Perché oggi scegliere è più difficile (e perché non è un problema)

Capita sempre più spesso di fare fatica a scegliere, anche quando le informazioni non mancano.
Il punto non è decidere più in fretta, ma capire cosa sta chiedendo il contesto.

Pietra preziosa dai riflessi complessi su sfondo chiaro, simbolo della complessità nel processo di scelta e orientamento

Negli ultimi anni si è affermata una sensazione diffusa, che emerge ogni volta che una decisione richiede un’attenzione superiore: scegliere sembra diventato più faticoso.

Non più complicato in senso tecnico, ma più lento, meno lineare, meno immediato di quanto ci si aspetterebbe.

A prima vista può sembrare un’anomalia. Le informazioni disponibili sono aumentate, l’accesso è diventato semplice, le comparazioni sono continue. In teoria, tutto questo dovrebbe rendere le scelte più rapide. E invece accade spesso l’opposto.

Quando le informazioni non aiutano a orientarsi

La percezione più comune è che questa difficoltà sia un limite personale, una mancanza di chiarezza o di competenza.

Come se l’indecisione fosse un difetto da correggere, o un segnale di confusione da eliminare in fretta. Ma guardando come oggi si prendono decisioni, emerge una dinamica diversa.

Quando l’offerta informativa cresce senza una gerarchia condivisa, il problema non è decidere, ma orientarsi. Le informazioni non si sommano in modo ordinato: si sovrappongono, si contraddicono, competono tra loro per attirare attenzione.

Pietra preziosa con struttura interna irregolare che richiama la confusione informativa e la difficoltà di orientarsi

La difficoltà come segnale, non come difetto

In questo scenario, scegliere smette di essere un atto puntuale e diventa un processo esposto a continue interferenze.

La decisione non avviene più in un punto preciso, ma viene costantemente rimandata, riformulata, messa in discussione.

Il punto è che non tutte le informazioni hanno lo stesso peso, né lo stesso timing. Alcune servono subito, altre diventano utili solo in una fase successiva.

Pietra preziosa dalle linee emergenti su sfondo neutro, immagine di un ordine possibile senza una soluzione definitiva

Orientarsi prima di decidere

Orientarsi, in questo contesto, non significa arrivare subito a una conclusione. Significa riconoscere quali informazioni possono aspettare, quali meritano attenzione ora e quali rischiano solo di aumentare la confusione.

A questo punto, la domanda cambia. Non è più “Perché non riesco a capire e faccio fatica a scegliere?”, ma “perché le risposte che trovo sembrano sempre spingere da qualche parte, invece di aiutarmi a capire.”.

Il resto viene dopo. E non è detto che debba arrivare subito.

Se orientarsi da soli diventa difficile, a volte non serve decidere di più, ma guardare il problema con qualcuno che sappia fare ordine.
È un lavoro che faccio spesso, con calma.

Alla Prossima,

Paolo Genta

Il futuro dei preziosi non è più monocromatico — Parte 2

Le pietre di colore stanno sostituendo il diamante nelle scelte più personali. Non per moda, ma per una nuova logica di equilibrio e identità. Il resto lo decide la luce.

Acquamarina, simbolo di una scelta più personale e meno standardizzata nel mondo dei preziosi

Le pietre che stanno guidando la transizione

Tormaline multicolore su sfondo neutro che rappresentano l’inizio della transizione: dal diamante come riferimento unico a nuove identità visive

Quando si parla di colore, non si parla soltanto di una preferenza estetica. Si parla di un linguaggio diverso: più personale, più leggibile, meno mediato.

Alcune pietre stanno trainando questo cambiamento più di altre, non per il valore economico, ma per la loro capacità di creare un rapporto immediato con chi osserva.

Tormalina — l’intenzione che non ha bisogno di spiegazioni

Tra le pietre di colore, la tormalina è quella che più sta sostituendo il diamante come scelta primaria.

Tormalina rossa con riflessi profondi su sfondo neutro, esempio di scelta immediata e leggibile senza bisogno di spiegazioni

Ha un rapporto con la luce profondo, quasi architettonico. Non brilla di più: brilla in un altro modo.

Per chi è alla prima esperienza, la tormalina è rassicurante: non impone, non confonde, non chiede interpretazioni. Mostra una direzione. Fino a un certo punto, è sufficiente.

Opale — il movimento che non può essere imitato

L’opale introduce una qualità che nessun’altra pietra possiede: il cambiamento continuo.

Opale multicolore che mostra variazioni di luce e colore, esempio di bellezza non ripetibile e non standardizzata nelle pietre preziose

Non esistono due opali uguali. Ogni pietra è una piccola variazione sul tema della luce.

In un mercato che tende a standardizzare, l’opale è l’eccezione che spiega la regola: la bellezza non è ripetizione, è differenza.

Si capisce prima con gli occhi che con le parole.

Quarzi — l’equilibrio che parla in modo diretto

Il quarzo porta equilibrio dove serve ordine. Nessun eccesso, nessuna complessità visiva, nessuna drammaticità.

Quarzo citrino su sfondo neutro che rappresenta equilibrio visivo e comunicazione diretta, senza eccessi e senza drammaticità

È la pietra più intuitiva per chi si avvicina per la prima volta al mondo dei preziosi: quello che vedi è già tutto ciò che serve.

Non tutto ciò che brilla comunica; alcuni materiali comunicano proprio perché non brillano troppo.

Acquamarina — la trasparenza che non pretende perfezione

A prima vista sembra una pietra semplice. Poi ci si accorge che la sua forza è proprio questa: non ha bisogno di dimostrare nulla.

Acquamarina attraversata da una luce morbida, simbolo di una scelta calma e trasparente che non cerca perfezione

L’acquamarina introduce una calma che il diamante non può avere. È una luce più morbida, più ampia, più vicina a ciò che si vuole dire quando il messaggio non è un gesto formale, ma un pensiero.

La qualità non ha fretta.

Crisoprasio e agata — il ritorno della materia

Queste due pietre riportano al centro una cosa importante: la materia prima di tutto.

Agata su sfondo neutro che riporta al centro la materia e la presenza naturale della pietra prima di ogni standard

Sono pietre che non devono giustificarsi: sono quello che sono.

Chi le guarda senza pregiudizio scopre che hanno una presenza che molti materiali più nobili non riescono a sostenere.

Alcune scelte chiedono silenzio.

Perché stanno sostituendo il diamante?

Quarzo ametista su sfondo neutro che sintetizza la transizione: legame diretto, identità chiara e bellezza non rigida

Per una ragione che non ha nulla a che vedere con il prezzo, e poco con la moda.

Stanno sostituendo il diamante perché danno alle persone ciò che cercano davvero:

– un legame diretto

– un’identità chiara

– una storia che non deve essere spiegata

– una forma di bellezza non rigida

Il diamante resta un riferimento, ma non governa più il gesto.

Serve solo un po’ di ordine per vederlo.Se vuoi capire quale di queste pietre possa raccontare meglio la persona a cui stai pensando, possiamo valutarla insieme con calma.

Alla prossima,

Paolo Genta

Il futuro dei preziosi non è più monocromatico — Parte 1

Il colore torna protagonista. Una transizione silenziosa che sta sostituendo il diamante come scelta automatica. Vale la pena osservare un attimo questa transizione.

Il rumore del mercato e la chiarezza del colore

Negli ultimi anni il mercato dei preziosi ha prodotto più rumore che orientamento. Prezzi che oscillano, mode che cambiano in poche settimane, narrative che si spostano al ritmo di ciò che è “di tendenza”.

In mezzo a questa instabilità, il diamante ha mantenuto il suo ruolo simbolico, ma non più la stessa centralità percettiva.

Oggi chi si avvicina a un prezioso cerca qualcosa di diverso: un’identità, non un protocollo. E il colore — tormaline, opali, quarzi, acquamarina, crisoprasio, agata e molte altre varietà — sta diventando la risposta più naturale.

Fino a un certo punto, la scelta del diamante era automatica. Ora non lo è più.

Perché il colore sta tornando al centro

Tormalina su sfondo chiaro, simbolo di una transizione silenziosa nel modo di scegliere i preziosi
John Dyer — Secondo Classificato 2025, categoria Innovative faceting, Tormalina ct. 34.43

Non è una moda passeggera e non è una rivoluzione improvvisa. È un riequilibrio.

Le pietre di colore hanno una caratteristica decisiva: mostrano chi sono, senza chiedere interpretazioni.

Una tormalina ben tagliata non compete con il diamante: racconta qualcosa di diverso.

Un opale non cerca simmetria assoluta: cerca movimento.

Un quarzo non cerca perfezione formale: cerca equilibrio.

In un mercato che accelera continuamente, il colore introduce una dinamica diversa: calma e leggibilità.

“In gemmologia si definisce leggibilità la capacità della pietra di mostrare la sua identità a una prima osservazione, indipendentemente dal valore.”

Alcune scelte chiedono silenzio.

Un cambiamento che non ha bisogno di enfasi

Tormalina attraversata dalla luce che mostra come il colore renda immediata la lettura dell’identità della pietra

Il colore sta tornando perché, per molte persone, il diamante non è più l’unica risposta emotiva o simbolica.

Chi deve scegliere un regalo importante — spesso alla prima esperienza — scopre che il colore:

– riduce la distanza tra oggetto e significato

– permette una scelta più personale

– non impone una narrazione predefinita

– valorizza la luce in modo immediato

Vale la pena osservare un attimo: la scelta non nasce dal valore, ma dalla sfumatura.

Il ruolo della luce in questa transizione

Acquamarina su sfondo neutro che rappresenta una scelta consapevole e personale nel mondo dei preziosi di colore

Per anni abbiamo pensato che la perfezione della luce fosse un attributo esclusivo del diamante. Oggi è chiaro che la luce non ha un solo modo di essere letta.

Le pietre di colore hanno un rapporto con la luce meno “matematico” e più interpretativo.

La tormalina gioca sulle profondità.

L’acquamarina lavora su una trasparenza morbida.

L’opale racconta una storia che cambia a ogni movimento.

Non tutto ciò che brilla comunica; il colore, invece, comunica sempre qualcosa.

Una scelta più personale, meno prevedibile

Opale multicolore su sfondo neutro che rappresenta la fine del “monocromatico” e l’emergere del colore come criterio di scelta nei preziosi

Qui la transizione diventa evidente: chi entra in contatto con una pietra di colore non cerca tanto di capire quanto valga, ma che cosa dice.

Il diamante resta un riferimento, ma non governa più il gesto.

Chi deve fare un regalo importante, spesso senza esperienza, trova nel colore una risposta intuitiva. La pietra parla per conto proprio.

Si capisce prima con gli occhi che con le parole.

Dove porta tutto questo?

Quarzo ametista viola su sfondo neutro, esempio di pietra di colore scelta per identità visiva e significato più che per standard unici

Siamo solo all’inizio di un cambiamento ampio. Il mercato lo registra in ritardo, come sempre accade quando la percezione si muove prima dei prezzi.

Ma chi osserva con attenzione lo vede già:

– aumento della domanda di pietre con personalità

– crescita dell’interesse per tagli non convenzionali

– desiderio di unicità senza ostentazione

– scelte più lente, più consapevoli, più personali

Serve solo un po’ di ordine: il colore sta riportando equilibrio dove il mercato aveva aggiunto complessità.

Se vuoi capire quale pietra colorata potrebbe essere la scelta giusta per la persona a cui stai pensando, possiamo valutarla insieme con calma.

Alla prossima,

Paolo Genta

Cosa rende una gemma davvero perfetta?

La perfezione, a volte, arriva in silenzio. È un lampo di ordine dentro un materiale nato nel caos.

E proprio nei giorni degli AGTA Spectrum Awards che questo lampo diventa evidente.

Non serve enfasi: basta osservare.

Ogni pietra premiata quest’anno racconta il percorso di una gemma perfetta

Non solo il viaggio geologico, ma anche quello umano del tagliatore che decide di piegare la luce con una disciplina quasi meditativa.

Ben Kho — Primo Classificato, categoria All other cut gemstones, Kunzite, ct. 35.25

E da questo percorso è semplice capire che la perfezione non è un traguardo, è un gesto.

Si pensa che molte di queste gemme appartengano solo ai collezionisti più esperti

Questo è vero solo fino a un certo punto

In realtà spesso sono le pietre ideali proprio per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo.

Hanno una chiarezza narrativa intuitiva: brillano in un modo che non richiede spiegazioni.

John Dyer — Secondo Classificato 2025, categoria Innovative faceting, Tormalina ct. 34.43

Gli Agta Spectrum Awards: il top per una gemma perfetta

Tra i premiati 2024–2025 emergono alcune storie particolarmente evocative :

• Lo Zaffiro del Montana di John Dyer ha un gioco perfetto di luci e ombre per valorizzare ogni singola sfumatura di colore.

• La Kunzite di Ben Kho ha un taglio che amplifica la brillantezza e rende la pietra più luminosa, catturando la luce in modo unico

• La Tormalina, sempre di John Dyer ha una geometria che ricorda un origami minerale

• La Tanzanite di Rodney Rahmani semplicemente ha due anime in una sola pietra, ordine e movimento. 

Rodney Rahmani, Secondo Classificato 2024, categoria Innovative faceting, Tanzanite ct. 2.33 ct.

Regalare un taglio simile è regalare un racconto compiuto: una forma, una luce, un’intenzione. 

Per un cliente alle prime armi è spesso la porta più naturale: queste pietre non confondono. Guidano. Mostrano la loro identità senza alcuno sforzo.

In un mercato che cambia ogni mese, ciò che resta è il gesto preciso del tagliatore.

Lì si trova la vera continuità. Lì si trova la sicurezza. Nulla di più.

Se vuoi scoprire quali tra questi tagli potrebbero parlare meglio alla persona a cui vuoi regalarli, possiamo valutarli con calma, senza urgenze.

Alla prossima,

Paolo Genta

L’eterna attesa

Ho passato gli ultimi quattro mesi nell’attesa di capire da che parte avrebbe tirato il vento della commedia sui dazi.

Non ci sono riuscito perché, come vi raccontavo nello scorso articolo, l’originale metodo comunicativo di Trump ha raggiunto almeno un obbiettivo.

Ha convinto il mondo che, in attesa della nuova puntata del suo personalissimo show, tutto può andare avanti come prima.

A patto di passare il tempo a immaginare i possibili scenari della sua prossima sparata.

Non è certo una situazione che giovi a economia e politica ma è quella nella quale viviamo.

Purtroppo la situazione va presa molto seriamente perché questa commedia ha risvolti concreti sulla vita di molti.

La situazione attuale

A inizio agosto speravamo che, secondo uno dei tanti proclami trumpiani, saremmo arrivati al dunque.

Inutile dire che così non è stato: a fronte di dazi medi al 15% sull’acciaio sono arrivati al 50% e le esenzioni coprono i beni che interessano gli States, non quelli che avremmo voluto tutelare noi.

E continuiamo a raccontarci che è stato un buon accordo e stiamo trattando per migliorarlo.

In realtà ci siamo fatti spennare…

Che l’Europa non sia la Cina è abbastanza evidente ma la nostra eterna attesa va oltre il ridicolo.

È inutile sottolineare che, per decenni, abbiamo appaltato molte produzioni in estremo oriente e ricerca, sviluppo, alta tecnologia e difesa agli Stati Uniti.

Quello che è fatto è fatto, l’importante è cosa fare ora.

Cambiare rotta richiederà moltissimo tempo oltre a una coesione che non sappiamo neppure immaginare.

Quale futuro?

Intanto Trump sta già pensando a una nuova tosata sulle regole dell’high tech e sta continuando a espandere il suo potere cercando di portare sotto il suo controllo la FED.

Continuerà fino a che i suoi stessi cittadini non si opporranno.

Perché è così che funziona la democrazia: oltre alle regole e alla separazione dei poteri la variabile più importante sono le persone.

Trump continuerà a fare quello che sta facendo (e tanto altro che vorrebbe fare), sfruttando o ignorando le pieghe della legge, fino a che un numero sufficiente di persone non diranno basta (obbligandolo a rispettare le leggi).

Il problema è che il presidente americano è bravissimo a interpretare e stuzzicare i sogni proibiti del suo elettorato, specialmente quelli che riguardano la folle propensione al consumo, la presunta superiorità americana rispetto al resto del pianeta e l’ovvia avidità che non guasta mai.

È un teatrino che ho visto molte volte, anche nel mio settore, come per la “saga” delle tormaline Paraiba.

Il caso Paraiba

Scoperte nello stato brasiliano di Paraiba (da cui il nome) sono delle normali tormaline che però contengono rame e manganese.

Questo dona loro una trasparenza e una luminosità uniche ed eccezionali.

Inutile dire che sono diventate velocemente tra le gemme più desiderate (e care) del mercato.

Anni dopo, in Nigeria, sono state trovate tormaline con le stesse caratteristiche, vendute come “Paraiba” a una frazione del prezzo brasiliano, scatenando un putiferio legale sulla titolarità del nome e sulla presunta superiorità della merce brasiliana.

Era ovvio che i brasiliani si “risentissero”: riuscivano a vendere in monopolio, a 200/500 volte il prezzo delle normali tormaline, una gemma meravigliosa guadagnando cifre importanti mentre i nigeriani, leggermente meno avidi, si accontentavano di guadagnare 50/100 volte il prezzo delle tormaline classiche.

Tormalina Paraiba

Il caso si è sgonfiato (con una sonora sconfitta per il Brasile), quando qualcuno si è accorto che le tormaline Paraiba brasiliane e nigeriane erano chimicamente e fisicamente identiche

Semplicemente arrivavano dallo stesso giacimento di formazione separato dalla deriva dei continenti!

Siccome il fato non difetta di ironia pochi mesi dopo la storica e definitiva sentenza sono state scoperte altre di queste favolose gemme in Mozambico, dall’altra parte dell’Africa ma ormai il monopolio era stato rotto.

Così come gli americani, che consumano senza freni e poi si lamentano per la bilancia commerciale, anche i brasiliani si sono sentiti derubati dai cattivi africani che hanno avuto il coraggio di cercare, trovare, tagliare e vendere (a molto meno) le stesse pietre, spesso anche più grandi e più belle.

Vi ricorda nulla?

Il limite del potere

Presto vedremo altri scontri nei tribunali americani, fino alla Corte Suprema.

Tramite le sentenze su dazi, immigrazione e quant’altro, ci sarà un solo obbiettivo: stabilire il limite del potere presidenziale.

Come scrivevo ad aprile i dazi hanno minato la fiducia portando il mondo a dubitare, tra l’altro, della solidità del debito americano.

La FED, come organismo indipendente dal governo, ha sempre garantito i titoli che rappresentano questo debito.

Vi immaginate le conseguenze di una FED sotto controllo governativo che cambia i tassi o che acquista titoli del debito secondo le istruzioni della Casa Bianca?

Quale credibilità avrebbe ancora il dollaro come valuta di riserva?

In una situazione così complessa, mutevole e instabile si può solo navigare a vista con tutta la prudenza del caso.

Prudenza che richiede la consulenza di professionisti preparati per ogni settore nel quale si desidera investire, per non prendere la proverbiale “sola” scambiandola per opportunità (che ci sono, sempre).

Se siete curiosi di conoscere le opportunità nel mondo delle gemme preziose dovete solo contattarmi.

Alla prossima,

Paolo Genta

Dazi: cosa possiamo imparare

Come ho scritto nel precedente articolo la conseguenza più pericolosa dell’assurda politica americana sui dazi è il danno alla fiducia.

Abbiamo costruito un mondo dove ci siamo abituati a credere quasi a tutto.

Un mondo dove chi urla più forte ha ragione, indipendentemente dal fatto che, magari, stia dicendo enormi sciocchezze.

Tuttavia non ci eravamo accorti che alcune regole restavano scritte dentro di noi a prescindere dagli eventi.

Una di queste riguarda la fiducia, specialmente quando questa ci tocca il portafoglio.

Se ne stanno accorgendo, in modo diverso, moltissime persone in tutto il mondo:

  • Gli americani si stanno rendendo conto che aver insultato i propri creditori con un linguaggio da bullo e aver portato accuse fasulle per giustificare un tentato furto non è stata proprio una mossa geniale.
  • Il resto del mondo sta iniziando a mandare un messaggio “sommesso”. Io alleggerisco le mie posizioni su di te, o ti dai una calmata o vediamo dove vai da solo.

La situazione è certamente molto più complessa ma, per ora, bastano un paio di linee guida.

Gi americani hanno avuto un piccolissimo assaggio di cosa capita quando si gioca con il dazi. Il mercato ha risposto, chiaro e forte, suonando la sveglia.

Le conseguenze

Il dollaro ha infranto quota 1,12 ed è arrivato a 1,14, perdendo oltre il 10% da inizio anno. I tassi sul debito stanno crescendo, invece di calare come sperava Trump.

Ciliegina finale il geniale presidente imprenditore si è accorto che, se non toglieva i dazi sull’elettronica, avrebbe ottenuto:

  • una gravissima carenza di prodotti
  • un impulso inflattivo “sgradevole”
  • probabilmente avrebbe rivissuto un nuovo assalto a Capitol Hill e non con l’esito che sperava 4 anni fa.

Ovviamente non si è smentito e ha fatto passare quest’ennesimo voltafaccia per una gentile concessione verso la Cina, per di più temporanea.

Dazi

Vogliamo poi notare che siamo anni luce oltre la turbativa dei mercati?

Non conosco un termine (usabile in società) per definire quello che sta facendo Trump.

La cosa più civile che posso scrivere è che, con il suo comportamento, ha rotto il giocattolo lasciando le conseguenze agli altri.

Cosa imparare dai dazi

In attesa della candidatura al Nobel per l’economia per il Presidente americano mi sono accorto che questa situazione ne rispecchia un’altra che mi tocca, professionalmente, molto più da vicino.

Anche se il mondo dei diamanti e dei preziosi in generale è strettamente correlato con l’andamento economico (ne parlavo nel mio articolo di febbrario) questo non basta a spiegare il calo dei prezzi e dei volumi avvenuto negli ultimi due anni e mezzo.

L’ho realizzato pienamente analizzando la reazione dei mercati alle mosse di Trump.

Ebbene i dazi del mio settore sono stati i diamanti sintetici.

Nello specifico è stata la folle idea di farli passare come sostituti economici dei diamanti naturali.

Quelli che lo hanno proposto hanno letteralmente segato il ramo su cui stavano seduti.

I sintetici esistono da un oltre un secolo. Già due millenni fa si parlava di come trattare le pietre per simularne altre ma mai si era provato a venderle come sostitute, eticamente migliori e indistinguibili, delle pietre naturali.

Rubini, zaffiri e quarzi sintetici sono diventati utilissimi per la tecnologia moderna e non hanno minimamente intaccato il mercato delle pietre naturali.

Per i diamanti sintetici (senza i quali non esisterebbero molti prodotti d’avanguardia) invece qualche genio ha pensato di fare il colpaccio vendendoli come la panacea a tutti i mali, presunti, delle pietre naturali.

In realtà si era accorto che il sintetico costava pochissimo ed era rivendibile con margini enormi. Peccato che questa, a mio parere, si chiami truffa!

Un copione già visto

Ed ecco perché, oltre a tutte le naturali reazioni a quanto è successo (e sta succedendo) nel mondo si percepisce una nuova nota: lo scetticismo.

I clienti si sono giustamente sentiti presi in giro e hanno messo in dubbio tutto il settore.

Esattamente come quando le banche hanno provato a vendere i diamanti al 250% del loro valore.

I clienti se la sono presa non (solo) con le banche ma con i diamanti, così come oggi non se la prendono solo con i venditori disonesti ma mettono in discussione il prodotto.

Questo offre un’altra spiegazione ai grafici sui prezzi dei diamanti naturali.

Le pietre più grandi non hanno risentito di questa crisi, sia perché i loro acquirenti non erano interessati ai sintetici, sia perché, essendo più informati e attenti li hanno riconosciuti subito per quello che erano: una bufala.

Anche se già molto tempo fa avvertivo del rischio  di acquistare sintetici, adesso mi resta il difficilissimo compito di recuperare la fiducia di chi ha creduto a questi venditori di fumo.

Alla prossima,

Paolo Genta

Dazi: tutti a bordo del Titanic!

Sui dazi abbiamo letto le notizie più disparate. Ho volutamente atteso qualche giorno, prima di scrivere la mia opinione, per valutare meglio la situazione.

Abbiamo assistito tutti al patetico balletto di affermazioni, smentite e minacce del Presidente americano.

Alla fine ha trovato un modo creativo” per dire che il mondo è cattivo e che lui deve difendere l’America.

Per prima cosa stabiliamo alcuni fatti. Certamente esistono dei dazi: alcuni reciproci, altri protezionistici e alcuni per sterilizzare illeciti aiuti di stato.

Riguardavano però una piccola percentuale del commercio mondiale.

La minaccia

Il Presidente Trump ha riscoperto un vecchio (e sconsigliato) modo per calcolarli, degno dell’equivalente economico dei “Darwin Awards”.

Ha rapportato import ed export con una certa nazione (o gruppo di nazioni) e, visto che gli Usa sistematicamente consumano molto più di quanto esportano, ha chiamato il deficit commerciale “dazio” che, imposto ai creditori, servirà a ripagare il debito.

In numeri: importa per 100, esporta per 60 quindi (100 – 60) / 100 = 40% di dazio che quei ladri degli stranieri gli hanno fatto pagare.

Visto che lui è più bravo gli impone un “dazio” solo del 20% e tutti sono contenti.

Sembra folle ma i conti li ha fatti proprio così, e pazienza se sta affossando il commercio mondiale e insultando i suoi creditori.

I rischi

Già, perché l’aspetto delicato non è la guerra commerciale, ma il fatto di entrare in conflitto con chi detiene il 25% dei suoi debiti e che può decidere di scaricarli facendogli molto ma molto male.

Vi consiglio una fonte autorevole come il Sole 24 Ore per capire meglio il rischio che, grazie a Trump, grava sugli States.

In estrema sintesi: del debito Usa detenuto all’estero (oltre 8.500 miliardi di $ sui 36.218 complessivi) l’Europa ne possiede il 20%, quanto Cina e Giappone messi insieme.

Si parla di 1.700 miliardi di dollari, non proprio bruscolini.

Negli ultimi 3 giorni il mercato obbligazionario ha visto salire i tassi di 60 punti base, mentre Trump spinge per un taglio dei tassi!

È un allarmante segno di sfiducia verso il debito americano. Un debito che a breve dovrà rifinanziare circa 6.400 miliardi di titoli in scadenza e che non sembra più così appetibile.

Le conseguenze

Un altro esempio dell’autolesionismo di questi dazi: gli Usa non producono (internamente) un solo pc, notebook o smartphone. Sono prodotti o assemblati tutti all’estero.

Fino al 2 aprile il costo di produzione di un iphone era di circa 550 $, oggi è di 850 $: un aumento del 54%. Chi lo paga?

O Apple riduce i profitti (e, oltre a crollare in borsa, licenzia) o alza i prezzi generando un’inflazione folle che richiederà tassi più alti (non certo più bassi) rendendo il debito pubblico ancora più pesante.

Ed Apple è solo una delle aziende colpite, varrà anche per le altre.

Il sistema economico che abbiamo creato è fortemente interconnesso, quasi nessuno può proclamare l’autarchia senza pesanti ripercussioni.

Gli americani sono drogati di acquisti: appena hanno un dollaro in tasca lo spendono, se non ne hanno finanziano gli acquisti con le carte di credito, per garantirle accendono una seconda ipoteca sulla casa (o una terza!).

Il loro deficit commerciale con il resto del mondo non deriva dai dazi ma è il risultato della bilancia commerciale di un bulimico.

Non credo che dei contro dazi speculari siano la giusta soluzione, finiremmo per darci la zappa sui piedi, esattamente come stanno facendo gli americani adesso.

Se fossimo davvero uniti la risposta sarebbe relativamente semplice: o togli questi dazi assurdi o iniziamo a tassare le tue aziende (Meta, Amazon, Google) esattamente come le altre, senza accordi privilegiati.

Purtroppo ci sono nazioni come Irlanda, Paesi Bassi (ed altre) che prosperano su regimi fiscali estremamente accomodanti e sono sempre pronte a “remare contro”.

L’impatto sui preziosi

Ma veniamo al mio settore: si credeva che i dazi avrebbero riguardato solo” gli scambi tra India e Stati Uniti ma poi sono stati proclamati i dazi universali!

Quindi anche le esportazioni di diamanti, gioielli e pietre preziose sono state colpite, ovviamente con aliquote diverse per ogni paese in base all’estro di Trump.

L’india, maggior produttore mondiale di diamanti tagliati, ha spostato presso le sue filiali americane circa il 10% delle scorte.

GIA ha bloccato la certificazione delle pietre estere presso i suoi laboratori sul suolo americano, reindirizzandole presso i suoi numerosi laboratori sparsi nel mondo, visto che i clienti si sono rifiutati di pagare un dazio sul valore della pietra per una semplice certificazione.

Rapaport ha invitato i suoi iscritti a trasferire quanti più preziosi possibile negli States perché “in America varranno di più”.

A inizio giugno ci sarà il JCK a Las Vegas, un evento molto importante per il settore.

Sarà interessante vedere quanti decideranno di portarvi le loro gemme e quanti vorranno comprarle viste le condizioni tariffarie tutt’altro che chiare.

Risultato? Il mercato si è inchiodato come al lockdown del 2020. E così resterà fino a che non si farà chiarezza.

Se volete un’indicazione di cosa succederà all’inflazione americana eccola: in una settimana i prezzi dei diamanti, presenti sul suolo americano, è salito del 2,5%.

Tutti gli operatori, non avendo margini di manovra sugli utili, scaricheranno gli aumenti sui consumatori finali.

E noi? Cosa facciamo?

Questo per gli Stati Uniti. E per il resto del mondo? Le cose sono decisamente più tranquille.

Da un lato si aspetta per vedere che strada prenderanno i dazi e le gemme non vendute in America, dall’altro le relazioni commerciali sono solide e non è più necessario recarsi in America per fare acquisti.

I prezzi sono stabili e si cerca di trasformare questa follia in una nuova opportunità.

Non credo che i dazi possano durare a lungo, certo non in questa forma, ma dureranno a lungo le conseguenze della sfiducia creata.

Non dimentichiamoci che, in teoria, Usa e occidente erano amici e alleati: io non mi comporterei mai così con un amico o con un partner commerciale.

Esistono svariati modi migliori per risolvere eventuali problemi o per trattare nuove condizioni, se li conosco io mi aspetto che un Capo di Stato li conosca molto meglio e che non si comporti come un bullo in una rissa da bar.

Alla prossima,

Paolo Genta

Il rubino, il re delle gemme

Quando si parla del rubino spesso lo si considera “solo” un comprimario, insieme a smeraldo e zaffiro, alla corte di Sua Maestà il diamante.

In realtà, nel variegato mondo delle pietre preziose, il rubino è un protagonista assoluto.

Non solo per il suo colore iconico ma per la sua rarità.

Mentre per comprare un diamante, uno zaffiro o uno smeraldo perfetti bastano semplicemente molti soldi, per comprare un rubino perfetto, oltre ad un budget adeguato, prima lo si deve trovare.

Negli anni 60 e 70 del novecento le fonti principali erano la Thailandia e la Cambogia ma le loro miniere sono praticamente esaurite. Stessa sorte è capitata a quelle in Kenya e in Malawi.

Oggi le maggiori fonti di rubini sono in Birmania e in Mozambico.

Mentre la prima, con una giunta militare al governo e le miniere in esaurimento, fornisce pochissimo materiale, è il Mozambico a doversi sobbarcare praticamente l’intera domanda mondiale.

Domanda che resta alta contro un’offerta fisicamente limitata.

Quanto è raro un rubino?

rubino

Geologicamente i rubini vengono rinvenuti in sacche isolate all’interno dei potenziali giacimenti, è quindi assai difficile programmarne la produzione, che risulta molto costosa.

Trovare poi gemme grandi non è facile, le pietre oltre i 3 ct. non sono comuni e le carature maggiori sono delle vere rarità.

Quanto costa un rubino?

Si parte dalle centinaia di Euro al carato per arrivare alle decine di migliaia!

I prezzi poi hanno un andamento esponenziale: una pietra da 10 ct. costa dal 50 al 70% in più rispetto a una da 9 ct.

Nell’ultimo anno i prezzi del grezzo sono cresciuti del 30%, aiutati anche dalla nuova politica di vendita ad aste sigillate.

Oggi ci sono solo due società venditrici, che consorziano anche i piccoli minatori, e preparano lotti fissi di pietre che gli acquirenti possono solo scegliere se acquistare o no.

Se da un lato questo permette di avere pietre di ogni qualità e una remunerazione più equa lungo tutta la filiera, dall’altro rende inevitabilmente più costose le pietre pregiate.

L’investimento

Ecco perché il rubino è il re delle pietre preziose, perché è bello, raro, prezioso e desiderato.

È una gemma che ha tutti gli ingredienti necessari per essere un ottimo investimento.

Ovviamente bisogna saper scegliere, tra i molti certificati esistenti, quelli con la miglior reputazione, accettati ovunque.

Guidarvi in questa scelta è una parte importante del mio lavoro. L’altra è fornirvi la gemma più adeguata ai vostri desideri.

Il mercato dei rubini, come quello di tutte le gemme di qualità elevata, non sfugge al trend dominante in tutti i mercati: i clienti target sono le persone ricche o molto ricche, tramite continui rialzi dei prezzi si punta solo al top.

Capisco la scelta di marketing, ma non la condivido.

È certamente la scelta vincente per pochi marchi con un elevato branding ma non tutti possono o dovrebbero farla.

Rubino

Marchi come Cartier, Louis Vuitton o Bulgari sono unici ma anche loro, di fianco alle linee esclusive per pochi fortunati, offrono prodotti accessibili a diversi segmenti di clientela.

Purtroppo in molti (troppi) credono di avere un branding unico ed esclusivo mentre, in realtà, stanno solo cercando di marginare il più possibile a danno del cliente finale.

Avere una clientela molto facoltosa è certamente il sogno di imprenditori e commercianti e non nascondo che piacerebbe anche a me averne qualcuno in più.

Tuttavia ne percepisco anche il rischio: oltre a non essere strutturato, come azienda, per avere solo quel target di clientela, so che basta un cambiamento di moda per portarti dal successo più sfrenato al fallimento in brevissimo tempo.

Fortunatamente il mercato delle gemme di qualità, pur essendo di nicchia, offre anche un’opportunità unica: è ancora possibile trovare gemme magnifiche, a prezzi accessibili, che vi permettano di investire in un settore che ha visto performance davvero interessanti.

Quale futuro?

Questa è da sempre la domanda più delicata! Sarà sempre e solo il mercato a decretare il successo o il fallimento di un investimento, ma sta a noi scegliere i “cavalli migliori”, basandoci non sulla pancia ma sulle migliori informazioni disponibili.

Le informazioni oggi ci dicono che

  • Le gemme di qualità sono sempre più ambite, che siano diamanti colorati, rubini o altro si cerca sempre di più il meglio.
  • Il meglio è disponibile ma ad un prezzo sempre più elevato.
  • È ancora possibile trovare gemme accessibili che un domani ci riserveranno grosse soddisfazioni
  • Le occasioni ci sono ma bisogna coglierle, quando quasi mai ritornano.

Se vi piacciono gli argomenti che tratto iscrivetevi alla mia newsletter: avere tempestivamente le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

P.s.: volete saperne di più sui rialzi del mercato e sulle performance di questi investimenti? Allora vi suggerisco di leggere due miei articoli di gennaio 2024 e gennaio 2021: “Cicli di mercato, opportunità e bolle” e “Tutti i colori del diamante

Alla prossima,

Paolo Genta

Sanzioni 3.0: capitolo finale?

Le sanzioni occidentali contro i diamanti russi finalmente potrebbero ottenere un effetto combinato.

Ma non contro la Federazione Russa, bensì contro chi le ha imposte.

Potrebbero affossare l’industria dei diamanti in occidente causando, in contemporanea, un consistente aumento dei prezzi.

Dopo una prima fase poco più che simbolica si è passati  a sanzioni draconiane (per le pietre oltre il carato).

Montagne di documentazione, dubbi sul tipo di controlli richiesti e scarica barile tramite autocertificazioni hanno creato non pochi ingorghi sul mercato.

Le novità

In sintesi, dal primo gennaio 2024 è richiesta la prova fisica che i diamanti venduti non siano di provenienza russa. Tuttavia non è stato specificato in modo univoco come provarne l’origine.

Nel tempo necessario per capirlo si sono intasati i laboratori, è rallentata moltissimo la filiera e sono state firmate montagne di documenti per attestare, sotto la propria responsabilità penale, che i diamanti non fossero russi.

Tuttavia i profitti di Alrosa (l’azienda che produce i diamanti russi) nel 2023 sono addirittura cresciuti!

Questo non solo perché, grazie alla triangolazione su Dubai, i diamanti arrivano ancora in occidente ma soprattutto perché il G7 rappresenta meno del 10% della popolazione mondiale.

Cina e india, da sole, ne rappresentano oltre il 35% e questo la dice lunga sul peso che abbiamo sullo scacchiere mondiale.

Dal primo settembre, le sanzioni si applicheranno a tutte le pietre oltre il mezzo carato.

Questo sarà un evento molto importante perché riguarderà praticamente la totalità del mercato finale.

Le conseguenze

Verranno al pettine i problemi riguardo le analisi fisiche per garantire la provenienza e la quantità di carta da produrre crescerà ulteriormente.

Temo che la carta servirà solo per scaricare le responsabilità lungo la catena di approvvigionamento.

Naturalmente i costi saranno rilevanti e i prezzi ne rifletteranno gli aumenti.

Tutti, dagli analisti agli addetti ai lavori e al mercato stesso, se li aspettano in consistente crescita.

Questo potrebbe essere il detonatore che spaccherà il mercato: uno, di fascia alta, che si rivolgerà solo alle pietre naturali e uno di fascia bassa, che ripiegherà sulle pietre sintetiche.

Photo courtesy: Christie’s – The art of De Grisogono

I gioielli sono prodotti di lusso e i clienti che li vogliono pretendono sostenibilità, trasparenza ed etica: questo sarà un rischio ma anche un’opportunità.

Inutile nascondersi dietro ad un dito, siamo alla vigilia di un cambiamento radicale che aumenterà ancora la differenza tra le classi sociali.

I costi cresceranno e l’aumento sarà scaricato sui prezzi poiché negli ultimi due anni l’industria ha già assorbito molti rincari e oggi i margini di manovra si sono esauriti.

Questo purtroppo renderà i diamanti naturali meno accessibili per molti.

Ci saranno diamanti controllatissimi, praticamente con il pedigree, ma riservati ha chi potrà pagarne il prezzo e diamanti sintetici che, pur non avendo valore intrinseco, daranno l’illusione di avere un gioiello unico.

Alternative e soluzioni

Personalmente mi baso sulla ciclicità del mercato.

Se da un lato mi fa sorridere che ci siano voluti due anni e mezzo per imporre sanzioni che danneggiano più il mercato che l’economia russa, dall’altro so che esistono meravigliose pietre, diverse e anche più emozionanti dei diamanti, che non sono coinvolte in tutte queste vicende.

Ne ho parlato qualche tempo fa, se volete rifarvi gli occhi con le meravigliose alternative disponibili seguite i link:

Tanzanite
Tanzanite: il colore del sogno
Tsavorite garnet
Tsavorite: il tesoro perfetto di un romanzo di avventura
Padparadscha 28.04 Christies's 11_2017
Zaffiro Padparadscha

Smeraldo Maximilian
Verde smeraldo

Se invece siete innamorati esclusivamente dei diamanti non resta che acquistarli prima di settembre oppure accettare i nuovi prezzi.

Anche se costosa resta poi valida la scelta di puntare sui diamanti colorati.

In ogni caso ricordiamoci che anche se la guerra in Ucraina prima o poi finirà (e speriamo per il “prima”) ben difficilmente i prezzi faranno marcia indietro.

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Alla prossima,

Paolo Genta

Il valore di un oggetto prezioso: come saperlo?

Molti possono essere i motivi che ci portano a voler sapere il valore di un oggetto prezioso:

  • Il desiderio di assicurarlo.
  • Una ripartizione tra eredi o tra i figli.
  • La volontà di venderlo.
  • Un rimborso dopo un furto in banca.

Cosa si intende per valore

Valore
Braccialetto Tennis con diamanti naturali

Lo scoglio più grande è capire cosa si intende per “valore”.

Per il cliente spesso comprende anche il valore affettivo, certamente rilevante e degno di rispetto ma, purtroppo, esclusivamente personale.

Poi c’è la tipica valutazione basata sul “quanto l’ho pagato” e anche questa può essere fuorviante.

Ne parlavo già nel 2017 nell’articolo “Il valore del cliente perfetto” dove affrontavo lo stesso argomento da un diverso punto di vista.

Per capire meglio la differenza tra prezzo e valore basta pensare al prezzo di vendita di un qualunque capo griffato se confrontato con il suo costo di produzione.

Pur considerando una lauta e legittima remunerazione per la filiera spesso il prezzo è molte volte superiore al costo (occasionalmente anche decine di volte).

Il valore del marketing

È successo anche nel mio settore: alcuni anni fa delle procaci ballerine, rese famose da una nota trasmissione satirica di Canale 5, hanno fatto da testimonial ad una nota casa di gioielli in acciaio.

Tutto perfettamente legittimo e molti hanno acquistato questi oggetti pubblicizzati come gioielli.

Anni dopo alcuni si sono rivolti a me per venderli e la delusione è stata grande: a fronte di un prezzo pagato di molte centinaia di euro la perizia spesso non raggiungeva i 50 euro.

Perizia e valutazione sono termini spesso usati in modo improprio da chi vuole sapere il valore dei preziosi.

Facciamo chiarezza

Diamo qualche noiosa definizione tecnica:

  • La perizia è un processo, dettagliato e complesso, che analizza tutte le componenti di un oggetto prezioso per determinarne, secondo criteri oggettivi, un valore di mercato.
  • La valutazione invece serve per determinare un prezzo massimo, minimo o anche solo sperato, al quale vendere un oggetto.

Un semplice esempio: un diamante può avere un valore di stima di 10.000 €.

Ma può essere valutato anche 15/20.000 € se si pensa ad un’asta o se lo si vuole comprare in un negozio.

Può anche arrivare a 100.000 € se, per esempio, è un oggetto da collezione appartenuto ad un personaggio famoso!

Perché tutta questa differenza?

È la somma di servizi, utile e tasse, tranne che per gli oggetti da collezione dove vigono regole e follie diverse.

Facciamo un calcolo a ritroso: abbiamo comprato il diamante dei nostri sogni in un negozio a 20.000 € ma, dopo l’acquisto decidiamo di sottoporlo a perizia e scopriamo che il valore è la metà.

Tolta l’iva il prezzo scende a poco meno di 16.400 €, tolte le tasse sull’utile (per comodità sogniamole solo al 50%) restano 13.200 €: 10.000 per il fornitore (e ricomincia il calcolo a ritroso) e 3.200 di utile per l’ultimo venditore.

Cosa ne pensate?

È tanto, poco, giusto?

  • Per il fisco vuol dire che il venditore ha evaso il 6.800 €: non ridete, dopo esserci passato posso garantirvi che è così e che c’è solo da piangere.
  • Per il cliente dell’esempio è da ladri: “Io, con i Btp, guadagno il 3-4% lordo in un anno e tu, in 10 minuti, oltre il 30%? Sì, mi è stato detto anche questo.
  • Sempre per il cliente, ma da venditore dell’oggetto, magari ereditato: “allora se la stima è 10 e in gioielleria si vende a 20 “noi vendiamolo a 19 e siamo a posto”.

In quest’ultimo caso nascono le situazioni più interessanti: Ma “Noi” i “19” come ce li spartiamo?

Li vuoi tu o è previsto anche qualcosa per me che ho “solo” la struttura, l’esperienza e il cliente?

Cito una risposta che mi è stata data: “ma sì dai, facciamo 20 così un millino esce anche per te! E non mi dire che farai veramente la fattura”!

Inutile dire che non ho trattato la vendita, salvo poi rivedere tempo dopo lo stesso oggetto in mano al nuovo proprietario che lo aveva acquistato per 9.500 €.

Soluzione

Prima si deve decidere cosa si vuole fare e poi si può scegliere tra perizia e valutazione.

Per esperienza nel 99% dei casi la perizia è l’unico valore corretto da considerare:

  • È l’unico accettato dalle assicurazioni, sia in stipula che in rimborso e spesso vale più della fattura di acquisto.
  • È il valore più sensato per non farsi illusioni sul quanto si può realizzare.
  • È il giusto valore anche tra eredi e, se usato insieme alla sacra regola che “uno fa le parti e l’altro sceglie”, evita qualunque discussione.
  • Permette di ripartire equamente i beni tra i figli.

Nel rimanente 1% dei casi aggiungo alla perizia una mia valutazione sull’eventuale surplus realizzabile e in quali condizioni.

Sembra scontato dirlo ma è importante che le perizie siano effettuate prima dell’evento che le richiede!

Perché fare perizie su oggetti che non si hanno fisicamente in mano è difficile, a volte impossibile.

Quindi, anche se ha un costo, è indispensabile far periziare gli oggetti prima dell’eventuale furto per il quale si richiede il rimborso, magari ad una banca che farà di tutto per limitare le perdite.

Sono a vostra disposizione sia per perizie che per valutazioni, e grazie alla rete di collaborazioni costruita negli anni posso curare per voi anche le perizie presso i laboratori più quotati al mondo.

Tutto il percorso inizia sempre nello stesso modo: una vostra telefonata per fissare un appuntamento, magari con un caffè, per parlare della strada migliore per ottimizzare costi e benefici in base alle vostre esigenze.

Se vi piacciono gli argomenti che tratto iscrivetevi alla mia newsletter: avere le giuste informazioni potrebbe esservi molto utile.

Alla prossima,

Paolo Genta