorderà molto bene il nome di chi glielo ha venduto.

Un diamante non è bigiotteria e la reputazione a lungo termine vale più del profitto a breve: su queste idee ho cercato di basare la mia azienda.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Mistero

E a volte ritornano!

Svelato il mistero dello splendido diamante rosa da 13.15 ct, Fancy Vivid Pink, purezza Vvs1 che era sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte, lo scorso 6 dicembre, dell’asta di Christie’s a New York ma era stato ritirato dalla vendita senza spiegazioni.

Ne avevo parlato nel mio penultimo articolo, analizzando le diverse voci che circolavano su questa strana sparizione.

Come sempre la realtà supera la fantasia. Questa volta però si sono raggiunti livelli davvero incredibili.

Il mistero svelato

Si è appurato che questo splendido diamante faceva parte di una truffa da 90 milioni di dollari ai danni di un ricco cittadino del Qatar.

Mistero

Il magnate arabo aveva affidato ad un suo dipendente questo magnifico anello oltre a due diamanti gialli, un diamante bianco da 42 ct, una collana con circa 150 diamanti e altri pezzi minori.

Come da istruzioni il dipendente aveva poi consegnato il tesoro ad un consulente statunitense.

La barzelletta

Fin qui nulla di strano se non fosse che il professionista in questione si proponeva come “consulente psichico”.

La sua attività professionale era “purificare i gioielli dagli spiriti maligni”.

Il colpo di…fortuna

Incredibilmente pare che il consulente si sia appropriato del diamante rosa, cercando di venderlo all’asta tramite Christie’s, fornendo alla celebre azienda la documentazione che ne attestava il legittimo possesso.

Per fortuna il socio del proprietario arabo ha riconosciuto l’anello, avvisandolo prontamente. Lui, sorpreso dalla situazione, ha immediatamente denunciato i fatti all’Homeland Security americana.

Dopo una rapida indagine gli agenti hanno sequestrato la pietra direttamente presso la casa d’aste.

L’importanza della professionalità

Al momento sembra che Christie’s sia del tutto estranea alla truffa.

Anzi, proprio l’ampia pubblicità fatta all’anello ha reso possibile il suo riconoscimento e recupero prima della vendita.

Il mistero quindi non riguardava un lungimirante cliente che aveva fatto il colpaccio prima dell’asta e neppure riguardava il timore di un invenduto vista la frenetica corsa dei prezzi.

In realtà si trattava di una tentata truffa ai danni di un ricco magnate un po’ troppo superstizioso e decisamente poco cauto.

Se vi piacciono questi contenuti iscrivetevi alla mia newsletter, saprete così alcuni trucchi del mestiere per risolvere degli apparenti misteri di questo affascinante mondo.

Alla prossima,

Paolo Genta

Mistero

A volte spariscono!

Questo splendido diamante rosa da 13.15 ct, con una purezza elevatissima (Vvs1) e, a mio parere, il miglior colore possibile (Fancy Vivid Pink) è sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte dell’asta di Christie’s a New York il prossimo 6 dicembre.

Anche se la sparizione è stata volontaria e non in seguito ad un furto, ha comunque sorpreso tutti gli addetti ai lavori, specialmente perché la celebre casa d’aste non ha fornito alcuna spiegazione.

Non è il primo pezzo da sogno sparito negli anni dalle aste, solitamente in seguito a trattative private.

Dopo qualche anno solitamente rispuntano in celebri collezioni.

Questa volta potrebbe essere lo stesso copione ma, siccome il dubbio crea la notizia e la notizia diventa pubblicità, alcuni si chiedono se invece il ritiro non sia legato al timore di un invenduto.

Tre settimane fa, a Ginevra, il Fortune Pink (taglio a goccia, ct. 18.18, Fancy Vivid Pink), stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari ha fruttato al venditore per poco meno di 29 milioni.

Subito dopo un diamante blu di 5.53 ct, della celeberrima collezione De Beers Exceptional Blue, è rimasto invenduto.

Quindi il mistero sulla “sparizione” permane.

Qualche lungimirante e facoltoso cliente avrà fatto il colpaccio o, dopo una lunga e frenetica corsa, finalmente il mercato ha deciso di prendersi una sana e necessaria pausa?

Volete sapere quale è stato il diamante rosa più costoso fino a oggi? Leggete qui e lo scoprirete!

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Prezzo

Rientro bollente

Negli anni ci siamo abituati ai classici “ritocchi di prezzo autunnali” dei listini che, insieme a quelli di gennaio, rendono molto più sgradevole il rientro dalle vacanze.

Oggi mi sembra che la musica sia cambiata, profondamente.

A parte il fatto che il prezzo dell’energia elettrica è iniziato a crescere in modo abnorme già un anno fa, quindi ben lontano dai venti di guerra, e che l’aumento del prezzo dei carburanti è solo parzialmente giustificato dalla rivalutazione del dollaro, cosa sta succedendo?

A metà luglio, nella mia newsletter, descrivevo la situazione come una tempesta perfetta, con una crisi di governo come ciliegina finale.

Era un’analisi limitata al mercato italiano che ora si deve estendere a tutto il mondo.

Perché se ragioniamo in termini strettamente locali rischiamo di avere una visione molto distorta dei fatti e del futuro.

Gli ingredienti del caos

La pandemia ha mostrato i piedi di argilla di alcuni giganti. A mio parere ha mostrato anche la vulnerabilità del sistema economico che abbiamo costruito.

Sono decenni che nazioni, decisamente benestanti, quando vogliono una risorsa si limitano a strapagarla per sottrarla al resto del mondo (Usa) oppure si comprano la nazione che la produce (Cina).

Con la ripresa produttiva dopo la fase più acuta dell’emergenza pandemica questo comportamento è diventato la norma.

Ci si è accorti che la corsa alla massima convenienza economica ha reso fragile la catena dei rifornimenti. Questo ha portato alla più semplice delle conseguenze: ci sono pochi prodotti, se li vuoi li paghi.

Che poi la scarsità di prodotti sia reale o meno è secondario, l’importante è cavalcare l’informazione più utile ai nostri scopi.

In un mondo dove se non trovi le ciliegie a Natale esci di testa questo è sufficiente per creare il caos.

Il discorso è molto complesso ed è differente per le varie nazioni ma, in estrema sintesi, il succo è quello.

A poco vale la considerazione che solo una piccola percentuale della popolazione ragioni così, lo vediamo tutti i giorni: l’informazione non è solo il petrolio del XXI secolo, ne è anche l’acqua e l’aria.

Se sai gestire le informazioni controlli tutto. Ecco perché è tanto facile manipolarci.

Soluzioni? Poche, ma ci sono.

Prima fra tutte riprendere la sana abitudine di agire solo dopo un’attenta valutazione: è certamente faticoso ma se accettiamo sempre tutte le novità senza reagire poi non possiamo lamentarci perché ci ritroviamo nei guai.

Non possiamo certo proclamare l’autarchia e isolarci dal mondo ma tra questo e subire passivamente tutto credo esista una sana via di mezzo.

Ma veniamo al mio settore: come ci si attendeva arrivano le prime conferme del rapporto Anglo American che vedeva in calo il prezzo di quasi tutte le materie prime ad esclusione del mercato dei diamanti visto in crescita.

Il primo pensiero che mi è venuto è stato: “bravi voi, estraete diamanti!

Poi mi sono ricordato che estraggono anche oro, platino, carbone, metalli, producono asfalto, cemento e fertilizzanti.

Quindi si può dire che abbiano un’ottima percezione del mercato.

L’impatto di questo calo dei prezzi sarà molto diverso nel mondo, esattamente come lo è l’impatto dell’inflazione, esattamente come lo sarà la dinamica futura dei tassi di interesse.

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Argyle tender 2007 - Investire al Top!

Investire in diamanti è un affare complicato?

Investire in diamanti è un argomento che si ripropone ogni volta che i mercati sono in subbuglio e, puntualmente, si riaccende la discussione tra favorevoli e contrari.

Inutile dire che io sono tra i favorevoli e non solo perché li vendo!

Sono favorevole soprattutto perché negli anni ho visto i risultati che hanno portato grazie a una corretta gestione.

Tuttavia è giusto analizzare anche le motivazioni dei detrattori.

Se non si ascoltano i dubbi dei potenziali clienti difficilmente si guadagna la loro fiducia.

Inoltre si può sempre imparare e scoprire eventuali punti deboli nelle proprie convinzioni.

La situazione oggi

che sia difficile è evidente: siamo sotto il fuoco incrociato di:

  • rincari folli
  • inflazione in crescita
  • mercati ballerini
  • crollo delle criptovalute
  • guerra
  • pandemia

Questo ha ravvivato (anche se sarebbe meglio dire scatenato) l’interesse per l’investimento in diamanti.

Investire in diamanti

I diamanti bianchi sono sempre ricercati ma, come previsto tempo fa, sono i diamanti colorati, detti Fancy, a fare la parte del leone.

La chiusura della miniera di Argyle, nel novembre del 2020 ha provocato una contrazione dell’offerta di queste splendide gemme superiore al 90% mentre la domanda sta continuando a salire.

Dubbi o opportunità?

I detrattori sostengono che un diamante, non essendo un bene fungibile, vale quanto l’acquirente pagherà il giorno della vendita. Il sottinteso è che sarà l’acquirente a determinare il prezzo in base all’urgenza di realizzo del venditore.

Questa critica è assolutamente giusta e fondata ma non è un punto debole dei soli diamanti: non conosco un solo bene che sfugga a questa regola.

Se devo vendere allora anche in borsa accetto il primo prezzo del book, che mi convenga o meno. Stesso discorso vale per oro, case, quadri, auto, orologi.

Quando ci si avventura sui mercati si imparano molto velocemente due regole: mai inseguire il mercato e mai manifestare la propria posizione di debolezza.

Altra freccia all’arco dei contrari è il risultato delle famose aste di Christie’s e Sotheby’s nelle quali a volte le gemme vengono vendute per milioni oltre la loro stima massima altre sotto la valutazione minima o addirittura restano invendute.

Tengo nota dei risultati di queste aste da moltissimi anni proprio per capire e scegliere per voi la tipologia di pietre che un domani vi potrà regalare soddisfazioni e non problemi.

Quindi le aste sono per me una grande fonte di informazione su cosa il mercato chiede, non certo un casinò dove il risultato è casuale.

Investire con nuove strategie

La cosa che mi sfugge è perché gli stessi detrattori, spesso professionisti affermati della finanza, diventano entusiasti sostenitori dei diamanti quando sono loro a proporli tramite uno strumento finanziario.

Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le “cordate” per l’acquisto di diamanti.

Una azienda di Dubai sta costituendo il suo quinto fondo specializzato in diamanti e gemme preziose (Buy-in minimo: 1.000.000 $) con capitale previsto di 100 milioni di dollari e sede a Curacao, nelle Antille Olandesi.

Un’altra cerca di “standardizzare” il bene diamante comprando solo pietre identiche che vengono proposte a 5000 $ l’una sigillate in un una moneta di plastica.

Infine c’è chi ha venduto un magnifico diamante rosa dividendolo in 2000 quote da 200 $ l’una.

Sembra quindi che se i diamanti da investimento transitano per uno strumento finanziario (o spacciato per tale) i problemi magicamente spariscano.

Le mie considerazioni

A mio parere, escludendo dallo studio le truffe palesi, questi metodi funzionano ma sono cari:

  • Cari in acquisto perché i prezzi di carico sono spesso significativamente più elevati di quelli di mercato. Da qui la convenienza per l’intermediario.
  • Cari in vendita perché al realizzo la commissione per la struttura è spesso molto rilevante. Altro vantaggio per l’intermediario.
  • Cari sul fronte del rischio che resta esattamente uguale ad un acquisto tradizionale dello stesso bene. Terzo vantaggio per l’intermediario: il rischio resta a carico del cliente.

Mi chiedo quindi quale sia il reale vantaggio di transitare da queste forme di acquisto per investire in diamanti.

L’unica ragione sensata è il maggior potere contrattuale che si ottiene con cifre più consistenti unendo più richieste: questa è una metodologia che accetto da anni, il vantaggio per il cliente è il maggiore sconto, il mio è un maggior volume di vendita.

La differenza basilare è che consegno sempre le gemme agli acquirenti, quindi a fronte del bonifico effettuato il cliente riceve fisicamente il bene acquistato, questo per sua tutela e indipendenza per le scelte future.

Molti considerano un problema la custodia dei diamanti una volta acquistati considerando elevati i costi per la custodia in banca e per l’assicurazione.

In realtà sono solo una frazione trascurabile rispetto al surplus di costo e alle commissioni di queste soluzioni innovative.

In conclusione

La mia impressione è che, come hanno fatto tragicamente alcune banche anni addietro, tutti sanno che i diamanti sono un ottimo investimento ma in realtà l’interesse primario è lucrare extra profitti anziché curare le esigenze del cliente.

A mio parere i diamanti, particolarmente i fancy, sono un’ottima opportunità di investimento ma a patto di investire direttamente su di essi e non su uno strumento finanziario che, pur rappresentandoli, serve solo per sottrarre all’investitore parte della performance.

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Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

Sanzioni

Sanzioni: quanto ci costano davvero?

Le sanzioni sono un argomento scottante. Sono diventate la bandiera per schierarsi in questa tragica situazione.

Alcuni le reputano totalmente inutili contro un gigante come la Federazione Russa, altri le vorrebbero totali per stroncare le fonti di finanziamento della guerra, infine ci sono persone che vedono nelle sanzioni una pericolosa provocazione verso una nazione assai aggressiva.

Messe da parte le mie opinioni sull’efficacia finora dimostrata dalle sanzioni ho potuto studiare meglio le conseguenze per noi sui mercati di oro e diamanti.

L’oro

L’argomento più recente riguarda l’oro: come sappiamo le borse si muovono sulle notizie quindi anche se manca ancora l’ufficialità su tempi e metodi per l’embargo dell’oro russo il mercato ha già usato le parole di Erich Maria Remarque per dare il suo parere: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

A parte un’oscillazione in apertura, inferiore all’1%, l’oro prosegue il suo cammino apparentemente insensibile alle sanzioni.

Nelle prime due settimane del conflitto l’oro ha ripetuto i massimi del luglio 2020 per poi ripiegare di oltre il 10% arrivando a testare il supporto del luglio 2011: quei 59 $/g che hanno segnato la fine della prima corsa all’oro iniziata nel 2003.

Come si può vedere dal grafico sembra che le conseguenze delle sanzioni sull’oro russo, almeno per chi le ha imposte, siano nulle.

sanzioni oro

Non dimentichiamoci poi che i media amano cavalcare l’onda delle notizie ma spesso arrivano fuori tempo.

Le autorità sono attive sin da marzo per bloccare i capitali russi in fuga. La Svizzera, per esempio, vieta la commercializzazione del metallo russo dal 7 marzo 2022 e a maggio ha sequestrato tre tonnellate del prezioso metallo triangolate dal Regno Unito ma di provenienza russa.

Divieti simili sono stati posti mesi fa anche dal London Bullion Market ma, al solito, “fatta la legge trovato l’inganno”: adesso pare che sia Dubai la piazza di transito per aggirare i divieti.

I diamanti

Per il mondo dei diamanti invece pare che il problema sia quantificabile in 31,5 milioni di dollari.

Questo è quanto Alrosa, gigante minerario russo, non pagherà l’anno prossimo al Natural Diamond Council (NDC) come conseguenza diretta delle sanzioni sui diamanti.

L’NDC è un ente, finanziato da De Beers, Lucara Diamond Corp., Arctic Canadian Diamond Company, Petra Diamonds, Rio Tinto e altri che ha il compito di promuovere i diamanti naturali sul mercato tramite mirate campagne di marketing.

A quanto pare l’unico problema sarà coprire il budget, per il 2023, per la promozione dei diamanti naturali presso il pubblico.

Certamente è un problema da risolvere ma non mi sembra così grave da affossare il mercato.

Il mercato

Come scrivevo a marzo la domanda di diamanti ha raggiunto e superato i livelli del 2019 ma i prezzi rimangono stabili, almeno in dollari, mentre per noi europei sono saliti a causa della rivalutazione del dollaro.

Al momento il mercato riesce a gestire la forte domanda ma la situazione non sarà sostenibile a lungo.

Anche perché i prezzi di tutti i materiali sembrano impazziti e, siamo sinceri, non certo a causa della guerra o delle sanzioni.

La speculazione

Basta analizzare il “sangue” della nostra economia: il petrolio.

Nella prima metà del 2008 costava circa 114 € al barile (180 $ al cambio di 1.57) mentre oggi costa 104 € al barile (110 $ al cambio di 1.05).

In compenso il gasolio che nel 2008 costava 1.3 €/l, oggi costa 2,04 €/l (2.54 se includiamo lo sconto sulle accise).

Davvero è una conseguenza della guerra?

A fronte di un calo del petrolio del 5.5% come fa il gasolio ad essere aumentato del 57% (del 95% senza lo sconto)?

Non sono mai stato un complottista ma, rileggendo l’articolo di due anni fa, è difficile non notare un collegamento.

Poche settimane fa guardavo sui social commenti inviperiti di clienti che maledicevano i produttori di pasta.

Pastai che prima dichiaravano di usare solo grano duro italiano si lamentavano della scarsità di materie prime a causa del blocco del grano ucraino.

Non uno si è posto il problema che l’Ucraina pesa, sull’export mondiale di grano duro, poco più del 2% (idem la Russia).

L’Italia dipende per il 46% dal Canada, l’8% dalla Grecia, il 7% da Francia e Usa, il 3% dal Kazakistan.

Il prezzo del grano è esploso a causa dei problemi delle coltivazioni in Canada e dell’aumento dei costi di trasporto.

Di nuovo guerra e sanzioni non c’entrano nel discorso.

Come difendersi

Come notate è importante saper distinguere la realtà da come ci viene presentata, saper riconoscere l’inizio di un trend da una bieca manovra speculativa, scegliere le soluzioni che meglio si adegueranno alle nostre esigenze future.

È bastato il semplice annuncio (nessuna decisione, solo un annuncio) da parte russa della possibilità per l’Ucraina di esportare grano dai porti occupati per far tornare i prezzi indietro di due mesi.

In un contesto così turbolento sono felice che i diamanti seguano l’unica legge di mercato che trovo corretta: i prezzi devono basarsi su domanda e offerta, non su paura e speculazione.

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Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

Accorciare la filiera: “dalla miniera al dito”

La filiera, di qualunque bene, è da molti anni al centro dell’attenzione di tutti gli operatori.

Alcuni la vogliono accorciare, altri la tracciano, tutti vogliono controllarla.

Nel vasto mondo delle gemme la filiera è importante per la capire la qualità e valutare i prezzi.

Spesso basta il nome di una regione per evocare gemme magnifiche, come è successo per le tormaline Paraiba, i rubini Burma o la Tsavorite.

Il diamante

È l’unica gemma che fa eccezione. Per lui è in corso una battaglia senza esclusione di colpi per controllarne la filiera.

Nulla di nuovo a ben vedere, tranne il fatto che periodicamente l’idea di accorciare la filiera dei diamanti viene riproposta… Ovviamente sempre nell’interesse esclusivo del consumatore finale!

Tempo fa avevo scritto sulla tracciabilità e sul percorso dalla “miniera al dito” di queste bellissime gemme.

Da allora quasi tutti hanno provato a vendere, come un vantaggio per il cliente, la storia della pietra ma tutti hanno fallito.

L’ idea

Hanno fallito perché, in realtà, si trattava solo di modi per aumentare il prezzo delle gemme.

Solo la storia sull’origine naturale dei diamanti ha funzionato: perché serve davvero ai clienti per distinguere i diamanti naturali dai sintetici.

Questa volta ci provano Lucara, gigante canadese dell’estrazione di diamanti molto attivo in Botswana e HB, taglieria di Anversa con l’ambizione di snellire la catena di approvvigionamento in nome di trasparenza, sostenibilità ed etica.

In realtà, in base alle notizie filtrate finora, si tratterebbe di un accordo commerciale tra il governo del Botswana, noto produttore di diamanti di grandi dimensioni e ottima qualità, la compagnia mineraria, che possiede diverse miniere in quella regione e la taglieria per scegliere le pietre migliori e indirizzarle verso il gigante francese del lusso LVMH.

La sostanza

Come questo sia nell’interesse del consumatore finale, dell’ambiente o dell’etica mi sfugge.

Mi sembra un’operazione commerciale, lecita, ma finalizzata a ottenere maggiori profitti grazie all’esclusività dei marchi LVMH.

Lo scopo finale è sottrarre il lucroso mercato dei diamanti di grosse dimensioni agli attuali operatori.

In sostanza questo, come tutti i precedenti accordi, mirano a spostare la ripartizione del profitto a monte.

Purtroppo il consumatore finale al meglio continuerà a pagare gli stessi prezzi, più spesso invece li vedrà crescere per i presunti servizi aggiuntivi.

I vantaggi

L’unico vantaggio, giusto e apprezzabile, sarà per il Botswana che potrà vendere meglio i suoi diamanti con positive ricadute su tutta la popolazione.

Per chi vorrà comprare un diamante “normale” non credo che cambierà molto.

I fortunati che guardano solo le pietre di grandi dimensioni invece dovranno valutare la soddisfazione di acquistare un diamante eccezionale in una location esclusiva magari sorseggiando champagne rispetto al prezzo pagato.

Personalmente sorrido perché da decenni le pietre più esclusive si scambiano in questo modo.

Non conosco un solo professionista del settore che non offra generosi servizi accessori agli acquirenti di pietre particolari.

Vedremo se questa volta ci saranno novità interessanti o se sarà il solito tentativo di scalare il mercato dietro la bandiera dell’etica e dell’ecolgia.

Se volete capire meglio i dettagli del mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

Guerra e Pace

Guerra e diamanti

La questione dei diamanti di guerra non è mai stata più attuale.

Nei decenni passati si è lavorato molto per debellare questa piaga dal mercato delle gemme.

Grazie al Kimberley Process, l’accordo internazionale che blocca il commercio dei diamanti che arrivano dalle zone di guerra, il 99,8% dei diamanti in commercio è etico.

Il problema però, proprio come il diavolo, si nasconde nei dettagli.

Cosa fare se i diamanti non arrivano da una zona di guerra ma uno dei belligeranti ne è un grosso produttore?

Come comportarsi quando la situazione è più intricata del proverbiale “nodo di Gordio”?

A mio parere basta seguire lo spirito dell’accordo

e non barricarsi dietro la lettera delle disposizioni.

L’idea che ha ispirato questo accordo è semplice. I soldi spesi per un bene non devono alimentare guerre, sfruttamenti o sofferenze nei paesi dai quali questi beni provengono o sono lavorati.

Per quanto possa sembrare utopistica questa è un’idea che dovrebbe essere applicata in tutti i campi dell’economia e della finanza.

Questo però ci porterebbe a riconoscere una triste realtà: il benessere del quale godiamo è in parte fondato sulla sofferenza di qualcun altro.

Se applicassimo coerentemente i principi morali dovremmo smettere di acquistare gas, petrolio, legname e diamanti dalla Russia, importare materie prime dall’Africa, rinunciare a produrre in Cina e in estremo oriente.

La cosa sarebbe semplicemente impossibile. Quindi, prima di giudicare, dovremmo analizzare le nostre reali possibilità di azione. Qual è il prezzo che siamo veramente disposti a pagare in nome dei principi che vogliamo difendere?

I diamanti di guerra sono stati una grossa minaccia per il mercato, sia sul fronte etico che commerciale.

Scoperti dal pubblico solo nel 2006 grazie al film di Edward Zwick con Leonardo DiCaprio erano già nel mirino delle autorità e delle industrie da molti anni.

I primi accordi risalgono al 2000 e sono diventati operativi nel 2002.

Oggi il conflitto tra Russia e Ucraina ci pone di fronte a nuove scelte.

La lettera delle disposizioni internazionali vieta la commercializzazione delle pietre scavate e tagliate in Russia, mentre nulla dice delle gemme scavate in Russia ma lavorate altrove.

Personalmente trovo ridicola questa normativa, specialmente se penso che l’80 90% di tutti i diamanti estratti è tagliato in India, nel distretto di Surat!

Come in molti altri settori le sanzioni contro la Russia hanno lasciato spiragli per aggirarle grandi come portoni.

Fortunatamente il commercio dei diamanti pare stia

seguendo più lo spirito che la lettera delle disposizioni.

Praticamente tutti i marchi famosi hanno interrotto sia le vendite in Russia sia gli acquisti delle loro gemme, indipendentemente da dove sono state tagliate.

I grossisti che trattavano pietre russe sono stati isolati e potranno rivolgersi al solo mercato interno.

Non che questo faccia una sostanziale differenza nel conflitto o eserciti chissà quale pressione ma, almeno questa volta, il comportamento dell’economia mi sembra coerente con i principi e non succube del solo interesse economico.

Un altro aspetto molto interessante è l’andamento dei prezzi dei diamanti.

Nello scorso articolo vi dicevo che gli ultimi aumenti non erano correlati con la guerra, dopo oltre un mese di conflitto posso confermare questa notizia.

Gli aumenti ci sono stati, ma sin dallo scorso anno e sono stati causati dall’aumento della domanda, non dalla speculazione.

Nelle ultime tre settimane non solo i prezzi di listino sono rimasti stabili ma a il prezzo del grezzo è leggermente calato.

Calo fisiologico dovuto alla riduzione della domanda dopo i consistenti acquisti dei mesi passati per aumentare le scorte.

Come ho affermato più volte un bene è considerabile un rifugio di valore solo se non ha quotazioni troppo ballerine e se il suo trend non replica le fibrillazioni del mercato.

A quanto pare i diamanti stanno rispettando queste regole, confermandosi tra i migliori beni rifugio.

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Alla prossima,

Paolo Genta