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Sparito

A volte spariscono!

Questo splendido diamante rosa da 13.15 ct, con una purezza elevatissima (Vvs1) e, a mio parere, il miglior colore possibile (Fancy Vivid Pink) è sparito.

Stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari doveva essere il pezzo forte dell’asta di Christie’s a New York il prossimo 6 dicembre.

Anche se la sparizione è stata volontaria e non in seguito ad un furto, ha comunque sorpreso tutti gli addetti ai lavori, specialmente perché la celebre casa d’aste non ha fornito alcuna spiegazione.

Non è il primo pezzo da sogno sparito negli anni dalle aste, solitamente in seguito a trattative private.

Dopo qualche anno solitamente rispuntano in celebri collezioni.

Questa volta potrebbe essere lo stesso copione ma, siccome il dubbio crea la notizia e la notizia diventa pubblicità, alcuni si chiedono se invece il ritiro non sia legato al timore di un invenduto.

Tre settimane fa, a Ginevra, il Fortune Pink (taglio a goccia, ct. 18.18, Fancy Vivid Pink), stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari ha fruttato al venditore per poco meno di 29 milioni.

Subito dopo un diamante blu di 5.53 ct, della celeberrima collezione De Beers Exceptional Blue, è rimasto invenduto.

Quindi il mistero sulla “sparizione” permane.

Qualche lungimirante e facoltoso cliente avrà fatto il colpaccio o, dopo una lunga e frenetica corsa, finalmente il mercato ha deciso di prendersi una sana e necessaria pausa?

Volete sapere quale è stato il diamante rosa più costoso fino a oggi? Leggete qui e lo scoprirete!

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Prezzo

Rientro bollente

Negli anni ci siamo abituati ai classici “ritocchi di prezzo autunnali” dei listini che, insieme a quelli di gennaio, rendono molto più sgradevole il rientro dalle vacanze.

Oggi mi sembra che la musica sia cambiata, profondamente.

A parte il fatto che il prezzo dell’energia elettrica è iniziato a crescere in modo abnorme già un anno fa, quindi ben lontano dai venti di guerra, e che l’aumento del prezzo dei carburanti è solo parzialmente giustificato dalla rivalutazione del dollaro, cosa sta succedendo?

A metà luglio, nella mia newsletter, descrivevo la situazione come una tempesta perfetta, con una crisi di governo come ciliegina finale.

Era un’analisi limitata al mercato italiano che ora si deve estendere a tutto il mondo.

Perché se ragioniamo in termini strettamente locali rischiamo di avere una visione molto distorta dei fatti e del futuro.

Gli ingredienti del caos

La pandemia ha mostrato i piedi di argilla di alcuni giganti. A mio parere ha mostrato anche la vulnerabilità del sistema economico che abbiamo costruito.

Sono decenni che nazioni, decisamente benestanti, quando vogliono una risorsa si limitano a strapagarla per sottrarla al resto del mondo (Usa) oppure si comprano la nazione che la produce (Cina).

Con la ripresa produttiva dopo la fase più acuta dell’emergenza pandemica questo comportamento è diventato la norma.

Ci si è accorti che la corsa alla massima convenienza economica ha reso fragile la catena dei rifornimenti. Questo ha portato alla più semplice delle conseguenze: ci sono pochi prodotti, se li vuoi li paghi.

Che poi la scarsità di prodotti sia reale o meno è secondario, l’importante è cavalcare l’informazione più utile ai nostri scopi.

In un mondo dove se non trovi le ciliegie a Natale esci di testa questo è sufficiente per creare il caos.

Il discorso è molto complesso ed è differente per le varie nazioni ma, in estrema sintesi, il succo è quello.

A poco vale la considerazione che solo una piccola percentuale della popolazione ragioni così, lo vediamo tutti i giorni: l’informazione non è solo il petrolio del XXI secolo, ne è anche l’acqua e l’aria.

Se sai gestire le informazioni controlli tutto. Ecco perché è tanto facile manipolarci.

Soluzioni? Poche, ma ci sono.

Prima fra tutte riprendere la sana abitudine di agire solo dopo un’attenta valutazione: è certamente faticoso ma se accettiamo sempre tutte le novità senza reagire poi non possiamo lamentarci perché ci ritroviamo nei guai.

Non possiamo certo proclamare l’autarchia e isolarci dal mondo ma tra questo e subire passivamente tutto credo esista una sana via di mezzo.

Ma veniamo al mio settore: come ci si attendeva arrivano le prime conferme del rapporto Anglo American che vedeva in calo il prezzo di quasi tutte le materie prime ad esclusione del mercato dei diamanti visto in crescita.

Il primo pensiero che mi è venuto è stato: “bravi voi, estraete diamanti!

Poi mi sono ricordato che estraggono anche oro, platino, carbone, metalli, producono asfalto, cemento e fertilizzanti.

Quindi si può dire che abbiano un’ottima percezione del mercato.

L’impatto di questo calo dei prezzi sarà molto diverso nel mondo, esattamente come lo è l’impatto dell’inflazione, esattamente come lo sarà la dinamica futura dei tassi di interesse.

Sono argomenti che approfondirò nella mia newsletter, se vi interessa saperne di più iscrivetevi, avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta

Argyle tender 2007 - Investire al Top!

Investire in diamanti è un affare complicato?

Investire in diamanti è un argomento che si ripropone ogni volta che i mercati sono in subbuglio e, puntualmente, si riaccende la discussione tra favorevoli e contrari.

Inutile dire che io sono tra i favorevoli e non solo perché li vendo!

Sono favorevole soprattutto perché negli anni ho visto i risultati che hanno portato grazie a una corretta gestione.

Tuttavia è giusto analizzare anche le motivazioni dei detrattori.

Se non si ascoltano i dubbi dei potenziali clienti difficilmente si guadagna la loro fiducia.

Inoltre si può sempre imparare e scoprire eventuali punti deboli nelle proprie convinzioni.

La situazione oggi

che sia difficile è evidente: siamo sotto il fuoco incrociato di:

  • rincari folli
  • inflazione in crescita
  • mercati ballerini
  • crollo delle criptovalute
  • guerra
  • pandemia

Questo ha ravvivato (anche se sarebbe meglio dire scatenato) l’interesse per l’investimento in diamanti.

Investire in diamanti

I diamanti bianchi sono sempre ricercati ma, come previsto tempo fa, sono i diamanti colorati, detti Fancy, a fare la parte del leone.

La chiusura della miniera di Argyle, nel novembre del 2020 ha provocato una contrazione dell’offerta di queste splendide gemme superiore al 90% mentre la domanda sta continuando a salire.

Dubbi o opportunità?

I detrattori sostengono che un diamante, non essendo un bene fungibile, vale quanto l’acquirente pagherà il giorno della vendita. Il sottinteso è che sarà l’acquirente a determinare il prezzo in base all’urgenza di realizzo del venditore.

Questa critica è assolutamente giusta e fondata ma non è un punto debole dei soli diamanti: non conosco un solo bene che sfugga a questa regola.

Se devo vendere allora anche in borsa accetto il primo prezzo del book, che mi convenga o meno. Stesso discorso vale per oro, case, quadri, auto, orologi.

Quando ci si avventura sui mercati si imparano molto velocemente due regole: mai inseguire il mercato e mai manifestare la propria posizione di debolezza.

Altra freccia all’arco dei contrari è il risultato delle famose aste di Christie’s e Sotheby’s nelle quali a volte le gemme vengono vendute per milioni oltre la loro stima massima altre sotto la valutazione minima o addirittura restano invendute.

Tengo nota dei risultati di queste aste da moltissimi anni proprio per capire e scegliere per voi la tipologia di pietre che un domani vi potrà regalare soddisfazioni e non problemi.

Quindi le aste sono per me una grande fonte di informazione su cosa il mercato chiede, non certo un casinò dove il risultato è casuale.

Investire con nuove strategie

La cosa che mi sfugge è perché gli stessi detrattori, spesso professionisti affermati della finanza, diventano entusiasti sostenitori dei diamanti quando sono loro a proporli tramite uno strumento finanziario.

Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le “cordate” per l’acquisto di diamanti.

Una azienda di Dubai sta costituendo il suo quinto fondo specializzato in diamanti e gemme preziose (Buy-in minimo: 1.000.000 $) con capitale previsto di 100 milioni di dollari e sede a Curacao, nelle Antille Olandesi.

Un’altra cerca di “standardizzare” il bene diamante comprando solo pietre identiche che vengono proposte a 5000 $ l’una sigillate in un una moneta di plastica.

Infine c’è chi ha venduto un magnifico diamante rosa dividendolo in 2000 quote da 200 $ l’una.

Sembra quindi che se i diamanti da investimento transitano per uno strumento finanziario (o spacciato per tale) i problemi magicamente spariscano.

Le mie considerazioni

A mio parere, escludendo dallo studio le truffe palesi, questi metodi funzionano ma sono cari:

  • Cari in acquisto perché i prezzi di carico sono spesso significativamente più elevati di quelli di mercato. Da qui la convenienza per l’intermediario.
  • Cari in vendita perché al realizzo la commissione per la struttura è spesso molto rilevante. Altro vantaggio per l’intermediario.
  • Cari sul fronte del rischio che resta esattamente uguale ad un acquisto tradizionale dello stesso bene. Terzo vantaggio per l’intermediario: il rischio resta a carico del cliente.

Mi chiedo quindi quale sia il reale vantaggio di transitare da queste forme di acquisto per investire in diamanti.

L’unica ragione sensata è il maggior potere contrattuale che si ottiene con cifre più consistenti unendo più richieste: questa è una metodologia che accetto da anni, il vantaggio per il cliente è il maggiore sconto, il mio è un maggior volume di vendita.

La differenza basilare è che consegno sempre le gemme agli acquirenti, quindi a fronte del bonifico effettuato il cliente riceve fisicamente il bene acquistato, questo per sua tutela e indipendenza per le scelte future.

Molti considerano un problema la custodia dei diamanti una volta acquistati considerando elevati i costi per la custodia in banca e per l’assicurazione.

In realtà sono solo una frazione trascurabile rispetto al surplus di costo e alle commissioni di queste soluzioni innovative.

In conclusione

La mia impressione è che, come hanno fatto tragicamente alcune banche anni addietro, tutti sanno che i diamanti sono un ottimo investimento ma in realtà l’interesse primario è lucrare extra profitti anziché curare le esigenze del cliente.

A mio parere i diamanti, particolarmente i fancy, sono un’ottima opportunità di investimento ma a patto di investire direttamente su di essi e non su uno strumento finanziario che, pur rappresentandoli, serve solo per sottrarre all’investitore parte della performance.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Sanzioni

Sanzioni: quanto ci costano davvero?

Le sanzioni sono un argomento scottante. Sono diventate la bandiera per schierarsi in questa tragica situazione.

Alcuni le reputano totalmente inutili contro un gigante come la Federazione Russa, altri le vorrebbero totali per stroncare le fonti di finanziamento della guerra, infine ci sono persone che vedono nelle sanzioni una pericolosa provocazione verso una nazione assai aggressiva.

Messe da parte le mie opinioni sull’efficacia finora dimostrata dalle sanzioni ho potuto studiare meglio le conseguenze per noi sui mercati di oro e diamanti.

L’oro

L’argomento più recente riguarda l’oro: come sappiamo le borse si muovono sulle notizie quindi anche se manca ancora l’ufficialità su tempi e metodi per l’embargo dell’oro russo il mercato ha già usato le parole di Erich Maria Remarque per dare il suo parere: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

A parte un’oscillazione in apertura, inferiore all’1%, l’oro prosegue il suo cammino apparentemente insensibile alle sanzioni.

Nelle prime due settimane del conflitto l’oro ha ripetuto i massimi del luglio 2020 per poi ripiegare di oltre il 10% arrivando a testare il supporto del luglio 2011: quei 59 $/g che hanno segnato la fine della prima corsa all’oro iniziata nel 2003.

Come si può vedere dal grafico sembra che le conseguenze delle sanzioni sull’oro russo, almeno per chi le ha imposte, siano nulle.

sanzioni oro

Non dimentichiamoci poi che i media amano cavalcare l’onda delle notizie ma spesso arrivano fuori tempo.

Le autorità sono attive sin da marzo per bloccare i capitali russi in fuga. La Svizzera, per esempio, vieta la commercializzazione del metallo russo dal 7 marzo 2022 e a maggio ha sequestrato tre tonnellate del prezioso metallo triangolate dal Regno Unito ma di provenienza russa.

Divieti simili sono stati posti mesi fa anche dal London Bullion Market ma, al solito, “fatta la legge trovato l’inganno”: adesso pare che sia Dubai la piazza di transito per aggirare i divieti.

I diamanti

Per il mondo dei diamanti invece pare che il problema sia quantificabile in 31,5 milioni di dollari.

Questo è quanto Alrosa, gigante minerario russo, non pagherà l’anno prossimo al Natural Diamond Council (NDC) come conseguenza diretta delle sanzioni sui diamanti.

L’NDC è un ente, finanziato da De Beers, Lucara Diamond Corp., Arctic Canadian Diamond Company, Petra Diamonds, Rio Tinto e altri che ha il compito di promuovere i diamanti naturali sul mercato tramite mirate campagne di marketing.

A quanto pare l’unico problema sarà coprire il budget, per il 2023, per la promozione dei diamanti naturali presso il pubblico.

Certamente è un problema da risolvere ma non mi sembra così grave da affossare il mercato.

Il mercato

Come scrivevo a marzo la domanda di diamanti ha raggiunto e superato i livelli del 2019 ma i prezzi rimangono stabili, almeno in dollari, mentre per noi europei sono saliti a causa della rivalutazione del dollaro.

Al momento il mercato riesce a gestire la forte domanda ma la situazione non sarà sostenibile a lungo.

Anche perché i prezzi di tutti i materiali sembrano impazziti e, siamo sinceri, non certo a causa della guerra o delle sanzioni.

La speculazione

Basta analizzare il “sangue” della nostra economia: il petrolio.

Nella prima metà del 2008 costava circa 114 € al barile (180 $ al cambio di 1.57) mentre oggi costa 104 € al barile (110 $ al cambio di 1.05).

In compenso il gasolio che nel 2008 costava 1.3 €/l, oggi costa 2,04 €/l (2.54 se includiamo lo sconto sulle accise).

Davvero è una conseguenza della guerra?

A fronte di un calo del petrolio del 5.5% come fa il gasolio ad essere aumentato del 57% (del 95% senza lo sconto)?

Non sono mai stato un complottista ma, rileggendo l’articolo di due anni fa, è difficile non notare un collegamento.

Poche settimane fa guardavo sui social commenti inviperiti di clienti che maledicevano i produttori di pasta.

Pastai che prima dichiaravano di usare solo grano duro italiano si lamentavano della scarsità di materie prime a causa del blocco del grano ucraino.

Non uno si è posto il problema che l’Ucraina pesa, sull’export mondiale di grano duro, poco più del 2% (idem la Russia).

L’Italia dipende per il 46% dal Canada, l’8% dalla Grecia, il 7% da Francia e Usa, il 3% dal Kazakistan.

Il prezzo del grano è esploso a causa dei problemi delle coltivazioni in Canada e dell’aumento dei costi di trasporto.

Di nuovo guerra e sanzioni non c’entrano nel discorso.

Come difendersi

Come notate è importante saper distinguere la realtà da come ci viene presentata, saper riconoscere l’inizio di un trend da una bieca manovra speculativa, scegliere le soluzioni che meglio si adegueranno alle nostre esigenze future.

È bastato il semplice annuncio (nessuna decisione, solo un annuncio) da parte russa della possibilità per l’Ucraina di esportare grano dai porti occupati per far tornare i prezzi indietro di due mesi.

In un contesto così turbolento sono felice che i diamanti seguano l’unica legge di mercato che trovo corretta: i prezzi devono basarsi su domanda e offerta, non su paura e speculazione.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Accorciare la filiera: “dalla miniera al dito”

La filiera, di qualunque bene, è da molti anni al centro dell’attenzione di tutti gli operatori.

Alcuni la vogliono accorciare, altri la tracciano, tutti vogliono controllarla.

Nel vasto mondo delle gemme la filiera è importante per la capire la qualità e valutare i prezzi.

Spesso basta il nome di una regione per evocare gemme magnifiche, come è successo per le tormaline Paraiba, i rubini Burma o la Tsavorite.

Il diamante

È l’unica gemma che fa eccezione. Per lui è in corso una battaglia senza esclusione di colpi per controllarne la filiera.

Nulla di nuovo a ben vedere, tranne il fatto che periodicamente l’idea di accorciare la filiera dei diamanti viene riproposta… Ovviamente sempre nell’interesse esclusivo del consumatore finale!

Tempo fa avevo scritto sulla tracciabilità e sul percorso dalla “miniera al dito” di queste bellissime gemme.

Da allora quasi tutti hanno provato a vendere, come un vantaggio per il cliente, la storia della pietra ma tutti hanno fallito.

L’ idea

Hanno fallito perché, in realtà, si trattava solo di modi per aumentare il prezzo delle gemme.

Solo la storia sull’origine naturale dei diamanti ha funzionato: perché serve davvero ai clienti per distinguere i diamanti naturali dai sintetici.

Questa volta ci provano Lucara, gigante canadese dell’estrazione di diamanti molto attivo in Botswana e HB, taglieria di Anversa con l’ambizione di snellire la catena di approvvigionamento in nome di trasparenza, sostenibilità ed etica.

In realtà, in base alle notizie filtrate finora, si tratterebbe di un accordo commerciale tra il governo del Botswana, noto produttore di diamanti di grandi dimensioni e ottima qualità, la compagnia mineraria, che possiede diverse miniere in quella regione e la taglieria per scegliere le pietre migliori e indirizzarle verso il gigante francese del lusso LVMH.

La sostanza

Come questo sia nell’interesse del consumatore finale, dell’ambiente o dell’etica mi sfugge.

Mi sembra un’operazione commerciale, lecita, ma finalizzata a ottenere maggiori profitti grazie all’esclusività dei marchi LVMH.

Lo scopo finale è sottrarre il lucroso mercato dei diamanti di grosse dimensioni agli attuali operatori.

In sostanza questo, come tutti i precedenti accordi, mirano a spostare la ripartizione del profitto a monte.

Purtroppo il consumatore finale al meglio continuerà a pagare gli stessi prezzi, più spesso invece li vedrà crescere per i presunti servizi aggiuntivi.

I vantaggi

L’unico vantaggio, giusto e apprezzabile, sarà per il Botswana che potrà vendere meglio i suoi diamanti con positive ricadute su tutta la popolazione.

Per chi vorrà comprare un diamante “normale” non credo che cambierà molto.

I fortunati che guardano solo le pietre di grandi dimensioni invece dovranno valutare la soddisfazione di acquistare un diamante eccezionale in una location esclusiva magari sorseggiando champagne rispetto al prezzo pagato.

Personalmente sorrido perché da decenni le pietre più esclusive si scambiano in questo modo.

Non conosco un solo professionista del settore che non offra generosi servizi accessori agli acquirenti di pietre particolari.

Vedremo se questa volta ci saranno novità interessanti o se sarà il solito tentativo di scalare il mercato dietro la bandiera dell’etica e dell’ecolgia.

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Paolo Genta

Guerra e Pace

Guerra e diamanti

La questione dei diamanti di guerra non è mai stata più attuale.

Nei decenni passati si è lavorato molto per debellare questa piaga dal mercato delle gemme.

Grazie al Kimberley Process, l’accordo internazionale che blocca il commercio dei diamanti che arrivano dalle zone di guerra, il 99,8% dei diamanti in commercio è etico.

Il problema però, proprio come il diavolo, si nasconde nei dettagli.

Cosa fare se i diamanti non arrivano da una zona di guerra ma uno dei belligeranti ne è un grosso produttore?

Come comportarsi quando la situazione è più intricata del proverbiale “nodo di Gordio”?

A mio parere basta seguire lo spirito dell’accordo

e non barricarsi dietro la lettera delle disposizioni.

L’idea che ha ispirato questo accordo è semplice. I soldi spesi per un bene non devono alimentare guerre, sfruttamenti o sofferenze nei paesi dai quali questi beni provengono o sono lavorati.

Per quanto possa sembrare utopistica questa è un’idea che dovrebbe essere applicata in tutti i campi dell’economia e della finanza.

Questo però ci porterebbe a riconoscere una triste realtà: il benessere del quale godiamo è in parte fondato sulla sofferenza di qualcun altro.

Se applicassimo coerentemente i principi morali dovremmo smettere di acquistare gas, petrolio, legname e diamanti dalla Russia, importare materie prime dall’Africa, rinunciare a produrre in Cina e in estremo oriente.

La cosa sarebbe semplicemente impossibile. Quindi, prima di giudicare, dovremmo analizzare le nostre reali possibilità di azione. Qual è il prezzo che siamo veramente disposti a pagare in nome dei principi che vogliamo difendere?

I diamanti di guerra sono stati una grossa minaccia per il mercato, sia sul fronte etico che commerciale.

Scoperti dal pubblico solo nel 2006 grazie al film di Edward Zwick con Leonardo DiCaprio erano già nel mirino delle autorità e delle industrie da molti anni.

I primi accordi risalgono al 2000 e sono diventati operativi nel 2002.

Oggi il conflitto tra Russia e Ucraina ci pone di fronte a nuove scelte.

La lettera delle disposizioni internazionali vieta la commercializzazione delle pietre scavate e tagliate in Russia, mentre nulla dice delle gemme scavate in Russia ma lavorate altrove.

Personalmente trovo ridicola questa normativa, specialmente se penso che l’80 90% di tutti i diamanti estratti è tagliato in India, nel distretto di Surat!

Come in molti altri settori le sanzioni contro la Russia hanno lasciato spiragli per aggirarle grandi come portoni.

Fortunatamente il commercio dei diamanti pare stia

seguendo più lo spirito che la lettera delle disposizioni.

Praticamente tutti i marchi famosi hanno interrotto sia le vendite in Russia sia gli acquisti delle loro gemme, indipendentemente da dove sono state tagliate.

I grossisti che trattavano pietre russe sono stati isolati e potranno rivolgersi al solo mercato interno.

Non che questo faccia una sostanziale differenza nel conflitto o eserciti chissà quale pressione ma, almeno questa volta, il comportamento dell’economia mi sembra coerente con i principi e non succube del solo interesse economico.

Un altro aspetto molto interessante è l’andamento dei prezzi dei diamanti.

Nello scorso articolo vi dicevo che gli ultimi aumenti non erano correlati con la guerra, dopo oltre un mese di conflitto posso confermare questa notizia.

Gli aumenti ci sono stati, ma sin dallo scorso anno e sono stati causati dall’aumento della domanda, non dalla speculazione.

Nelle ultime tre settimane non solo i prezzi di listino sono rimasti stabili ma a il prezzo del grezzo è leggermente calato.

Calo fisiologico dovuto alla riduzione della domanda dopo i consistenti acquisti dei mesi passati per aumentare le scorte.

Come ho affermato più volte un bene è considerabile un rifugio di valore solo se non ha quotazioni troppo ballerine e se il suo trend non replica le fibrillazioni del mercato.

A quanto pare i diamanti stanno rispettando queste regole, confermandosi tra i migliori beni rifugio.

Se volete capire meglio i dettagli del mercato delle pietre preziose iscrivetevi alla mia newsletter.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Economia di guerra

Economia di guerra

L’economia di guerra era un argomento che mi andava benissimo relegato nei libri che ho letto.

Non che nel corso della mia vita siano mancate le opportunità di vederla dal vivo, anche molto più vicina a noi di quanto non sembri quella Ucraina (ricordate la Jugoslavia?) ma sinceramente mi illudevo che la specie umana avesse imparato qualcosina in più.

Provando a fare l’impossibile, cioè non considerare per un attimo la tragedia umana che si sta consumando, svariate sono le considerazioni da fare sul nostro comportamento.

Nei mesi passati avevo scritto molto sul ritorno dell’inflazione anche se certo non pensavo che una delle cause sarebbe stata una guerra. Tuttavia adesso è qui e dobbiamo farci i conti.

La situazione geopolitica è stata solo il detonatore, i segnali erano già presenti ben prima del precipitare degli eventi.

La ripartenza ha aumentato la domanda di prodotti e servizi, le norme sanitarie hanno ostacolato le forniture di alcuni beni e la follia di questo conflitto poi è stata la proverbiale goccia ma siamo noi i veri maestri nel crearci situazioni impossibili.

I folli rincari di molti beni hanno pochi fondamenti nella realtà e moltissimi nella speculazione.

Economia e finanza

Se da un lato i mercati finanziari sono vitali per il nostro mondo in alcuni casi diventano letali.

Se in borsa si scambiano prodotti per decine o centinaia di volte il reale fabbisogno della merce che rappresentano allora qualcosa non torna.

Come per l’oro: se la quotazione dovesse rispecchiare il valore degli strumenti finanziari che lo rappresentano, sarebbe di 65.000 €/gr e non 60!

Se valutiamo quindi gli aumenti di petrolio, gas e energia in base ai movimenti finanziari la questione inizia ad assumere nuovi contorni.

La finanza è una formidabile alleata dell’economia reale, sono sinergiche e inseparabili ma, quando va fuori controllo, rischia di annientarla.

Purtroppo siamo bravissimi a lamentarci degli aumenti ma non altrettanto a cercare alternative o a ostacolarli.

Non sempre è possibile evitarli, ma spesso li accettiamo per lamentarci solo dopo.

Speculazione

Ricordiamoci anche che la finanza non è l’unica responsabile dell’esplosione dei prezzi in realtà siamo noi a voler speculare.

Mi è successo giusto pochi giorni fa: per un lavoro a casa ho chiesto a un rivenditore il preventivo per due bancali di materiale.

Fatte le opportune verifiche e preparato il lavoro in fase d’ordine, una settimana dopo, mi è stato chiesto il 22% in più, con la motivazione che tutto cresce, che con il 110% non si trova nulla e che la guerra fa crescere i prezzi.

Dopo un attimo di sorpresa ho chiesto se fosse uno scherzo e dopo poche battute ho chiuso la telefonata.

Ho rinunciato al lavoro? No, ho acquistato lo stesso materiale dal produttore per il 4% in meno del primo preventivo senza alcun problema.

Certo è stato più scomodo andarlo a ritirare ma non si può sempre accettare ogni vessazione.

Perché più che in economia di guerra dovremmo renderci conto che viviamo da anni in regime di guerra economica.

Soluzioni

Non si può sempre delegare tutto, produrre dove costa meno, vendere con margini folli e poi stupirci quando il giocattolo si rompe e restiamo a bocca asciutta.

Non sono per l’autarchia, vivo e lavoro collaborando con moltissime persone ma non perseguo esclusivamente il massimo guadagno, il mio obbiettivo come azienda è la massima resilienza.

Trovare validi partner nel mio settore è molto difficile, dopo vent’anni di attività si contano sulle dita di una mano ma non sono unici, mai.

Deve sempre esistere un piano B e, possibilmente, anche un piano C.

Solo così si ha una buona possibilità (non la certezza) di sopravvivere alle crisi di mercato e crescere.

Come mi diceva un serio professionista della consulenza finanziaria indipendente se si opera senza la giusta disciplina si è sempre rischiato di farsi male, oggi si rischia il tracollo.

Non si corre dietro al mercato, nel mare in tempesta si tiene la barra ben salda perché i movimenti inconsulti solitamente portano al naufragio.

Potrei sintetizzare tutte queste considerazioni, applicandole al mio lavoro, dicendo:

“Non comprate diamanti perché c’è la guerra,

comprateli perché sono un ottimo investimento”.

In tempi non sospetti vi parlavo dell’aumento delle quotazioni dei diamanti, la piacevole sorpresa è stata verificare che gli aumenti sono scarsamente correlati con la situazione geopolitica.

I prezzi salgono perché sale la domanda, non perché sono impazziti gli strumenti finanziari sui diamanti (strumenti che ,fortunatamente, non esistono…).  

Specialmente nei momenti di crisi si deve mantenere la lucidità, solo così si può tracciare e mantenere la rotta che ci permette di superare la tempesta.

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Alla prossima,

Paolo Genta

perfezione

Le nuove frontiere della perfezione

La perfezione è forse la chimera più classica della nostra società. Cercata e ambita, in realtà sconosciuta, viene rincorsa con un impiego di energie a volte incomprensibile.

Senza cadere nella filosofia dobbiamo fermarci e pensare a cosa sia davvero la perfezione.

Anche nelle pietre preziose la perfezione assoluta è relativa.

Relativa ai gusti del cliente (e qui già ci si potrebbe fermare), relativa al costo che si è disposti a pagare per averla, relativa ai confronti disponibili.

Ma se diventa un indice per valutare e scegliere allora assume un nuovo significato.

La pietra perfetta

Nel mio settore una pietra è perfetta quando rispetta un insieme di parametri che ne esaltino la bellezza per quanto natura, tecnica e portafoglio permettano.

Spesso è semplicemente impossibile avere una gemma perfetta da un determinato minerale perché sarebbe impossibile indossarla: magari brilla benissimo ma, per farlo è spessa 2 centimetri.

Altre il costo economico per la perfezione è tale da rendere invendibile la pietra: una fluorite, meravigliosa per colore e purezza per essere lucidata a specchio veniva passata infinite volte su una tavoletta di legno e il costo della manodopera diventava stratosferico.

La perfezione tuttavia ci affascina e non siamo disposti a rinunciarvi.

Ecco perché è giusto trovare un equilibrio che ci permetta di ottenere il massimo senza doverci sciroppare ricerche interminabili.

Ogni minerale, per diventare una gemma, deve rispettate alcuni parametri. Anche i diamanti non fanno eccezione.

La perfezione nei diamanti

In molti conoscono le “4C”, Color, Cut, Clarity, Carat (Colore, Taglio inteso come forma, Purezza e Peso), che vengono usate per valutare i diamanti, ma sono solo l’inizio!

Come ben sanno i miei clienti (lo confesso, sono piuttosto insistente su questo) occorre valutare la fluorescenza della pietra e altri 3 parametri qualitativi: taglio, finitura e simmetria.

La fluorescenza è una caratteristica comune a moltissime pietre, nel diamante meno ce n’è meglio è.

Gli altri tre parametri possono essere Excellent, Very Good, Good, Fair, and Poor (Eccellente, molto buono, buono, discreto e scarso). Quando tutti e tre sono al massimo si ottiene l’ambita 3x” o “Triple Excellent”.

Il fatto è che i tagliatori sono anche dei virtuosi e amano eccellere quindi sul mercato si trovano, relativamente, sempre più pietre “3x” e questo pare le renda meno esclusive!

Un’azienda di New York ha introdotto un certificato dove la perfezione richiede addirittura 8 excellent.

Ha diviso i parametri in tre categorie: Fisica (finitura, simmetria esterna, proporzioni), Resa luminosa (brillantezza, fuoco, scintillio) e Ottica (simmetria ottica, “Hearts & Arrow”).

Sono sicuramente parametri importanti che, nel loro massimo grado, descrivono una gemma stupenda ma ne vale la pena?

La mia opinione

Dipenderà dal surplus di prezzo che sarà richiesto per questo certificato.

Ogni volta che scelgo una gemma per voi valuto moltissime caratteristiche, fa parte del mio servizio.

Trovare tutte queste informazioni in un certificato potrebbe essere utile ma forse è molto più di quanto un cliente si aspetti e gradisca.

Non sono così sicuro che, mentre acquistate un’auto, abbiate voglia di sorbirvi un corso di ingegneria meccanica!

L’auto deve piacervi, essere affidabile e, possibilmente, non costare una fucilata. Il resto lo date giustamente per scontato e forse vi piace anche farvelo dire dal venditore.

Quante volte avete guardato le schede tecniche nel manuale d’uso?

Lo stesso vale per una gemma: deve piacervi, deve essere autentica e rientrare nel vostro budget. Tutto il resto, certamente molto importante, rientra tra le informazioni che un venditore professionista saprà darvi.

Ovviamente se lo vorrete ma comunque le avrà già selezionate per offrirvi il meglio.

Non dimentichiamoci poi che molte gemme sono meravigliose proprio per i difetti” che le rendono uniche.

Anche perché la perfezione ha un grave difetto: ha la tendenza ad essere noiosa.

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Alla prossima,

Paolo Genta

I prezzi dei diamanti salgono, ecco perché.

I prezzi salgono”, “tutto costa di più”. Questi sono i nuovi mantra dei discorsi che sento sempre più spesso.

Già a giugno 2020  vi avevo parlato dei miei timori su prezzi e inflazione e lo scorso luglio avevo fatto un primo punto sulla situazione.

Alcuni lettori non concordavano con le mie aspettative. Ipotizzavano uno scenario deflattivo con un eccesso di offerta sistematico, crollo dei prezzi e carenza drammatica di clienti.

Quando operavo in borsa una regola ferrea che dovevo ricordare era che i prezzi non venivano determinati dalle mie aspettative ma dal mercato.

Quindi se le cose non andavano secondo le ipotesi non era il mercato che sbagliava ma io.

Indipendentemente dalle nostre opinioni l’unica cosa saggia da fare oggi è prendere atto della situazione e agire di conseguenza.

Non voglio parlare degli stessi argomenti che sentiamo tutti i giorni, in mille modi diversi, su tutti i media esistenti. Vorrei invece condividere con voi un “dietro le quinte” per capire cosa sta succedendo nel mondo dei preziosi e dei diamanti in particolare.

Si fa in fretta a dire “i prezzi salgono” per capire il motivo della salita, se è semplice speculazione o l’inizio di un trend duraturo, bisogna capirne le cause.

Il lato della domanda

La pandemia ha avuto (e avrà) conseguenze rilevanti. In occidente, causa lockdown e timori vari, si sono ridotte drasticamente le spese, i contributi dei governi hanno generato, almeno per una parte delle persone, un ulteriore surplus di denaro.

Le ricorrenze e i matrimoni, rinviati a periodi più “semplici”, sono state l’innesco dell’esplosione della domanda.

Appena possibile molti si sono buttati a capofitto sul mercato per recuperare il tempo perso.

Anche se parliamo di diamanti non dobbiamo dimenticarci che il mercato è composto da persone di ogni estrazione sociale, ciascuna con il proprio budget.

Questo ha causato un aumento della domanda su tutti i tipi di diamante, non solo i classici tagli rotondi “a brillante” ma anche i tagli smeraldo, ovale, princess, radiant e tanti altri.

Ma la domanda è selettiva: non si accettano più tagli fuori moda o mediocri, si esigono tagli di altissima qualità.

Oltre a essere cambiato anche l’approccio alla purezza delle gemme, ci si è finalmente accorti che non si può più transigere sulle qualità del taglio.

Pur di trovare la pietra perfetta per le proprie esigenze si cercano anche le purezze inferiori.

Il lato dell’offerta

Tutto questo ha rapidamente esaurito le scorte dei venditori finali.

Purtroppo l’offerta è rigida, perché la produzione si adegui serve tempo e non sempre è possibile farlo.

Negli scorsi anni i tagliatori si sono via via spostati verso pietre più grandi che garantivano loro un maggior reddito a parità di lavoro, perdendo purtroppo la manualità per tagliare le pietre più piccole.

Gli acquisti per ripristinare le scorte hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco che scalda i prezzi ma questo indica anche un marcato ottimismo per il futuro.

Se fosse un fuoco di paglia i commercianti sarebbero felici di aver vuotato il magazzino e certo non avrebbero fretta di acquistare nuova merce!

Il mercato

Mentre il mercato americano cerca pietre di qualità medio bassa, almeno fino ai 2 ct, la Cina impazzisce per le pietre “triplo excellent”, ovvero quelle tagliate meglio.

L’unica azienda che è riuscita ad adeguare rapidamente la produzione è quella dei diamanti sintetici, con rialzi a 2 cifre ma prezzi in forte calo, come era prevedibile per qualsiasi bene industriale offerto a cascata sul mercato. Ne avevo già parlato a maggio e novembre del 2019.

Il mercato, come il covid, procede a ondate: il calo dei prezzi di marzo 2020 ha innescato acquisti speculativi, ma è la domanda a dare il reale impulso ai prezzi.

Che siano pietre piccole o grandi, perfette o di bassa qualità la domanda è esplosa in tutti i settori. Le fabbriche e miniere tuttavia non possono fisicamente farvi fronte nel breve periodo e molte neppure sembrano intenzionate a farlo nel medio.

Pensate al look Hip-Hop che spopola in America. Si vendono catene d’oro con incastonati da 20 a 50 ct. di diamanti a prezzi che variano da 3.000 a 20.000 $: ovviamente la qualità non può che essere molto bassa.

Ma i lotti che DeBeers vende, a prezzi sempre maggiori, contengono anche pietre di maggior qualità che fanno aumentare il prezzo medio che però i grandi marchi non vorrebbero pagare.

Ciliegina finale la chiusura della mitica miniera di Argyle che, oltre ai favolosi diamanti rosa, produceva anche 10.000.000 di ct. all’anno. Erano di bassa qualità ma ora sono richiestissimi e sono spariti dal mercato mentre nessuno può rimpiazzare l’offerta.

Il prezzi nel lungo termine

Questo è il vero punto della questione: il lungo termine. La storia dei diamanti è avventurosa, spesso travagliata ma i numeri non mentono.

Questo semplice grafico racchiude 37 anni di quotazioni Rapaport: indica l’aumento di valore per tre pietre “simbolo” da 1 carato.

La perfezione (D/IF, linea blu), l’alta qualità (F/Vvs2, linea rossa) e una buona qualità commerciale (H/Vs2, linea verde).

Prezzi dal 1985 al 2022

Mentre la perfezione è cresciuta solo del 66%, l’alta qualità ha capitalizzato un aumento del 170% mentre la qualità commerciale ha raggiunto un incredibile +210%.

Mentre state già pensando ai futuri utili che guadagnerete investendo in diamanti voglio farvi notare anche il periodo 2011 – 2019.

Le vicende economiche sono note e anche i diamanti ne hanno pagato lo scotto. A fronte di una sostanziale stabilità per le pietre commerciali quelle eccelse hanno patito un forte calo, non ancora recuperato.

Per questo vi parlo sempre di lungo periodo e di consulenza professionale: non esistono investimenti sicuri, esistono opportunità che, per diventare successi, necessitano della competenza di chi le propone e di orecchie ben aperte di chi le cerca.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Normalità

Normalità – Atto IV

La normalità è una condizione ambita ma non sempre facile da ottenere.

Molti la cercano, chi nella vita quotidiana, chi nel lavoro, tutti la desideriamo come simbolo della fine di questo difficile periodo.

La normalità è percepita come consuetudine, regolarità, ordine.

Naturale quindi cercarla dopo un periodo che di normale ha avuto ben poco.

Per me la normalità, sul lavoro, sarà tornare a parlare di gemme e gioielli più che di finanza ed economia.

Non posso esimermi da valutazioni economico finanziarie, specialmente se si parla di investire in diamanti, ma ho voglia di tornare a quello che mi ha fatto scegliere questo lavoro: la passione per il colore e il design.

Prima però devo ancora soffermarmi sulle dirette conseguenze della pandemia sul mercato dei preziosi perché porteranno molte novità, alcune utili altre meno.

Normalità e innovazione

Nello scorso articolo vi ho parlato di transizione e di come influenzerà il mercato.

Se da un lato è giusto ridurre al minimo l’impatto ambientale delle estrazioni minerarie, dall’altro si cerca di sfruttare il sentimentogreen” per proporre modelli di consumo a volte pericolosi.

L’industria mineraria è molto sensibile all’argomento, anche per i notevoli ritorni d’immagine, e collabora con i governi per risolvere il problema.

Trovo quest’attenzione doverosa e responsabile e potrà portare solo miglioramenti al mercato.

Credo invece che altre scelte ecologiste siano solo uno specchietto per le allodole.

L’esempio perfetto sono i diamanti “lab-grown”, nome orecchiabile per descrivere le pietre sintetiche fatte dall’uomo in laboratorio.

Non ho nulla contro i diamanti “lab-grown”, a patto che siano venduti come tali. Sono invece meno convinto che siano più ecologici dei diamanti naturali.

A parte l’altissimo costo energetico necessario per produrre i diamanti in laboratorio le materie prime necessarie per realizzarli provengono da miniere, esattamente come i diamanti naturali.

Non esiste un solo studio serio e completo in grado di quantificare e confrontare il reale impatto complessivo di questi due prodotti.

La cosa che trovo subdola è far leva sul giusto sentimento ecologista per vendere un oggetto artificiale in base ad una sostenibilità ambientale tutta da dimostrare.

Se cercate dei diamanti “lab-grown” sarò felice di fornirveli ma non come sostituti di quelli naturali.

Sono semplicemente un altro prodotto.

Il nuovo marketing

Per porre l’accento su questa diversità la Diamond Producers Association (DPA) si è trasformata in Natural Diamond Council (NDC), scegliendo David Kellie come amministratore delegato.

Kellie è un mago del marketing, come ha ampiamente dimostrato negli anni creando brand mondiali di successo, particolarmente per gli orologi di lusso, trasformandoli da costosi accessori in oggetti iconici da collezione.

Adesso la sua attenzione è sul diamante naturale per separarne definitivamente l’immagine da quella dei diamanti “lab-grown”.

Contemporaneamente De Beers ha introdotto il “codice di origine” come parte di una completa ristrutturazione volta a raccontare cosa l’azienda sta facendo realmente per l’ambiente.

L’idea è di associare il marchio De Beers, che sarà presente sulle sue pietre, ai concreti interventi fatti dall’azienda sia in campo ecologico che sociale.

È sicuramente un’operazione di marketing ma con risvolti concreti che sembrano reali e meritevoli.

La mia normalità

Questa nuova normalità sarà per me una sfida che richiederà altro studio e molta attenzione.

Dovrò selezionare la parte sana di tutte queste novità per offrirvi un prodotto all’altezza dei nuovi standard senza cadere nei tranelli del marketing.

Anche se vendo lusso, credo che la sostanza debba sempre esserci, così come l’attenzione per il cliente.

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Paolo Genta