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Opportunità

Cicli di mercato, bolle e opportunità

Che i mercati si muovano secondo cicli è cosa ampiamente nota. Le bolle speculative invece, così come le opportunità, a volte si riconoscono solo a posteriori.

Neppure il settore dei preziosi si sottrae a questa regola non scritta.

Circa 15 anni fa il mercato ha spostato i suoi riflettori dalle pietre colorate ai diamanti, prima su quelli bianchi, poi su quelli colorati.

Opportunità
Foto: Sotheby’s – ct. 102.39 D/Fl

In effetti è stata colta una grossa opportunità visto che il colore aveva fatto molta strada e i diamanti promettevano performance notevoli.

Il tempo ha dato quasi interamente ragione a questa visione ma la pandemia ha creato una situazione particolare.

I diamanti bianchi hanno fatto un percorso da manuale. Dopo i record di prezzo post covid hanno stornato parte della crescita fatta e sembrano ora pronti a ripartire.

Rubini, zaffiri e, parzialmente, gli smeraldi invece, dopo aver condotto un’esistenza lineare dal 2007 al 2020, improvvisamente hanno deciso di prendere un razzo ed entrare in orbita.

Opportunità
6.29 ct Zaffiro di Ceylon con 2.27 ct. diamanti. By Gabriel Angulo

Opportunità o bolla?

Molti fattori concomitanti hanno portato a queste performance, facendo raddoppiare in due anni i prezzi per i rubini di qualità e triplicare quelli degli zaffiri più pregiati.

Pochi hanno fiutato l’opportunità e ancor meno sanno se questa sarà una bolla o il preludio di nuove incredibili performance.

Prima di loro già tutte le altre pietre di colore, dalle acquemarine ai topazi, dalle tormaline agli opali, avevano imboccato un percorso di crescita che negli anni le aveva proiettate a livelli di prezzo mai visti.

L’unica costante che ho trovato è la ricerca della qualità assoluta che è diventata più che maniacale.

Le leggi di mercato, tra speculazioni, oscillazioni di domanda e offerta e “problemi” geopolitici, basterebbero a spiegare il perché di tanto interesse.

Tuttavia la vera differenza è nata dalla richiesta di pietre perfette e non trattate, che sono rarissime.

Smeraldo Maximilian

Le cause

Facciamo un passo indietro: anche se la natura fa meraviglie siamo convinti di saper fare di meglio e quindi abbiamo inventato molti processi per “migliorare” quello che troviamo sulla terra.

Per le gemme, quando non ne troviamo di abbastanza belle, abbiamo imparato a trattarle per renderle più colorate, trasparenti o pure.

Rubini e zaffiri vengono ormai tutti trattati termicamente per saturarne il colore (e questo è l’unico trattamento accettato dal mercato) o migliorarne la purezza.

Alcuni vengono invece scaldati insieme a materiale vetroso colorato che, fondendosi, riempie le fratture, ma qui entriamo in un altro mondo e, a mio parere, si rovinano le gemme anziché migliorarle.

Il processo termico esiste in natura. Si misura in tempi geologici e non industriali, ma lascia tracce ben diverse nelle gemme, creando le meraviglie che collezionisti e investitori oggi cercano.

Credo che questo interesse per la qualità sia un effetto collaterale della bolla dei diamanti sintetici.

Invece di scoraggiare i clienti ha portato una sensibilità maggiore verso le cose più belle, perfette e naturali.

Opportunità

Gli effetti

Se da un lato non ci sono problemi di approvvigionamento o di prezzo per le pietre trattate termicamente (e considerate normali sul mercato) dall’altro sono sparite le pietre non trattate.

I maggiori grossisti mondiali prima ne vedevano 7 / 8 alla settimana, adesso sono contenti quando ne vedono una al mese!

Naturale che con queste premesse i prezzi siano esplosi. Credo tuttavia che questa sia un’opportunità e non solo una bolla.

Certamente un acquisto fatto oggi esige cautela ma la ricerca della qualità assoluta è ormai una tendenza consolidata da anni.

A quanto pare i tentativi di imitazione e di miglioramento delle gemme hanno avuto un triplice effetto.

Se da un lato hanno permesso a un segmento del mercato di comprare pietre esteticamente belle a prezzi contenuti, facendo anche abbassare anche i prezzi delle pietre naturali omologhe, dall’altro hanno spinto il segmento più attento verso la qualità senza compromessi.

Opportunità

Sembra che gli acquirenti che considerano le gemme non solo un magnifico oggetto ma anche un investimento invece di farsi spaventare da trattamenti e pietre sintetiche si affrettino ad accaparrarsi le migliori pietre naturali disponibili.

In finanza questo si chiama fly to quality e indica un comportamento valido anche in economia: in momenti di incertezza e turbolenza ci si rifugia nella qualità.

È un comportamento che paga sempre perché ci permette di guardare alle mode e alle operazioni commerciali con la consapevolezza che loro “passeranno”, la qualità invece sarà sempre desiderata.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Inflazione

Tassi, inflazione e aspettative

Nel celebre film “Il diavolo veste Prada” una glaciale Meryl Streep, parlando di un servizio di moda, liquidava una collaboratrice con un lapidario “Floreale? Per la primavera? Avanguardia pura!”.

Negli anni è diventata una delle mie battute preferite per sottolineare cose ovvie o banali elevate al rango di idee innovative.

Proviamo ad analizzare una cosa ovvia e vediamo se nasconde informazioni importanti.

Inflazione e tassi oggi

La situazione dei tassi di interesse è sotto gli occhi di tutti (questo è stato il nono rialzo consecutivo) e chi paga un mutuo sa molto bene cosa questo significhi.

Anche se l’inflazione sta rallentando, pochi credono che i prezzi scenderanno grazie alla maggior propensione al risparmio prodotta dai tassi elevati a discapito dei consumi.

Molti in realtà credono che i prezzi resteranno alti.

Se andrà bene smetteranno di crescere o ripiegheranno leggermente ma non torneranno ai livelli precedenti.

Si consumerà certamente meno, semplicemente perché non si hanno risorse infinite e, ad un certo punto, si dice basta e si seleziona.

La reale fonte dell’inflazione

In pochi tuttavia si accorgono che la maggior componente dell’inflazione arriva dal lato dei servizi e non dei prodotti.

Le vacanze hanno dato l’ultima botta ai prezzi, in attesa del classico “autunno rovente”.

In questo contesto apparentemente ovvio ci vengono suggerite molte aspettative, dalle più rosee alle più cupe.

Chi suggerisce improbabili tetti ai prezzi (ovviamente partendo da ottobre, ad aumenti già ben consolidati).

Altri propongono la redistribuzione degli extra profitti (ma non hanno fatto nulla per bloccare gli aumenti insensati e ingiustificati che abbiamo subito da quasi due anni (tre se si considera solo l’energia).

Alcuni infine vedono una forte crescita dell’economia che ci permetterà di affrontare il maggior costo della vita.

La mia interpretazione

Quando non riesco ad individuare il futuro più probabile mi rivolgo al passato, in questo caso ai dati Istat sull’inflazione media negli ultimi 70 anni.

inflazione

Alla fine degli anni ’60 l’inflazione è passata da un 1.4% – 2.6% a circa un 5% dei primi anni ’70 per poi esplodere al 19.1% nel 1974 e toccare il 21.2% nel 1980.

Fortunatamente oggi la situazione è molto diversa.

Non si parla più di Italia e di Lira ma di Europa e di Euro, tuttavia mi ricordo gli effetti sui beni di investimento (case, oro, diamanti) e sulla borsa di un’inflazione così elevata.

Le case hanno triplicato i prezzi, idem hanno fatto i diamanti, l’oro è addirittura cresciuto di 17 volte, anche se all’epoca si potevano solo comprare monete d’oro e non lingotti.

Questa volta le cose andranno in modo diverso ma non vedere l’opportunità sarebbe un peccato.

Un possibile futuro

Le case hanno un carico fiscale ben diverso da quello degli anni ’80, gli investimenti in oro sono tassati (al 26% sia sul fisico che sul cartaceo), i diamanti continuano a essere esenti ma risentono maggiormente degli umori del mercato.

Ai clienti che vogliono investire nel mio settore suggerisco di acquistare o diamanti bianchi con particolari sconti oppure diamanti colorati, rosa soprattutto.

Comprare bene serve per ammortizzare eventuali cali nelle quotazioni massimizzando le possibilità di rivendita.

Acquistare un diamante colorato significa salire su un treno che, pur avendo quintuplicato i prezzi negli ultimi 15 anni, sembra avere ancora molta voglia di correre.

In questo caso il mio compito professionale è di razionalizzare l’acquisto eliminando la maggior parte possibile dei costi, accorciare la filiera e minimizzare il rapporto rischio-rendimento.

Come in tutti i settori il risultato lo potrà stabilire solo il mercato ma affrontarlo preparati e con le migliori armi è più “saggio”.

Nuovi servizi

Per eliminare un punto debole dell’investimento in diamanti sto trattando con un broker assicurativo per potervi offrire una polizza contro il furto, a prezzi competitivi, per i preziosi custoditi in cassaforte o in cassetta di sicurezza.

Al momento si parla di un capitale assicurabile tra i 5.000 e i 50.000 € ma sto lavorando per offrirvi polizze ad hoc per importi maggiori o per coprire i rischi fuori dalla cassaforte.

Alla classica domanda “Ma adesso dove li tengo?” rispondo sempre “in cassaforte o banca” e, fino ad ora, non potevo suggerire altre soluzioni.

Con la newsletter di agosto spero di darvi maggiori dettagli e costi precisi.

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Alla prossima,

Paolo Genta

diamanti sintetici

Nel torbido si pesca meglio

Questa splendida foto di Jens Cullmann, vincitrice nel 2022 del World Nature Photography Awards, sintetizza perfettamente cosa sta facendo De Beers oggi.

Lo scorso 23 giugno Il Sole 24ore ha pubblicato un articolo di Sissi Bellomo che titolava “I diamanti naturali deludono e De Beers ora promuove il solitario sintetico”.

È un titolo altisonante, solo parzialmente vero, che tuttavia non svela fatti ben più complessi.

Si inizia con l’affermazione che, a causa di crisi e inflazione, i diamanti sono in crisi, come dimostrato dal calo di circa il 20% dai massimi di febbraio 2022.

Peccato che il dato non sia esatto.

Come sono cambiate le quotazioni

La tabella che segue indica la variazione percentuale assoluta, divisa per classi di peso, tra l’11 febbraio 2022 e il 16 giugno 2023.

Nella colonna “Best” è indicata la variazione per le pietre di migliore qualità (colore da D a E e purezza da IF a VS2) mentre nella colonna “Tot” è indicata la variazione media dell’intera classe (colore da D a M e purezza da IF a I3).

CtBestTot
0,30 – 0,39-5,84%-9,98%
0,40 – 0,49-0,76%-7,27%
0,50 – 0,69-11,16%-13,80%
0,70 – 0,89-2,93%-6,99%
0,90 – 0,99-8,15%-7,46%
1,00 – 1,49-8,06%-9,46%
1,50 – 1,99-8,00%-7,03%
2,00 – 2,99-6,69%-6,26%
3,00 – 3,990,91%0,83%
4,00 – 4,992,96%4,40%
5,00 – 5,991,79%3,90%
10,00 – 10,992,12%3,08%

Come si nota si passa dal dato negativo peggiore (-13.80% per le pietre da mezzo carato) a diversi valori positivi con un +4.40% per le pietre da 4 carati.

Se però confrontiamo i prezzi con inizio 2020, ultimo dato significativo, ante covid, inflazione, crisi e guerra, le cose cambiano.

CtBestTot
0,30 – 0,39-3,73%-11,20%
0,40 – 0,491,71%-8,83%
0,50 – 0,69-4,05%-11,91%
0,70 – 0,890,69%-7,43%
0,90 – 0,993,39%-3,87%
1,00 – 1,495,05%-5,54%
1,50 – 1,9910,63%10,73%
2,00 – 2,998,97%13,41%
3,00 – 3,9910,39%17,09%
4,00 – 4,998,31%16,38%
5,00 – 5,997,26%18,32%
10,00 – 10,997,67%14,58%

Anche se le pietre da 30 e 50 punti hanno perso l’11-12% non si può ignorare la nutrita serie di performance positive, anche rilevanti.

Interessante poi notare come le pietre più piccole, inferiori al carato e mezzo, ma della selezione “Best”, si siano comportate meglio rispetto alle “colleghe” della stessa classe ma di qualità inferiore, da sempre considerate più facili e competitive.

Come manipolare i dati…

L’articolo prosegue cercando di dare l’idea che i diamanti creati in laboratorio stiano soppiantando quelli naturali, citando improbabili statistiche secondo le quali, numericamente, la metà circa dei diamanti venduti sono artificiali…

È vero che i diamanti sintetici si stanno diffondendo molto, specialmente nelle carature piccole usate per la gioielleria di largo consumo o per la bigiotteria di lusso e posso affermare che, numericamente, rappresentano oltre il 99% del mercato.

Basta considerare la vendita di 1 carato di pietre sintetiche da 1 punto (0,01 ct. l’una quindi 100 pietre) e di una pietra naturale da 1 carato: il sintetico rappresenterà oltre il 99% del mercato (100 pietre sintetiche su 101 totali) oppure il 50% se guardo il peso…

…e come interpretarli correttamente

Gli studi seri però valutano le vendite in base al valore.

Le 100 pietre sintetiche valgono meno di 400 $ complessivi mentre la pietra naturale da un carato ne vale 22.000 e, questa volta, il naturale rappresenta oltre il 98% del mercato!

Un’altra fonte citata afferma che in un anno le pietre da 1 ct. di qualità superiore alla media sono calate di quasi il 21%, passando da 6.700$ a 5.300$.

I diamanti che un anno fa costavano 6.700 $ sono gli I/SI1, quindi il minimo della fascia commerciale, non certo delle eccellenze!

I diamanti superiori alla media sono i G/VVS2 che nello stesso periodo sono calati di circa l’11%, passando da 11.700$ a 10.400$.

Confrontando questi valori con quelli di inizio 2020 si scopre che la pietra mediocre” costava 6.200$ mentre quella veramente superiore alla media quotava 9.500$.

Questo vuol dire che la mediocrità ha perso quasi il 15% mentre la qualità ha guadagnato oltre il 9%.

Citare numeri è facile come lo è creare false idee di un mercato quando non lo si conosce a fondo.

La vera questione, che l’articolo sfiora e poi trascura, è la posizione di De Beers su questo mercato.

Il reale interesse di De Beers

Con l’apertura del sito Lightbox, De Beers ha iniziato a proporre diamanti sintetici non solo come bigiotteria di lusso ma anche per gli anelli di fidanzamento fino a 2 ct.

Gli operatori percepiscono il cambiamento di rotta come un vero tradimento poiché dopo aver sempre negato la validità di questi prodotti adesso si è accorto che la torta è golosa e cerca di marginare il più possibile.

Purtroppo anche se i diamanti sintetici costano meno non costano poco: spendere 3-4-5000$ per una pietra artificiale da 2 ct. (anche se l’omologo naturale costa 5 o 10 volte tanto) non mi sembra un grande affare visto che il costo di produzione è in costante calo (dallo scorso anno si è più che dimezzato) ma non lo è il prezzo, tralasciando poi che nessuno mai me lo ricomprerà.

De Beers sta conducendo una geniale campagna di marketing partita con la garanzia di prezzi inferiori a 1000 $ per una gioielleria “facile”, senza certificazioni di sorta, per approdare ad un mercato completamente privo di sostanza ma ricco di fascino.

Oggi De Beers propone sintetici da migliaia di dollari, sia nella qualità “standard” che “finest”, tutti rigorosamente certificati e venduti come rare meraviglie anziché per quello che sono realmente: prodotti industriali, replicabili all’infinito, fino a saturazione del mercato.

Il vero volto dei diamanti sintetici

È il trionfo dell’apparire sulla sostanza. Non affermerò mai che ci si può fidanzare solo con un diamante naturale ma non accetterò che se si sceglie un simbolo per celebrare un’occasione allora sia legittimo usare una replica artificiale per spendere meno magari spacciandola pure per autentica.

Compleanni, anniversari, lauree, nascite, fidanzamenti, matrimoni sono solo alcuni dei momenti di una vita che posso decidere di celebrare e sono ovviamente libero di celebrarli come meglio credo.

Tuttavia se attribuisco un valore ad un simbolo, che sia un fiore, un diamante, un panino o uno sgabello allora quel simbolo deve essere autentico, il migliore possibile in base alle mie scelte e possibilità, non certo una copia dozzinale.

De Beers si sta comportando come il coccodrillo della foto, si è appostato in mezzo al fango che lui stesso ha creato in attesa di ghermire la preda.

Purtroppo la preda siamo noi: attirati dal risparmio non ci accorgiamo che paghiamo un falso 10 o 20 volte il suo costo.

I diamanti sintetici sono un ottimo prodotto ma non a questi prezzi e, soprattutto, non sono dei sostituti dei diamanti naturali, non sono eticamente superiori e neppure ecologici.

Queste affermazioni sono solo luoghi comuni usati per intorbidire l’acqua e prendervi all’amo.

Alla prossima,

Paolo Genta

Etica

Diamanti ed etica

L’etica, associata ai diamanti, è un argomento spinoso. Dibattuto da anni è diventato una specie di mantra fortemente distorto da posizioni partigiane.

Voglio essere molto chiaro, anche se rischio di essere brutale: i diamanti insanguinati” o “di guerra” esistono?

Sì, esistono.

Esattamente come esite il petrolio sotto embargo che consumiamo regolarmente grazie alla triangolazione di paesi compiacenti.

Come esiste il traffico di rifiuti che dalla raccolta finisce all’altro capo del mondo ad avvelenare intere popolazioni.

E come esistono mille altre attività illecite, fatte sulla pelle di innocenti, sulle quali sorvoliamo più o meno coscientemente.

Quindi? Al diavolo l’etica e facciamo finta di niente? Continuiamo a comprare diamanti per la loro bellezza e valore senza altre valutazioni?

No, assolutamente no!

I fatti dell’etica

Forse è ora di guardare alla realtà dell’industria dei diamanti.

Per vedere cosa è diventata grazie alle regole introdotte negli ultimi trent’anni e a cosa potrà diventare.

Molti colleghi parlano di “diamanti etici” solo per poterli vendere ad un prezzo maggiore, sorvolando sul fatto che i diamanti in commercio sono etici, per oltre il 97%.

Il rimanente 3% è, per la quasi totalità, rappresentato da diamanti di origine incerta, spesso perché venduti da produttori legittimi che però non aderiscono ai cartelli o alle associazioni internazionali.

Il Natural Diamond Council (NDC), precedentemente noto come World Diamond Council (WDC), è l’autorità che controlla globalmente la legalità del commercio, dalla miniera fino al mercato.

Attualmente sta negoziando un accordo con le otto maggiori aziende che tagliano e commercializzano diamanti per sopperire al bando del produttore russo Alrosa dal mercato e quindi per coprire il suo mancato apporto finanziario all’organizzazione.

Le azioni

Ma cosa fa realmente l’NDC?

Oltre a curare la correttezza della filiera si occupa di sfatare i miti e le fake news sui diamanti. Si occupa anche di promuovere una corretta redistribuzione degli utili di questa industria.

L’industria dei diamanti contribuisce attivamente al benessere di milioni di persone.

In India e Africa principalmente, tramite accordi che permettano uno sviluppo delle popolazioni che estraggono e lavorano i diamanti.

Il Lesotho, grazie alla partnership con il famoso gioielliere Graff, ha potuto realizzare opere (scuole, strade, ospedali, infrastrutture base) impensabili senza gli utili dei diamanti.

Surat, in India, è una piccola Svizzera rispetto al resto del paese, grazie all’industria del taglio di diamanti che lavora oltre il 90% delle pietre mondiali.

Il Botswana, che rappresenta il 25% della produzione mondiale. È passato da una quota le 15% nella società con De Beers nel 1969, al 50% nel 1974. Dal 1991 ha il quartier generale della società nella sua capitale

Oggi ha deciso di vendere il 90% dei propri diamanti direttamente. Lo ha potuto fare solo grazie ai frutti prodotti dai diamanti e agli accordi etici stipulati.

Il futuro

No, non è un’industria perfetta o meritevole del Nobel per la pace ma credo abbia fatto molto più per i paesi produttori di quanto abbiano fatto tante altre aziende delle quali non ci sogniamo di criticare i prodotti.

Certamente si può fare sempre meglio e da anni questa è la strada intrapresa.

Sarebbe bello riuscire a far vedere ai consumatori la parte etica di questa industria evitando che un vecchio luogo comune prosciughi una preziosa fonte di risorse per le popolazioni che si pensa di proteggere non acquistando diamanti.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Speculazione

La vera faccia della speculazione

Da molti mesi si parla di speculazione come della causa dei prezzi che ci sono piombati addosso e adesso cerchiamo di correre ai ripari.

In realtà sono due anni e mezzo che questa situazione girava nell’aria, ma era talmente diversa dalle nostre abitudini che nessuno ci voleva credere.

A marzo e giugno del 2020 scrissi due articoli su come immaginavo il futuro economico e il post pandemia.

Questi sono i link per chi vorrà verificare se ci ho azzeccato:

In sintesi mi immaginavo le conseguenze della valanga di denaro introdotta nell’economia planetaria e dell’inflazione che ne sarebbe seguita.

Che poi la speculazione si manifestasse era inevitabile, ma non credo che tutto quello che stiamo vivendo dipenda solo da lei.

Cosa dovrebbe essere la speculazione

La speculazione in sé non solo non è cattiva ma è sempre stata il simbolo della lungimiranza e della capacità umana.

L’origine della parola arriva dal latino specchio” ed è sempre stata usata per indicare la capacità di vedere.

Di vedere lontano e prima degli altri i cambiamenti o le opportunità.

Speculare in borsa vuol dire (o voleva dire) saper leggere e interpretare report, bilanci e voci su una determinata società, saperne stimare gli effetti sulle quotazioni ed agire di conseguenza per ottenerne un profitto.

Nell’industria o nel commercio si speculava quando si vedeva un’opportunità, spesso lontana nel futuro, e ci si puntava sopra cercando di coglierla.

Lo ha fatto chi ha puntato sulle auto quando c’erano le carrozze, chi ha scommesso su internet quando era solo un sistema di comunicazione militare o, al più, una cosa da nerd.

Cos’è davvero

Poi purtroppo il mezzo, il denaro, è diventato il fine e la speculazione è diventato sinonimo di illecito profitto, di abuso delle situazioni di mercato.

Speculazione

Inutile recriminare, quello che è successo non lo si può cambiare, si può invece fare molto per affrontare quello che succederà.

La speculazione è presente anche nel mercato dei diamanti ma in un modo meno evidente e, a mio parere, molto più subdolo.

Non ha colpito i prezzi con aumenti folli ma ha introdotto beni che solo apparentemente erano un’opportunità: i famosi (o famigerati) diamanti sintetici.

Uno stimato professionista del mio settore, Martin Rapaport, ha scritto molto sull’argomento.

Padre dell’omonimo listino, gestisce un network che quota oltre 900.000 diamanti per un valore oltre 6 miliardi di dollari oltre ad essere molto attivo sul fronte etico dell’industria dei diamanti.

Per me è sempre stato una preziosa fonte di informazioni.

Depurando i suoi articoli dalla legittima componente commerciale mi ha fatto notare molti cambiamenti prima che piombassero sul mercato.

La bussola nella tempesta

L’ultima sorpresa è arrivata con gli auguri di Natale dove, senza allarmismi o accondiscendenza, parlava delle sfide che l’industria dei diamanti dovrà affrontare.

Il punto basilare e solo apparentemente ovvio è esercitare la propria attività solo su ciò che è certo e sostenibile.

Per i diamanti questo vuol dire basarsi sul desiderio di sicurezza emotiva e finanziaria delle persone.

Sicurezza e impegno sono componenti fondamentali della natura umana, legate ad essa in modo darwiniano.

Non importa chi sei, dove o quando sei, se vuoi avere figli o no: comunque hai bisogno di sicurezza emotiva e finanziaria.

Superata la soglia dell’economia di sussistenza si attivano meccanismi che ci fanno cercare la sicurezza.

Il ruolo di chi fa il mio lavoro è mantenere la relazione simbolica tra i diamanti e il dono di queste sicurezze.

Guerre, pandemie, dati demografici impatteranno sempre sui mercati finanziari e dei diamanti, creando infinite possibilità per fare (o perdere) montagne di soldi.

Tuttavia il futuro del mio settore non si basa sul breve termine.

I diamanti sono una riserva di valore di lungo termine utilizzata come simbolo di impegno.

Le scelte strategiche

Ed è qui che entra in scena la speculazione, sotto forma del mio peggior nemico: l’avidità.

Il marketing, la promozione e la vendita di diamanti sintetici come sostituti dei diamanti naturali sta distruggendo il valore di queste magnifiche gemme in nome di un fugace (ed enorme) profitto di breve termine.

I diamanti sintetici sono i “Bitcoindel mercato dei diamanti.

Anzi ne sono la parte peggiore perché mancano di qualunque elemento di scarsità che ne giustifichi il valore.

Chi li vende paragonandoli alle pietre naturali non rivela mai la loro incapacità assoluta di mantenere il valore.

Ed infatti il loro prezzo è in costante calo.Alla fine il loro commercio crollerà, come stanno facendo i prezzi dei materiali sintetici, come già è successo per rubini, smeraldi e zaffiri sintetici.

Chi ha pagato 5.000 € un diamante sintetico anziché i 10/15.000 € per il suo omologo naturale quando scoprirà che adesso vale solo centinaia o decine di Euro si ricorderà molto bene il nome di chi glielo ha venduto.

Un diamante non è bigiotteria e la reputazione a lungo termine vale più del profitto a breve: su queste idee ho cercato di basare la mia azienda.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Mistero

E a volte ritornano!

Svelato il mistero dello splendido diamante rosa da 13.15 ct, Fancy Vivid Pink, purezza Vvs1 che era sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte, lo scorso 6 dicembre, dell’asta di Christie’s a New York ma era stato ritirato dalla vendita senza spiegazioni.

Ne avevo parlato nel mio penultimo articolo, analizzando le diverse voci che circolavano su questa strana sparizione.

Come sempre la realtà supera la fantasia. Questa volta però si sono raggiunti livelli davvero incredibili.

Il mistero svelato

Si è appurato che questo splendido diamante faceva parte di una truffa da 90 milioni di dollari ai danni di un ricco cittadino del Qatar.

Mistero

Il magnate arabo aveva affidato ad un suo dipendente questo magnifico anello oltre a due diamanti gialli, un diamante bianco da 42 ct, una collana con circa 150 diamanti e altri pezzi minori.

Come da istruzioni il dipendente aveva poi consegnato il tesoro ad un consulente statunitense.

La barzelletta

Fin qui nulla di strano se non fosse che il professionista in questione si proponeva come “consulente psichico”.

La sua attività professionale era “purificare i gioielli dagli spiriti maligni”.

Il colpo di…fortuna

Incredibilmente pare che il consulente si sia appropriato del diamante rosa, cercando di venderlo all’asta tramite Christie’s, fornendo alla celebre azienda la documentazione che ne attestava il legittimo possesso.

Per fortuna il socio del proprietario arabo ha riconosciuto l’anello, avvisandolo prontamente. Lui, sorpreso dalla situazione, ha immediatamente denunciato i fatti all’Homeland Security americana.

Dopo una rapida indagine gli agenti hanno sequestrato la pietra direttamente presso la casa d’aste.

L’importanza della professionalità

Al momento sembra che Christie’s sia del tutto estranea alla truffa.

Anzi, proprio l’ampia pubblicità fatta all’anello ha reso possibile il suo riconoscimento e recupero prima della vendita.

Il mistero quindi non riguardava un lungimirante cliente che aveva fatto il colpaccio prima dell’asta e neppure riguardava il timore di un invenduto vista la frenetica corsa dei prezzi.

In realtà si trattava di una tentata truffa ai danni di un ricco magnate un po’ troppo superstizioso e decisamente poco cauto.

Se vi piacciono questi contenuti iscrivetevi alla mia newsletter, saprete così alcuni trucchi del mestiere per risolvere degli apparenti misteri di questo affascinante mondo.

Alla prossima,

Paolo Genta

Mistero

A volte spariscono!

Questo splendido diamante rosa da 13.15 ct, con una purezza elevatissima (Vvs1) e, a mio parere, il miglior colore possibile (Fancy Vivid Pink) è sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte dell’asta di Christie’s a New York il prossimo 6 dicembre.

Anche se la sparizione è stata volontaria e non in seguito ad un furto, ha comunque sorpreso tutti gli addetti ai lavori, specialmente perché la celebre casa d’aste non ha fornito alcuna spiegazione.

Non è il primo pezzo da sogno sparito negli anni dalle aste, solitamente in seguito a trattative private.

Dopo qualche anno solitamente rispuntano in celebri collezioni.

Questa volta potrebbe essere lo stesso copione ma, siccome il dubbio crea la notizia e la notizia diventa pubblicità, alcuni si chiedono se invece il ritiro non sia legato al timore di un invenduto.

Tre settimane fa, a Ginevra, il Fortune Pink (taglio a goccia, ct. 18.18, Fancy Vivid Pink), stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari ha fruttato al venditore per poco meno di 29 milioni.

Subito dopo un diamante blu di 5.53 ct, della celeberrima collezione De Beers Exceptional Blue, è rimasto invenduto.

Quindi il mistero sulla “sparizione” permane.

Qualche lungimirante e facoltoso cliente avrà fatto il colpaccio o, dopo una lunga e frenetica corsa, finalmente il mercato ha deciso di prendersi una sana e necessaria pausa?

Volete sapere quale è stato il diamante rosa più costoso fino a oggi? Leggete qui e lo scoprirete!

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Argyle tender 2007 - Investire al Top!

Investire in diamanti è un affare complicato?

Investire in diamanti è un argomento che si ripropone ogni volta che i mercati sono in subbuglio e, puntualmente, si riaccende la discussione tra favorevoli e contrari.

Inutile dire che io sono tra i favorevoli e non solo perché li vendo!

Sono favorevole soprattutto perché negli anni ho visto i risultati che hanno portato grazie a una corretta gestione.

Tuttavia è giusto analizzare anche le motivazioni dei detrattori.

Se non si ascoltano i dubbi dei potenziali clienti difficilmente si guadagna la loro fiducia.

Inoltre si può sempre imparare e scoprire eventuali punti deboli nelle proprie convinzioni.

La situazione oggi

che sia difficile è evidente: siamo sotto il fuoco incrociato di:

  • rincari folli
  • inflazione in crescita
  • mercati ballerini
  • crollo delle criptovalute
  • guerra
  • pandemia

Questo ha ravvivato (anche se sarebbe meglio dire scatenato) l’interesse per l’investimento in diamanti.

Investire in diamanti

I diamanti bianchi sono sempre ricercati ma, come previsto tempo fa, sono i diamanti colorati, detti Fancy, a fare la parte del leone.

La chiusura della miniera di Argyle, nel novembre del 2020 ha provocato una contrazione dell’offerta di queste splendide gemme superiore al 90% mentre la domanda sta continuando a salire.

Dubbi o opportunità?

I detrattori sostengono che un diamante, non essendo un bene fungibile, vale quanto l’acquirente pagherà il giorno della vendita. Il sottinteso è che sarà l’acquirente a determinare il prezzo in base all’urgenza di realizzo del venditore.

Questa critica è assolutamente giusta e fondata ma non è un punto debole dei soli diamanti: non conosco un solo bene che sfugga a questa regola.

Se devo vendere allora anche in borsa accetto il primo prezzo del book, che mi convenga o meno. Stesso discorso vale per oro, case, quadri, auto, orologi.

Quando ci si avventura sui mercati si imparano molto velocemente due regole: mai inseguire il mercato e mai manifestare la propria posizione di debolezza.

Altra freccia all’arco dei contrari è il risultato delle famose aste di Christie’s e Sotheby’s nelle quali a volte le gemme vengono vendute per milioni oltre la loro stima massima altre sotto la valutazione minima o addirittura restano invendute.

Tengo nota dei risultati di queste aste da moltissimi anni proprio per capire e scegliere per voi la tipologia di pietre che un domani vi potrà regalare soddisfazioni e non problemi.

Quindi le aste sono per me una grande fonte di informazione su cosa il mercato chiede, non certo un casinò dove il risultato è casuale.

Investire con nuove strategie

La cosa che mi sfugge è perché gli stessi detrattori, spesso professionisti affermati della finanza, diventano entusiasti sostenitori dei diamanti quando sono loro a proporli tramite uno strumento finanziario.

Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le “cordate” per l’acquisto di diamanti.

Una azienda di Dubai sta costituendo il suo quinto fondo specializzato in diamanti e gemme preziose (Buy-in minimo: 1.000.000 $) con capitale previsto di 100 milioni di dollari e sede a Curacao, nelle Antille Olandesi.

Un’altra cerca di “standardizzare” il bene diamante comprando solo pietre identiche che vengono proposte a 5000 $ l’una sigillate in un una moneta di plastica.

Infine c’è chi ha venduto un magnifico diamante rosa dividendolo in 2000 quote da 200 $ l’una.

Sembra quindi che se i diamanti da investimento transitano per uno strumento finanziario (o spacciato per tale) i problemi magicamente spariscano.

Le mie considerazioni

A mio parere, escludendo dallo studio le truffe palesi, questi metodi funzionano ma sono cari:

  • Cari in acquisto perché i prezzi di carico sono spesso significativamente più elevati di quelli di mercato. Da qui la convenienza per l’intermediario.
  • Cari in vendita perché al realizzo la commissione per la struttura è spesso molto rilevante. Altro vantaggio per l’intermediario.
  • Cari sul fronte del rischio che resta esattamente uguale ad un acquisto tradizionale dello stesso bene. Terzo vantaggio per l’intermediario: il rischio resta a carico del cliente.

Mi chiedo quindi quale sia il reale vantaggio di transitare da queste forme di acquisto per investire in diamanti.

L’unica ragione sensata è il maggior potere contrattuale che si ottiene con cifre più consistenti unendo più richieste: questa è una metodologia che accetto da anni, il vantaggio per il cliente è il maggiore sconto, il mio è un maggior volume di vendita.

La differenza basilare è che consegno sempre le gemme agli acquirenti, quindi a fronte del bonifico effettuato il cliente riceve fisicamente il bene acquistato, questo per sua tutela e indipendenza per le scelte future.

Molti considerano un problema la custodia dei diamanti una volta acquistati considerando elevati i costi per la custodia in banca e per l’assicurazione.

In realtà sono solo una frazione trascurabile rispetto al surplus di costo e alle commissioni di queste soluzioni innovative.

In conclusione

La mia impressione è che, come hanno fatto tragicamente alcune banche anni addietro, tutti sanno che i diamanti sono un ottimo investimento ma in realtà l’interesse primario è lucrare extra profitti anziché curare le esigenze del cliente.

A mio parere i diamanti, particolarmente i fancy, sono un’ottima opportunità di investimento ma a patto di investire direttamente su di essi e non su uno strumento finanziario che, pur rappresentandoli, serve solo per sottrarre all’investitore parte della performance.

Se volete maggiori informazioni sul mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

Accorciare la filiera: “dalla miniera al dito”

La filiera, di qualunque bene, è da molti anni al centro dell’attenzione di tutti gli operatori.

Alcuni la vogliono accorciare, altri la tracciano, tutti vogliono controllarla.

Nel vasto mondo delle gemme la filiera è importante per la capire la qualità e valutare i prezzi.

Spesso basta il nome di una regione per evocare gemme magnifiche, come è successo per le tormaline Paraiba, i rubini Burma o la Tsavorite.

Il diamante

È l’unica gemma che fa eccezione. Per lui è in corso una battaglia senza esclusione di colpi per controllarne la filiera.

Nulla di nuovo a ben vedere, tranne il fatto che periodicamente l’idea di accorciare la filiera dei diamanti viene riproposta… Ovviamente sempre nell’interesse esclusivo del consumatore finale!

Tempo fa avevo scritto sulla tracciabilità e sul percorso dalla “miniera al dito” di queste bellissime gemme.

Da allora quasi tutti hanno provato a vendere, come un vantaggio per il cliente, la storia della pietra ma tutti hanno fallito.

L’ idea

Hanno fallito perché, in realtà, si trattava solo di modi per aumentare il prezzo delle gemme.

Solo la storia sull’origine naturale dei diamanti ha funzionato: perché serve davvero ai clienti per distinguere i diamanti naturali dai sintetici.

Questa volta ci provano Lucara, gigante canadese dell’estrazione di diamanti molto attivo in Botswana e HB, taglieria di Anversa con l’ambizione di snellire la catena di approvvigionamento in nome di trasparenza, sostenibilità ed etica.

In realtà, in base alle notizie filtrate finora, si tratterebbe di un accordo commerciale tra il governo del Botswana, noto produttore di diamanti di grandi dimensioni e ottima qualità, la compagnia mineraria, che possiede diverse miniere in quella regione e la taglieria per scegliere le pietre migliori e indirizzarle verso il gigante francese del lusso LVMH.

La sostanza

Come questo sia nell’interesse del consumatore finale, dell’ambiente o dell’etica mi sfugge.

Mi sembra un’operazione commerciale, lecita, ma finalizzata a ottenere maggiori profitti grazie all’esclusività dei marchi LVMH.

Lo scopo finale è sottrarre il lucroso mercato dei diamanti di grosse dimensioni agli attuali operatori.

In sostanza questo, come tutti i precedenti accordi, mirano a spostare la ripartizione del profitto a monte.

Purtroppo il consumatore finale al meglio continuerà a pagare gli stessi prezzi, più spesso invece li vedrà crescere per i presunti servizi aggiuntivi.

I vantaggi

L’unico vantaggio, giusto e apprezzabile, sarà per il Botswana che potrà vendere meglio i suoi diamanti con positive ricadute su tutta la popolazione.

Per chi vorrà comprare un diamante “normale” non credo che cambierà molto.

I fortunati che guardano solo le pietre di grandi dimensioni invece dovranno valutare la soddisfazione di acquistare un diamante eccezionale in una location esclusiva magari sorseggiando champagne rispetto al prezzo pagato.

Personalmente sorrido perché da decenni le pietre più esclusive si scambiano in questo modo.

Non conosco un solo professionista del settore che non offra generosi servizi accessori agli acquirenti di pietre particolari.

Vedremo se questa volta ci saranno novità interessanti o se sarà il solito tentativo di scalare il mercato dietro la bandiera dell’etica e dell’ecolgia.

Se volete capire meglio i dettagli del mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

Garantisco informazioni verificate e offerte riservate, molto interessanti.

Alla prossima,

Paolo Genta

perfezione

Le nuove frontiere della perfezione

La perfezione è forse la chimera più classica della nostra società. Cercata e ambita, in realtà sconosciuta, viene rincorsa con un impiego di energie a volte incomprensibile.

Senza cadere nella filosofia dobbiamo fermarci e pensare a cosa sia davvero la perfezione.

Anche nelle pietre preziose la perfezione assoluta è relativa.

Relativa ai gusti del cliente (e qui già ci si potrebbe fermare), relativa al costo che si è disposti a pagare per averla, relativa ai confronti disponibili.

Ma se diventa un indice per valutare e scegliere allora assume un nuovo significato.

La pietra perfetta

Nel mio settore una pietra è perfetta quando rispetta un insieme di parametri che ne esaltino la bellezza per quanto natura, tecnica e portafoglio permettano.

Spesso è semplicemente impossibile avere una gemma perfetta da un determinato minerale perché sarebbe impossibile indossarla: magari brilla benissimo ma, per farlo è spessa 2 centimetri.

Altre il costo economico per la perfezione è tale da rendere invendibile la pietra: una fluorite, meravigliosa per colore e purezza per essere lucidata a specchio veniva passata infinite volte su una tavoletta di legno e il costo della manodopera diventava stratosferico.

La perfezione tuttavia ci affascina e non siamo disposti a rinunciarvi.

Ecco perché è giusto trovare un equilibrio che ci permetta di ottenere il massimo senza doverci sciroppare ricerche interminabili.

Ogni minerale, per diventare una gemma, deve rispettate alcuni parametri. Anche i diamanti non fanno eccezione.

La perfezione nei diamanti

In molti conoscono le “4C”, Color, Cut, Clarity, Carat (Colore, Taglio inteso come forma, Purezza e Peso), che vengono usate per valutare i diamanti, ma sono solo l’inizio!

Come ben sanno i miei clienti (lo confesso, sono piuttosto insistente su questo) occorre valutare la fluorescenza della pietra e altri 3 parametri qualitativi: taglio, finitura e simmetria.

La fluorescenza è una caratteristica comune a moltissime pietre, nel diamante meno ce n’è meglio è.

Gli altri tre parametri possono essere Excellent, Very Good, Good, Fair, and Poor (Eccellente, molto buono, buono, discreto e scarso). Quando tutti e tre sono al massimo si ottiene l’ambita 3x” o “Triple Excellent”.

Il fatto è che i tagliatori sono anche dei virtuosi e amano eccellere quindi sul mercato si trovano, relativamente, sempre più pietre “3x” e questo pare le renda meno esclusive!

Un’azienda di New York ha introdotto un certificato dove la perfezione richiede addirittura 8 excellent.

Ha diviso i parametri in tre categorie: Fisica (finitura, simmetria esterna, proporzioni), Resa luminosa (brillantezza, fuoco, scintillio) e Ottica (simmetria ottica, “Hearts & Arrow”).

Sono sicuramente parametri importanti che, nel loro massimo grado, descrivono una gemma stupenda ma ne vale la pena?

La mia opinione

Dipenderà dal surplus di prezzo che sarà richiesto per questo certificato.

Ogni volta che scelgo una gemma per voi valuto moltissime caratteristiche, fa parte del mio servizio.

Trovare tutte queste informazioni in un certificato potrebbe essere utile ma forse è molto più di quanto un cliente si aspetti e gradisca.

Non sono così sicuro che, mentre acquistate un’auto, abbiate voglia di sorbirvi un corso di ingegneria meccanica!

L’auto deve piacervi, essere affidabile e, possibilmente, non costare una fucilata. Il resto lo date giustamente per scontato e forse vi piace anche farvelo dire dal venditore.

Quante volte avete guardato le schede tecniche nel manuale d’uso?

Lo stesso vale per una gemma: deve piacervi, deve essere autentica e rientrare nel vostro budget. Tutto il resto, certamente molto importante, rientra tra le informazioni che un venditore professionista saprà darvi.

Ovviamente se lo vorrete ma comunque le avrà già selezionate per offrirvi il meglio.

Non dimentichiamoci poi che molte gemme sono meravigliose proprio per i difetti” che le rendono uniche.

Anche perché la perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa.

Se trovate interessanti queste notizie iscrivetevi alla mia newsletter, otterrete anche offerte riservate.

Alla prossima,

Paolo Genta