Quando si parla di colore, spesso lo si riduce a una questione estetica. Un elemento accessorio, una variabile secondaria, qualcosa che arriva dopo la sostanza.
Eppure, nella pratica, il colore entra molto prima nel processo decisionale. Non come opzione decorativa, ma come segnale.
Il colore non aggiunge semplicemente varietà. Introduce significato. E proprio per questo, genera esitazione.
Non perché renda la scelta più difficile, ma perché la rende più esplicita.
Perché il colore crea attrito
Il colore non è mai neutro. Anche quando è discreto, comunica. Scegliere un colore significa accettare che la decisione sia visibile, leggibile anche da chi osserva dall’esterno.
Molte persone preferiscono il neutro non per convinzione, ma per difesa.
Il neutro riduce l’esposizione, attenua il rischio di giudizio, offre una forma di silenzio decisionale.
Il colore, al contrario, costringe a dichiarare. Non dice se una scelta è giusta o sbagliata, afferma che una scelta è stata fatta.
Quando il colore smette di essere un’opzione
Il colore viene spesso presentato come un’alternativa allo standard. In realtà non lo è. Non nasce per sostituire un riferimento condiviso, ma per esprimere qualcosa che va oltre ai parametri tecnici.
Quando questo accade, pur avendo valutato tutte le opzioni e i numeri, la scelta smette di essere comparativa e diventa interpretativa.
In quel momento il colore cambia funzione. Non serve a distinguere ciò che è migliore, ma ciò che è più coerente.
Il colore come strumento di orientamento
Usare il colore come linguaggio non significa cercare originalità. Significa riconoscere che ogni scelta comunica qualcosa, anche quando non è intenzionale.
Il colore trasforma l’incertezza in un messaggio leggibile. Permette di capire se una decisione rassicura o rappresenta, se protegge o espone.
Ed è spesso in questo passaggio che emerge il vero nodo: non quale colore scegliere, ma che tipo di messaggio si è pronti a sostenere.
Una domanda che resta aperta
Il colore non chiede di essere spiegato, né giustificato. Chiede di essere riconosciuto per quello che è: un linguaggio che affianca la tecnica, senza sostituirla.
Quando il colore smette di essere un’alternativa, smette anche di essere un problema. Resta una domanda aperta, ed è spesso lì che una scelta inizia davvero a prendere forma.
https://coronado.it/wp-content/uploads/2026/01/Hero-Acquamarina-e1769615829260.png10241536Paolo Gentahttps://coronado.it/wp-content/uploads/2015/11/Logo-rosso.pngPaolo Genta2026-01-28 17:09:082026-01-28 17:22:03Il colore non è un’alternativa, è un linguaggio
Ho passato gli ultimiquattromesi nell’attesa di capire da che parte avrebbe tirato il vento della commedia sui dazi.
Non ci sono riuscito perché, come vi raccontavo nello scorso articolo, l’originale metodocomunicativo di Trump ha raggiunto almeno un obbiettivo.
Ha convinto il mondo che, in attesa della nuovapuntata del suo personalissimo show, tutto può andareavanti come prima.
A patto di passare il tempo a immaginare i possibiliscenari della sua prossimasparata.
Non è certo una situazione che giovi a economia e politica ma è quella nella quale viviamo.
Purtroppo la situazionevapresamoltoseriamente perché questa commedia ha risvolti concreti sullavita di molti.
La situazione attuale
A inizioagostosperavamo che, secondo uno dei tanti proclami trumpiani, saremmo arrivati al dunque.
Inutile dire che così non è stato: a fronte di dazi medi al15%sull’acciaio sono arrivati al50% e le esenzioni coprono i beni cheinteressano gli States, non quelli che avremmo voluto tutelare noi.
E continuiamo a raccontarci che è stato un buonaccordo e stiamo trattando per migliorarlo.
In realtà ci siamo fatti spennare…
Che l’Europa non sia la Cina è abbastanza evidente ma la nostra eterna attesa va oltre il ridicolo.
È inutile sottolineare che, perdecenni, abbiamoappaltato molte produzioni in estremooriente e ricerca, sviluppo, altatecnologia e difesaagliStatiUniti.
Quello che è fatto è fatto, l’importante è cosa fare ora.
Cambiarerotta richiederà moltissimotempo oltre a una coesione che nonsappiamo neppure immaginare.
Quale futuro?
IntantoTrump sta già pensando a una nuovatosata sulle regole dell’high tech e stacontinuando a espandere il suo poterecercando di portare sotto il suo controllo la FED.
Continueràfinoa che isuoistessicittadininonsiopporranno.
Perché è così che funziona la democrazia: oltre alle regole e alla separazione dei poteri la variabile più importante sono le persone.
Trumpcontinuerà a fare quello che sta facendo (e tanto altro che vorrebbe fare), sfruttando o ignorando le pieghe della legge, fino a che un numero sufficiente di persone non dirannobasta (obbligandolo a rispettare le leggi).
Il problema è che il presidenteamericano è bravissimo a interpretare e stuzzicare i sogni proibiti del suo elettorato, specialmente quelli che riguardano la follepropensione al consumo, la presunta superioritàamericana rispetto al resto del pianeta e l’ovvia avidità che non guasta mai.
È unteatrino che ho vistomoltevolte, anche nel mio settore, comeperla “saga” delle tormaline Paraiba.
Il caso Paraiba
Scoperte nello statobrasiliano di Paraiba (da cui il nome) sono delle normali tormaline che però contengonorame e manganese.
Questo dona loro una trasparenza e una luminosità uniche ed eccezionali.
Annidopo, in Nigeria, sono state trovatetormaline con le stessecaratteristiche, vendute come “Paraiba” a una frazione del prezzobrasiliano, scatenando un putiferio legale sulla titolarità del nome e sulla presunta superiorità della merce brasiliana.
Era ovvio che i brasiliani si “risentissero”: riuscivano a vendere in monopolio, a 200/500 volte il prezzo delle normali tormaline, una gemma meravigliosa guadagnando cifre importanti mentre i nigeriani, leggermente menoavidi, si accontentavano di guadagnare50/100 volte il prezzo delle tormaline classiche.
Il caso si è sgonfiato (con una sonora sconfitta per il Brasile), quando qualcuno si è accorto che le tormaline Paraibabrasiliane e nigeriane erano chimicamente e fisicamenteidentiche…
Semplicemente arrivavano dallo stessogiacimento di formazione separato dalla deriva dei continenti!
Siccome il fato non difetta di ironia pochi mesi dopo la storica e definitiva sentenza sono state scopertealtre di queste favolose gemme in Mozambico, dall’altra parte dell’Africa ma ormai il monopolio era stato rotto.
Così come gli americani, che consumanosenzafreni e poi si lamentano per la bilanciacommerciale, anche i brasiliani si sono sentitiderubati dai cattivi africani che hanno avuto il coraggio di cercare, trovare, tagliare e vendere (a molto meno) le stesse pietre, spesso anche più grandi e più belle.
Vi ricorda nulla?
Il limite del potere
Presto vedremo altriscontri nei tribunali americani, fino alla Corte Suprema.
Tramite le sentenze su dazi, immigrazione e quant’altro, ci sarà un solo obbiettivo: stabilire il limite del poterepresidenziale.
Come scrivevo ad aprile i dazi hanno minato la fiducia portando il mondo a dubitare, tra l’altro, della solidità del debito americano.
La FED, come organismo indipendente dal governo, ha sempre garantito i titoli che rappresentano questo debito.
Vi immaginate le conseguenze di una FED sotto controllo governativo che cambia i tassi o che acquista titoli del debito secondo le istruzioni della Casa Bianca?
Quale credibilità avrebbe ancora il dollaro come valuta di riserva?
In una situazione così complessa, mutevole e instabile si può solo navigare a vista con tutta la prudenza del caso.
Prudenza che richiede la consulenza di professionisti preparati per ogni settore nel quale si desidera investire, per non prendere la proverbiale “sola” scambiandola per opportunità (che ci sono, sempre).
Se siete curiosi di conoscere le opportunità nel mondo delle gemme preziose dovete solo contattarmi.
Come reagiscono i diamantifancy in questa fase di mercato rispetto ai diamanti bianchi?
I diamanti fancy sono pietre che sirivolgono ad una clientelaparticolare, non solo per disponibilità economica ma anche per visionestrategica. Sono considerati asset di lungo o lunghissimo periodo.
Tra le altre cose sonomolto più rari dei diamanti bianchi. Hanno un coloreipnotico e, negli ultimi decenni, hanno avuto una dinamica dei prezzi decisamente positiva.
Nulla tuttavia è immune al mercato e anche loro, negli ultimi anni, si sono dovuti confrontare con le tante crisi.
Christie’s Perfect Palette
Secondo la Fancy Color Research Foundation (FCRF) nel 2024 sono calati, mediamente, di appena il 2.2%
La causa è stata la flessione del lusso e le incertezze socioeconomiche che ne hanno rallentato la domanda.
Ma anche qui il dato complessivo nasconde realtà diverse.
Mentre i fancy gialli hanno perso anche un 5,6% e i blu hanno perso circa l’1,8%, i rosa hanno limato un marginale 0,8%.
Colore a parte, le pietre più grandi sono calatemeno (se non cresciuteleggermente) mentre quelle più piccole (e abbordabili) hanno persoqualcosa in più, anche se ben lontano dal crollo patito dal bianco.
Per esempio un fancygiallointenso di 5 ct. ha perso solo lo 0,7%rispetto al 5,6% medio dellacategoria dei gialli.
I rosa più belli e grandi sono cresciuti tra lo 0,7% e l’1,4%.
Questo è ciò che è successo lo scorsoanno ma questi beni sono da valutare su un orizzontepiùampio.
L’FCRF ha iniziato a raccogliere i dati nel 2005 e, da allora, i diamantigialli sono cresciuti del 50%, i blu del 244% e i rosa del 394%.
Come si vede la qualità ha pagato piuttosto bene.
Se vi piacciono gli argomenti che tratto iscrivetevi alla mia newsletter: avere tempestivamente le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.
I prezzi dei diamanti hanno avuto, negli ultimi due anni, caliimportanti, tuttavia percapire il quadro complessivo bisogna estendere il campo di analisi almeno fino al2020.
Il Covid è stato lo spartiacque tra un “prima”, che conoscevamo abbastanza bene e che non ci sorprendeva troppo, e un “dopo” nel quale ci siamo scoperti molto vulnerabili.
Il mercato dei diamanti, bianchi in questo caso, ha avuto movimenti che nonsivedevano dagli anni’70 del secolo scorso con gli shock petroliferi e le crisi inflattive.
Analizzando le quotazioni da inizio 2020 fino a oggi notiamo alcuni trendimportanti dei prezzi:
Un grosso rialzo fino a marzo2022
Un naturale (e moderato) storno nei mesisuccessivi
Un calomarcato nel 2023 e 2024
Il tutto favorito dal cambio $/€ che è passato da oltre 1,11 a 1,03/1,04 di oggi.
I prezzi nell’area Euro
Come è noto, un’immagine vale più di tante parole: nel grafico che segue vi indico le variazioni di prezzo dei diamanti, divisi perclassi di peso, tra il 2020 e oggi. È incluso il cambio $/€.
In blu è indicata la variazionecomplessiva, in verde gli aumenti della primafase e in rosso i calidell’ultimobiennio.
La cosa che salta all’occhio è che la concentrazione della ricchezza non è solo un’ipotesi ma unarealtà.
Mentre le pietre tra il mezzocaratoe il carato “abbondante” hanno perso circa il 25% del loro valore, quelle oltre i 2ct. hanno avuto un incremento, che nella fascia oltre i 3 ct. ha superato il 20%.
Per trasparenza e precisione questa è la tabella con le variazioniesatte dai listini Rapaport tra gennaio2020, marzo2022 e gennaio2025.
Variazione % quotazioni per classi di peso (€)
Ct
2020-2022
2022-2025
2020-2025
0,30 – 0,39
4,05%
-16,36%
-13,39%
0,40 – 0,49
4,46%
-16,83%
-13,59%
0,50 – 0,69
5,44%
-24,46%
-20,92%
0,70 – 0,89
3,92%
-23,42%
-21,02%
0,90 – 0,99
7,11%
-23,46%
-18,69%
1,00 – 1,49
8,70%
-26,68%
-21,22%
1,50 – 1,99
22,36%
-18,86%
-1,56%
2,00 – 2,99
24,04%
-14,05%
6,01%
3,00 – 3,99
21,18%
-1,99%
18,78%
4,00 – 4,99
16,72%
5,08%
22,76%
5,00 – 5,99
20,01%
2,67%
23,44%
10,00 – 10,99
17,29%
2,62%
20,53%
La cosa importante da notare è che nonsonocambiati i diamanti offerti, è cambiata la domanda.
Il grosso del mercato, che comprava pietre fino a 0,90 ct., e la famosa classemedia che si spingeva fino al carato e mezzo, hanno dovuto fare i conti con l’inflazione.
Come sappiamo sono stati contisalati che hanno fatto ridurre la domanda di questa tipologia di pietre in modo drastico. Da qui il calo delle quotazioni.
D’altra parte chi è invece riuscito ad incrementare la propria ricchezza, o ne possedeva già una consolidata, ha fatto aumentare la domanda di pietre grandi che, essendo più rare, hanno un’offertarigida.
Da qui la crescita rilevante delle quotazioni.
La situazione per chi usa i dollari
Infine la rivalutazione del dollaro ha favorito, per noi Europei, questi movimenti ma anche se guardiamo il grafico quotato in dollari, pur vedendo valori mediamente più bassi, avremo la stessa tendenza.
Il mercatoamericano ha sempre comprato pietre più appariscenti, quindi la classe “di svolta”, la prima ad aver incrementato il valore, è quella dei 3 ct. mentre pernoi erano i 2 ct.
La musica tuttavia è la stessa: le pietregrandi hanno incrementato i prezzi, e in modo sostanziale.
Ecco i dati grezzi del grafico in dollari:
Variazione % quotazioni per classi di peso ($)
Ct
2020-2022
2022-2025
2020-2025
0,30 – 0,39
3,70%
-28,11%
-24,60%
0,40 – 0,49
4,80%
-27,09%
-24,83%
0,50 – 0,69
5,86%
-33,93%
-30,40%
0,70 – 0,89
3,60%
-31,48%
-27,93%
0,90 – 0,99
7,43%
-32,17%
-27,52%
1,00 – 1,49
8,15%
-35,58%
-28,12%
1,50 – 1,99
21,14%
-27,57%
-9,48%
2,00 – 2,99
23,05%
-22,19%
-2,35%
3,00 – 3,99
20,32%
-11,23%
10,38%
4,00 – 4,99
16,68%
-4,14%
14,67%
5,00 – 5,99
19,30%
-6,62%
15,53%
10,00 – 10,99
15,57%
-6,60%
11,68%
Tuttavia c’è una tipologia di diamanti che nonhasubitoquestodestino. Si tratta dei diamanti “Oversize”.
Sono le pietre di poco inferiori alla cifratonda inferiore di ogniclasse, come le 0,95 – 0,99 ct. rispetto alla classe 1,00 – 1,50 ct. o le 1.45 – 1.49 ct. rispetto alle classe 1,50 e 1,99 ct.
Se volete sapernedipiù su queste pietre leggete il mio articolo.
Brevemente vi rivelo che, anche se sonocalate, hanno perso moltomeno della media, in alcunicasi sono addirittura cresciute.
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https://coronado.it/wp-content/uploads/2025/02/Freccie-su-e-giu-scaled-e1738580087849.jpg400600Paolo Gentahttps://coronado.it/wp-content/uploads/2015/11/Logo-rosso.pngPaolo Genta2025-02-03 14:54:262025-02-03 15:20:34Prezzi dei diamanti: cosa è cambiato.
Quando si parla del rubino spesso lo si considera “solo” un comprimario, insieme a smeraldo e zaffiro, alla corte di SuaMaestàildiamante.
Inrealtà, nel variegato mondo delle pietre preziose, il rubino è un protagonista assoluto.
Non solo per il suo coloreiconico ma per la sua rarità.
Mentre per comprare un diamante, uno zaffiro o uno smeraldoperfettibastano semplicemente moltisoldi, per comprare un rubinoperfetto, oltre ad un budget adeguato, prima lo si deve trovare.
Negli anni 60 e 70 del novecento le fonti principali erano la Thailandia e la Cambogia ma le loro miniere sono praticamenteesaurite. Stessasorte è capitata a quelle in Kenya e in Malawi.
Oggi le maggiori fonti di rubini sono in Birmania e in Mozambico.
Mentre la prima, con una giunta militare al governo e le miniere in esaurimento, fornisce pochissimo materiale, è il Mozambico a doversi sobbarcare praticamente l’interadomanda mondiale.
Domanda che resta alta contro un’offerta fisicamente limitata.
Quanto è raro un rubino?
Geologicamente i rubini vengono rinvenuti in saccheisolate all’interno dei potenzialigiacimenti, è quindi assai difficileprogrammarne la produzione, che risulta molto costosa.
Trovare poi gemme grandi non è facile, le pietre oltre i 3 ct. non sono comuni e le caraturemaggiori sono delle vere rarità.
Quanto costa un rubino?
Si parte dalle centinaia di Euro al carato per arrivare alle decinedimigliaia!
I prezzi poi hanno un andamento esponenziale: una pietra da 10 ct. costa dal 50 al 70% in più rispetto a una da 9 ct.
Nell’ultimoanno i prezzi del grezzo sono cresciuti del 30%, aiutati anche dalla nuova politica di vendita ad astesigillate.
Oggi ci sono solo duesocietàvenditrici, che consorziano anche i piccoli minatori, e preparano lottifissi di pietre che gli acquirenti possono solo scegliere se acquistare o no.
Se da un lato questopermette di avere pietre di ogniqualità e una remunerazione più equa lungo tutta la filiera, dall’altro rendeinevitabilmente più costose le pietrepregiate.
L’investimento
Ecco perché il rubino è il re delle pietre preziose, perché è bello, raro, prezioso e desiderato.
È una gemma che ha tutti gli ingredienti necessari per essere un ottimoinvestimento.
Ovviamente bisogna saper scegliere, tra i molti certificati esistenti, quelli con la migliorreputazione, accettati ovunque.
Guidarvi in questa scelta è una parteimportante del miolavoro. L’altra è fornirvi la gemma più adeguata ai vostridesideri.
Il mercato dei rubini, come quello di tutte le gemme di qualitàelevata, nonsfugge al trenddominante in tutti i mercati: i clientitarget sono le personericche o moltoricche, tramite continui rialzi dei prezzi si punta solo al top.
Capisco la scelta di marketing, manon la condivido.
È certamente la sceltavincenteperpochimarchi con un elevatobranding ma non tutti possono o dovrebbero farla.
Marchi come Cartier, LouisVuitton o Bulgari sono unici ma anche loro, di fianco alle linee esclusive per pochi fortunati, offronoprodottiaccessibili a diversi segmenti di clientela.
Purtroppo in molti (troppi) credono di avere un branding unico ed esclusivo mentre, inrealtà, stanno solo cercando di marginare il piùpossibile a danno del cliente finale.
Avere una clientela molto facoltosa è certamente il sogno di imprenditori e commercianti e non nascondo che piacerebbe anche a me averne qualcuno in più.
Tuttavia ne percepisco anche il rischio: oltre a non essere strutturato, come azienda, per avere solo quel target di clientela, so che basta un cambiamento di moda per portarti dal successo più sfrenato al fallimento in brevissimo tempo.
Fortunatamente il mercato delle gemme di qualità, pur essendo di nicchia, offre anche un’opportunitàunica: è ancora possibile trovaregemme magnifiche, a prezziaccessibili, che vi permettano di investire in un settore che ha visto performance davvero interessanti.
Quale futuro?
Questa è dasempre la domanda più delicata! Sarà sempre e soloilmercato a decretare il successo o il fallimento di un investimento, ma sta a noiscegliere i “cavallimigliori”, basandoci non sulla pancia ma sulle miglioriinformazioni disponibili.
Le informazionioggi ci dicono che
Le gemme di qualità sono semprepiùambite, che siano diamanti colorati, rubini o altro sicercasempre di più ilmeglio.
Il meglioèdisponibile ma ad un prezzosemprepiùelevato.
È ancorapossibiletrovaregemmeaccessibili che un domani ci riserverannogrossesoddisfazioni
Leoccasioni ci sono ma bisognacoglierle, quando quasimairitornano.
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https://coronado.it/wp-content/uploads/2024/11/Rubino-302-ct-e1732533646188.jpg270400Paolo Gentahttps://coronado.it/wp-content/uploads/2015/11/Logo-rosso.pngPaolo Genta2024-11-25 18:40:382024-11-26 08:59:55Il rubino, il re delle gemme
Molti possono essere i motivi che ci portano a voler sapere il valore di un oggetto prezioso:
Il desiderio di assicurarlo.
Una ripartizione tra eredi o tra i figli.
La volontà di venderlo.
Un rimborso dopo un furto in banca.
Cosa si intende per valore
Braccialetto Tennis con diamanti naturali
Lo scoglio più grande è capire cosa si intende per “valore”.
Per il cliente spesso comprende anche il valore affettivo, certamente rilevante e degno di rispetto ma, purtroppo, esclusivamente personale.
Poi c’è la tipica valutazione basata sul “quanto l’ho pagato” e anche questa può essere fuorviante.
Ne parlavo già nel 2017 nell’articolo “Il valore del cliente perfetto” dove affrontavo lo stesso argomento da un diverso punto di vista.
Per capire meglio la differenza tra prezzo e valore basta pensare al prezzo di vendita di un qualunque capo griffato se confrontato con il suo costo di produzione.
Pur considerando una lauta e legittima remunerazione per la filiera spesso il prezzo è molte volte superiore al costo (occasionalmente anche decine di volte).
Il valore del marketing
È successo anche nel mio settore: alcuni anni fa delle procaci ballerine, rese famose da una nota trasmissione satirica di Canale 5, hanno fatto da testimonial ad una nota casa di gioielli in acciaio.
Tutto perfettamente legittimo e molti hanno acquistato questi oggetti pubblicizzati come gioielli.
Anni dopo alcuni si sono rivolti a me per venderli e la delusione è stata grande: a fronte di un prezzo pagato di molte centinaia di euro la perizia spesso non raggiungeva i 50 euro.
Perizia e valutazione sono termini spesso usati in modo improprio da chi vuole sapere il valore dei preziosi.
Facciamo chiarezza
Diamo qualche noiosa definizione tecnica:
La perizia è un processo, dettagliato e complesso, che analizza tutte le componenti di un oggetto prezioso per determinarne, secondo criteri oggettivi, un valore di mercato.
La valutazione invece serve per determinare un prezzo massimo, minimo o anche solo sperato, al quale vendere un oggetto.
Un semplice esempio: un diamante può avere un valore di stima di 10.000 €.
Ma può essere valutato anche 15/20.000 € se si pensa ad un’asta o se lo si vuole comprare in un negozio.
Può anche arrivare a 100.000 € se, per esempio, è un oggetto da collezione appartenuto ad un personaggio famoso!
Perché tutta questa differenza?
È la somma di servizi, utile e tasse, tranne che per gli oggetti da collezione dove vigono regole e follie diverse.
Facciamo un calcolo a ritroso: abbiamo comprato il diamante dei nostri sogni in un negozio a 20.000 € ma, dopo l’acquisto decidiamo di sottoporlo a perizia e scopriamo che il valore è la metà.
Tolta l’iva il prezzo scende a poco meno di 16.400 €, tolte le tasse sull’utile (per comodità sogniamole solo al 50%) restano 13.200 €: 10.000 per il fornitore (e ricomincia il calcolo a ritroso) e 3.200 di utile per l’ultimo venditore.
Cosa ne pensate?
È tanto, poco, giusto?
Per il fisco vuol dire che il venditore ha evaso il 6.800 €: non ridete, dopo esserci passato posso garantirvi che è così e che c’è solo da piangere.
Per il cliente dell’esempio è da ladri: “Io, con i Btp, guadagno il 3-4% lordo in un anno e tu, in 10 minuti, oltre il 30%? Sì, mi è stato detto anche questo.
Sempre per il cliente, ma da venditore dell’oggetto, magari ereditato: “allora se la stima è 10 e in gioielleria si vende a 20 “noi vendiamolo a 19 e siamo a posto”.
In quest’ultimo caso nascono le situazioni più interessanti: Ma “Noi” i “19” come ce li spartiamo?
Li vuoi tu o è previsto anche qualcosa per me che ho “solo” la struttura, l’esperienza e il cliente?
Cito una risposta che mi è stata data: “ma sì dai, facciamo 20 così un millino esce anche per te! E non mi dire che farai veramente la fattura”!
Inutile dire che non ho trattato la vendita, salvo poi rivedere tempo dopo lo stesso oggetto in mano al nuovo proprietario che lo aveva acquistato per 9.500 €.
Soluzione
Prima si deve decidere cosa si vuole fare e poi si può scegliere tra perizia e valutazione.
Per esperienza nel 99% dei casi la perizia è l’unico valore corretto da considerare:
È l’unico accettato dalle assicurazioni, sia in stipula che in rimborso e spesso vale più della fattura di acquisto.
È il valore più sensato per non farsi illusioni sul quanto si può realizzare.
È il giusto valore anche tra eredi e, se usato insieme alla sacra regola che “uno fa le parti e l’altro sceglie”, evita qualunque discussione.
Permette di ripartire equamente i beni tra i figli.
Nel rimanente 1% dei casi aggiungo alla perizia una mia valutazione sull’eventuale surplus realizzabile e in quali condizioni.
Sembra scontato dirlo ma è importante che le perizie siano effettuate prima dell’evento che le richiede!
Perché fare perizie su oggetti che non si hanno fisicamente in mano è difficile, a volte impossibile.
Quindi, anche se ha un costo, è indispensabile far periziare gli oggetti prima dell’eventuale furto per il quale si richiede il rimborso, magari ad una banca che farà di tutto per limitare le perdite.
Sono a vostra disposizione sia per perizie che per valutazioni, e grazie alla rete di collaborazioni costruita negli anni posso curare per voi anche le perizie presso i laboratori più quotati al mondo.
Tutto il percorso inizia sempre nello stesso modo: una vostra telefonata per fissare un appuntamento, magari con un caffè, per parlare della strada migliore per ottimizzare costi e benefici in base alle vostre esigenze.
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https://coronado.it/wp-content/uploads/2024/05/Valore.jpg400600Paolo Gentahttps://coronado.it/wp-content/uploads/2015/11/Logo-rosso.pngPaolo Genta2024-05-07 19:38:022024-05-07 22:26:28Il valore di un oggetto prezioso: come saperlo?
Questa volta i protagonisti sono De Beers e la sua parent company Anglo American.
Negli anni molte volte si è parlato di una possibile vendita di De Beer, da parte di Anglo American.
Le motivazioni sono state le più disparate:
per far cassa
per ristrutturare un settore non più strategico
per non affrontare le cicliche crisi di domanda e offerta del settore dei diamanti
per scappare da un settore definitivamente compromesso dai diamanti sintetici
A rendere ancora più nebulosa la situazione Anglo American ha ricevuto, pochi giorni fa, una curiosa offerta di acquisto: ben 36 miliardi di euro da parte di BHP, un colosso minerario a livello planetario.
L’offerta è stata rifiutata sdegnosamente dichiarando che sottovalutava pesantemente il reale valore di Anglo American.
Questo anche se rappresentava un premio del 31% rispetto all’ultima chiusura di borsa e del 78% rispetto al valore medio degli ultimi 90 giorni.
Che però l’offerta fosse bassa lo si poteva intuire dal balzo del 13% che BHP ha fatto in borsa dopo l’annuncio dell’offerta!
Un balzo che, in termini di capitalizzazione, vale ben 30 miliardi di sterline!
Perché se ne riparla
Le voci per la vendita di De Beer sono tornate recentemente alla ribalta.
Molti si chiedono se il calo dei prezzi del 2023 sia stato solo l’ennesimo ciclo, già visto più volte, oppure se sia il primo segnale di un futuro crollo dovuto all’avvento del sintetico.
Dubbi legittimi, specialmente se si ricorda che a febbraio Anglo American ha svalutato di 1,56 miliardi di dollari il valore contabile di De Beers.
De Beers Exceptional Blue Collection
Questa visione stride con il calibro dei potenziali acquirenti: fondi sovrani e grandi case del lusso.
Mi sembra che queste entità economiche non siano proprio facili da raggirare e che investano solo in settori ampiamente remunerativi.
Basta guardare le performance stellari del gruppo LVMH, giusto per citare il più famoso. Ogni acquisto che ha effettuato si è trasformato in un grande successo.
La mia opinione
A mio modestissimo parere sembra che Anglo American voglia togliersi dai piedi tutti i conflitti aziendali che hanno afflitto De Beers in questi anni. Anche a costo di rinunciare (in cambio di una montagna di soldi) a corposi utili.
Perché in effetti De Beers sta litigando un po’ con tutti.
Litiga con il Botswana per gli accordi minerari, con i Sightholders che lavorano in perdita e con giganti come HB (forse il maggiore grossista di diamanti di Anversa).
Per la cronaca: De Beers è controllata al:
45% da Anglo American
40% da Central Holdings (controllata a sua volta dalla famiglia Oppenheimer, fondatrice nel 1917 di Anglo American)
15% dalla Repubblica del Botswana.
De Beers e il mercato
Comunque, pur in mezzo a tutte queste incognite, De Beers continua a restare fedele alla sua tradizione di regolatore del mercato.
Dopo aver analizzato le condizioni economiche mondiali la sua risposta a guerre, tassi, borse da record e agli elevati stock dei grossisti è stata di ridurre la produzione di 3.000.000 di ct.
Questo vuol dire che nel 2024 estrarrà “solo” tra 26 e 29.000.000 di carati invece dei previsti 29/32.000.000. Si tratterà comunque di un ribasso attorno 10%!
Questa operazione servirà non tanto a evitare cali di prezzo piuttosto permetterà al mercato di riassorbire il surplus generato nei mesi passati.
Pink Jubilee
Scenari futuri: De Beers e non solo
Come sempre non ho la sfera di cristallo. Posso solo basarmi sui segnali di mercato e sulle informazioni disponibili.
Sembra che il mondo del diamante sia sotto attacco su più fronti. Molti pensano addirittura che i topi stiano abbandonando la nave prima del proverbiale naufragio.
Tuttavia mi sembra assurdo dare per spacciato un settore nel quale sono stati investiti decine di miliardi di dollari e che ne vale circa 100 (solo per la parte lusso)!
Le ristrutturazioni aziendali sono sempre esistite, e a volte anche delle grandi aziende muoiono ma quasi mai è il settore a sparire.
Cosa dire, per esempio, del fatto che mentre l’oro è ai suoi massimi storici molte miniere siano in vendita? Chi mai venderebbe una miniera quando il metallo costa oltre 70 €/g? L’oro sta forse per non valere più nulla?
Anche se De Beers dovesse sparire non è affato detto che spariscano i diamanti: le miniere continuano ad esistere e le gemme continuano ad essere desiderate.
Certamente si dovranno valutare le conseguenze sui prezzi ma credo che l’eventuale assenza di un gigante come De Beers porterà a un sano riaggiustamento del mercato, a vantaggio della merce di qualità.
Sarà un caso che da tempo indirizzi i miei clienti verso i diamanti colorati oppure su pietre bianche con sconti importanti?
Mentre i diamanti colorati sono immuni a queste vicende quelli bianchi, se comprati bene, vi permetteranno di attendere l’esito del conflitto senza troppi rischi e senza aver rinunciato ad un’opportunità.
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https://coronado.it/wp-content/uploads/2024/05/De-Beers-e1714729732949.jpg403600Paolo Gentahttps://coronado.it/wp-content/uploads/2015/11/Logo-rosso.pngPaolo Genta2024-05-03 15:13:192024-05-03 15:13:23De Beers in vendita: vero, falso, ma soprattutto perché?
Diamanti e cioccolato sono un’accoppiata inconsueta, tranne quando si incontrano all’interno della stessa famiglia.
Se state leggendo questo articolo è abbastanza evidente quale sia il mio lavoro. Quello che non potete sapere è che mia moglie lavora presso un importatore del “cibo degli Dei”, il cioccolato!
I nostri amici hanno sempre scherzato su questa strana coppia di lavori, tanto che, quando ho aperto la mia azienda, uno dei nomi in ballo era proprio “Diamonds & Chocolate”.
Siccome non opero negli States ma in Italia, dove le regole sul commercio dell’alimentare sono molte e complesse, ho preferito non causare dubbi e optare per Coronado, in omaggio al parco naturale a Sud Est di Tucson dove ho deciso di svolgere questo lavoro.
Il cioccolato però è rimasto sempre nell’aria, solitamente come regalo per i miei clienti, a volte come caso di studio.
E proprio come caso di studio lo userò oggi.
Sul mercato dei derivati la materia prima, il cacao, è arrivato a costare quasi 10.000 $ a tonnellata, ben più del rame.
Se consideriamo che lo scorso anno era già cresciuto del 70% e da gennaio ha guadagnato un altro 135% è facile intuire che natura (pessimi raccolti) e speculazione (che tanto ha fatto lo scorso anno) non sono i soli responsabili.
La cosa incredibile è che questo rialzo sembra auto alimentarsi senza alcuna ragione apparente.
Le vere ragioni di questo rialzo forse sono nascoste nella miscela esplosiva di:
condizioni climatiche (pessime)
funghi e parassiti (in abbondanza e assai dannosi)
speculazione (tanta)
maldestri tentativi di molti operatori di lucrare sulla situazione (avidità)
domanda finale (rinuncereste mai all’uovo a Pasqua?).
Proprio come nella “tempesta perfetta” a volte molte cause si incontrano, nella giusta sequenza e intensità per generare un disastro.
La reazione di una parte del mercato è di rivolgersi ai surrogati per risparmiare sul cacao, un po’ come ha fatto Pietro Ferrero nel 1946 inventando la Nutella: il cacao scarseggiava ed era caro quindi vai di nocciole! Il resto è storia.
Temo che oggi si andrà su ben altri surrogati e che il gusto al quale sono affezionato diventerà, purtroppo, sempre più raro.
Ma cosa centra l’amato cioccolato con i diamanti? Più di quanto ci si possa aspettare, se non altro per le dinamiche.
Se da un lato è vero che i diamanti non si coltivano (almeno quelli naturali) dall’altro tra l’embargo alla Russia (primo produttore mondiale), l’ammodernamento degli impianti estrattivi e l’esaurimento di molte miniere l’offerta si è contratta ai livelli del 2009, con un calo di oltre il 30% rispetto al picco del 2017.
È anche vero che dopo gli aumenti record del biennio 2021/2022 i prezzi hanno ripiegato ma principalmente per i diamanti bianchi.
I diamanti rosa, per esempio, dal 2000 hanno visto crescere le loro quotazioni del 500%.
Courtesy of Sothebys Ct.133.03, Fancy Vivid, Vs2
I diamanti gialli, ormai dati per giunti al capolinea della loro corsa, sono di nuovo sotto i riflettori.
The Cullinan Blue – Ct. 15.10
Dei diamanti blu meglio non parlare: sono saliti su un razzo molti anni fa e sono inavvicinabili, a meno di avere un budget decisamente molto elevato (si parla di centinaia di migliaia di euro, come minimo, per una pietra appena valida).
Nel mercato dei diamanti sembra quindi che le tensioni si esprimano più con una rotazione tra i diversi settori piuttosto che con una fiammata dei prezzi.
Come per il cioccolato anche qui speculazione e scelte sbagliate hanno lasciato il segno: abbagliate dalla fiammata post covid molte aziende sono cresciute troppo, spesso contraendo debiti con le banche.
L’incertezza economica derivata dal costo dell’energia e dai tassi (per tacere del resto) è stata la classica ciliegina: improvvisamente il giocattolo si è rotto e la giostra si è fermata.
O forse no?
La domanda per la gioielleria classica si è ridotta molto mentre quella per le pietre particolari è addirittura cresciuta.
Si parla di una nuova attenzione dei clienti che, pur cercando pietre che possano diventare gioielli gradevoli, sono molto sensibili all’aspetto investimento.
Gli operatori aspettano che l’onda passi ma quelli più attenti individuano le occasioni da cogliere oggi.
Le fasi di mercato non sono una novità, per moltissime ragioni sono connaturate con il comportamento umano. L’importante è non fissarsi ma perseguire i propri obbiettivi con la giusta flessibilità.
Non esistono solo i diamanti bianchi, tagliati a brillante: esistono altri colori e altri tagli, tutti bellissimi.
Un ulteriore vantaggio dei tagli diversi dal rotondo è che hanno un listino a parte, inferiore anche del 40% rispetto a quello per i tagli brillante.
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Non ho maicreduto che i diamantisintetici potessero spodestare le pietre naturali dal podio delle gemme più ambite.
Questo nonvuoldire che non possanoesserepericolose per il mercato.
A guardare i numeri c’è di che avere paura: De Beers nell’ultimo bilancio ha perso1.9 miliardi di dollari di fatturato. Un calo del 29% da 6,6 a 4,7 miliardi.
Questo calo è dovuto sia alla prepotentecrescita del sintetico ma ancheall’avidità di molti intermediari.
Confidando nella costante crescita dei prezzi nel post covid, hanno compratosenzavalutazionistrategiche per trovarsi poi pieni di invenduto a causa dalla crisi inflattiva e dei tassi.
Nel B2B si assiste ad un marcato calo di ordini e prezzi per la produzione nondimarca, dove l’uso dei diamantisintetici permette utilielevatissimi.
Tuttavia i prezzi di produzione del sintetico crollano giornalmente.
Ormai ci stiamo avvicinando alle due cifre al carato.
Calano anche i prezzi al dettaglio: nessuno comprasintetici per il magazzino ma solosulvenduto.
Se da un lato la clientelapiùgiovane, americana in particolare, non ha maipensato ai diamanti in termini di investimento ma solo di apparenza dall’altro molti hanno acquistatosintetici, perché più economici, senzarealizzare che il loro valore sarebbe affondato come il Titanic.
Cosa penseranno i clienti che hanno pagato un solitario sintetico 9.000 $ (contro i 12/15.000 dell’omologo naturale), che oggi lo vedono a 2.500 $ e che presto ne costerà 200?
Reciteranno un meaculpa perché hanno creduto ad una bufala, saranno soddisfatti di aver spesomeno o se la prenderanno con il mercato?
I numeri del mercato
Dalcrollo del Lockdown (20 marzo 2020) almassimo del 4 marzo 2022 i diamantinaturali hanno guadagnato, in media, oltre il 20% per poiperdere quasi il 13% dal picco a oggi.
Tuttavia la media del periodo resta positiva per circa il 7.87%. Ulteriori cali sono possibili ma credo che presto la situazione si stabilizzerà per riprendere il sentiero di crescita.
I diamantisintetici sono usati in massa per gli accessorinell’abbigliamento, come lo sono stati gliSwarovsky anni fa.
Vengono comprati da clienti che, non potendo o volendo affrontare la spesa di una pietra naturale, anche di bassa qualità, preferiscono il più appariscente sintetico.
Infatti le pietre naturali di bassa qualità sono le più colpite in termini di prezzo.
La solidità dei diamanti naturali
Christies Cullinan Dream
Ho recentemente avuto la prova sia della solidità del mercato naturale che del caro prezzo che si paga se ci si affida a intermediari non professionali:
Una pietra, comprata nel lontano 1976 in Israele, certificataTopWesselton / Vvs2 (F/G – Vvs2 secondo lo standard attuale), è risultataaddirittura una E/Vvs2 ed è stata venduta in meno di duesettimane con soddisfazione di tutte le parti.
Di tre pietre, comprate in banca, per circa 12.000 € due sono state vendute per 1.800 € e la terza non supererà i 2000 €. L’unico prezzo valido è quello di mercato.
Diamanti sintetici: quale futuro?
Personalmente non credo che i diamantisinteticisiano una bufala e neppure una rivoluzione.
Semplicemente sono unaltroprodotto, che segue il suociclo di vita.
Ma su questo prodotto si sta speculandotantissimo in nome di un grandeprofitto a brevesenzacurarsi dei danni al mercato del naturale.
Non sembra neppure un cambiamento nelle abitudini di spesa, se non per la fascia di clientela che preferisce comprare una pietra (artificiale) più grande invece che naturale di qualità (e dimensione) inferiore.
In mezzo a questa lotta i diamanti rosa (e i fancy in generale) sembrano insensibili e proseguono sulla loro strada.
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Nel celebre film “Il diavolo veste Prada” una glaciale Meryl Streep, parlando di un servizio di moda, liquidava una collaboratrice con un lapidario “Floreale? Per la primavera? Avanguardia pura!”.
Negli anni è diventata una delle mie battute preferite per sottolineare cose ovvie o banali elevate al rango di idee innovative.
Proviamo ad analizzare una cosa ovvia e vediamo se nasconde informazioni importanti.
Inflazione e tassi oggi
La situazione dei tassi di interesse è sotto gli occhi di tutti (questo è stato il nono rialzo consecutivo) e chi paga un mutuo sa molto bene cosa questo significhi.
Anche se l’inflazione sta rallentando, pochi credono che i prezzi scenderanno grazie alla maggior propensione al risparmio prodotta dai tassi elevati a discapito dei consumi.
Molti in realtà credono che i prezzi resteranno alti.
Se andrà bene smetteranno di crescere o ripiegheranno leggermente ma non torneranno ai livelli precedenti.
Si consumerà certamente meno, semplicemente perché non si hanno risorse infinite e, ad un certo punto, si dice basta e si seleziona.
La reale fonte dell’inflazione
In pochi tuttavia si accorgono che la maggior componente dell’inflazione arriva dal lato dei servizi e non dei prodotti.
Le vacanze hanno dato l’ultima botta ai prezzi, in attesa del classico “autunno rovente”.
In questo contesto apparentemente ovvio ci vengono suggerite molte aspettative, dalle più rosee alle più cupe.
Chi suggerisce improbabili tetti ai prezzi (ovviamente partendo da ottobre, ad aumenti già ben consolidati).
Altri propongono la redistribuzione degli extra profitti (ma non hanno fatto nulla per bloccare gli aumenti insensati e ingiustificati che abbiamo subito da quasi due anni (tre se si considera solo l’energia).
Alcuni infine vedono una forte crescita dell’economia che ci permetterà di affrontare il maggior costo della vita.
La mia interpretazione
Quando non riesco ad individuare il futuro più probabile mi rivolgo al passato, in questo caso ai dati Istat sull’inflazione media negli ultimi 70 anni.
Alla fine degli anni ’60 l’inflazione è passata da un 1.4% – 2.6% a circa un 5% dei primi anni ’70 per poi esplodere al 19.1% nel 1974 e toccare il 21.2% nel 1980.
Fortunatamente oggi la situazione è molto diversa.
Non si parla più di Italia e di Lira ma di Europa e di Euro, tuttavia mi ricordo gli effetti sui beni di investimento (case, oro, diamanti) e sulla borsa di un’inflazione così elevata.
Le case hanno triplicato i prezzi, idem hanno fatto i diamanti, l’oro è addirittura cresciuto di 17 volte, anche se all’epoca si potevano solo comprare monete d’oro e non lingotti.
Questa volta le cose andranno in modo diverso ma non vedere l’opportunità sarebbe un peccato.
Un possibile futuro
Le case hanno un carico fiscale ben diverso da quello degli anni ’80, gli investimenti in oro sono tassati (al 26% sia sul fisico che sul cartaceo), i diamanti continuano a essere esenti ma risentono maggiormente degli umori del mercato.
Ai clienti che vogliono investire nel mio settore suggerisco di acquistare o diamanti bianchi con particolari sconti oppure diamanti colorati, rosa soprattutto.
Comprare bene serve per ammortizzare eventuali cali nelle quotazioni massimizzando le possibilità di rivendita.
Acquistare un diamante colorato significa salire su un treno che, pur avendo quintuplicato i prezzi negli ultimi 15 anni, sembra avere ancora molta voglia di correre.
In questo caso il mio compito professionale è di razionalizzare l’acquisto eliminando la maggior parte possibile dei costi, accorciare la filiera e minimizzare il rapporto rischio-rendimento.
Come in tutti i settori il risultato lo potrà stabilire solo il mercato ma affrontarlo preparati e con le migliori armi è più “saggio”.
Nuovi servizi
Per eliminare un punto debole dell’investimento in diamanti sto trattando con un broker assicurativo per potervi offrire una polizza contro il furto, a prezzi competitivi, per i preziosi custoditi in cassaforte o in cassetta di sicurezza.
Al momento si parla di un capitale assicurabile tra i 5.000 e i 50.000 € ma sto lavorando per offrirvi polizze ad hoc per importi maggiori o per coprire i rischi fuori dalla cassaforte.
Alla classica domanda “Ma adesso dove li tengo?” rispondo sempre “in cassaforte o banca” e, fino ad ora, non potevo suggerire altre soluzioni.
Con la newsletter di agosto spero di darvi maggiori dettagli e costi precisi.
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